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cartomanzia è da molti considerata la principale
forma di divinazione. Secondo alcuni studiosi
della materia, per comprendere i segni del futuro
codificati nella complessa simbologia delle carte,
sono necessarie doti di telepatia, chiaroveggenza
e precognizione. Questi segni riguardano essenzialmente
la realizzazione o meno di particolari eventi
e le varie possibilità di scelta che si
presentano alla persona che consulta il cartomante,
e che quindi ha modo di decidere come cambiare
il corso del destino. Le prime carte usate a scopo
divinatorio sono state senza ombra di dubbio i
Naim, diffusi in tutta la Mesopotamia, la cui
eredità è giunta fino a noi con
i 4 semi fondamentali: cuori, quadri, fiori, picche.
Nel Medioevo, a causa delle persecuzioni operate
dalla Chiesa nei confronti di chi prevedeva il
futuro, si svilupparono diverse forme di divinazione
attraverso le carte. Fra queste le più
diffuse a livello popolare furono quelle definite
"La Vera Sibilla". La popolarità
dei tarocchi seguì all'invenzione e diffusione
della stampa, e conobbe un momento di grande splendore
tra la fine del Trecento e la prima metà
del Quattrocento, per poi proseguire nel Rinascimento
(ricordiamo che le carte ufficialmente erano usate
solo per giocare, ma in realtà servivano
anche per la divinazione). Nel periodo della caccia
alle streghe chiunque si fosse dedicato a leggere
il futuro, o anche se soltanto sospettato di questo
tipo di attività, veniva accusato o finiva
tra le maglie dell'inquisizione. Così,
fino al XVIII secolo, i tarocchi caddero in disuso,
ma nel 1781 Court de Gebelin, un pastore della
Chiesa Riformata, scrisse un libro, intitolato
Mondo Primitivo, nel quale asseriva con forza
che i tarocchi provenivano dall'Antico Egitto
ed erano la summa di tutte le nozioni più
importanti del pensiero di quel Paese. Un suo
seguace, un parrucchiere di nome Alliette che
si faceva chiamare Etteilla, autodefinitosi Grande
Sacerdote della Cartomanzia, proclamò che
le carte in questione erano nientemeno che il
Libro di Thot, il più antico libro del
mondo, considerato una sorta di compendio di tutto
il pensiero umano. Altro personaggio favorevole
all'origine egizia dei Tarocchi fu Christian,
il quale sostenne, nella sua Storia della Magia,
che nella piramide di Menfi vi fossero alcune
gallerie sulle quali erano dipinte le lame dei
tarocchi, cosa peraltro non confermata dagli archeologi.
L'esoterista Papus, fondatore di un ordine massonico,
collegò invece i tarocchi alla Cabala,
sostenendo che tutto l'universo è espressione
di Dio e si esprime attraverso simboli. In ogni
mazzo di tarocchi si pone una netta divisione
fra 22 figure ricchissime di simboli, definite
Arcani maggiori e che rappresenterebbero le cause,
e i 56 Arcani minori che rappresentano gli effetti,
divisi in quattro semi: spade, coppe, denari,
bastoni, ognuno dei quali ha quattordici carte
che vanno dall'1 al 10 più quattro figure
(fante, cavaliere, re, regina).
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