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I
GEMELLI IDENTICI |
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Una
mente sola per due corpi
All'età di sei anni Jim Lewis seppe
che in giro per il mondo aveva un fratello
gemello identico a lui. La mamma, una
ragazza madre, li aveva dati in adozione
subito dopo il parto, nell'agosto del
1939. Jim era stato adottato da una coppia
di nome Lewis a Lima, nell'Ohio; il fratello,
dalla famiglia Springer di Dayton, sempre
nell'Ohio. Singolarmente, tutti e due
erano stati chiamati Jim dai genitori
adottivi. Nel 1979, all'età di
trentanove anni, Jim aveva deciso di mettersi
sulle tracce del fratello gemello. Il
tribunale dei minori che si era occupato
del caso aveva collaborato in modo decisivo
e così dopo sole sei |
settimane
Jim Lewis bussava alla porta di casa di Jim Springer
a Dayton.
Nel momento in cui si erano stretti la mano si
erano sentiti così uniti e vicini che sembrava
non fossero mai stati divisi. E quando presero
a raccontarsi le loro vite venne fuori una serie
di coincidenze a dir poco strabilianti. Tanto
per incominciare, avevano gli stessi problemi
di salute. Ambedue si mangiavano le unghie con
accanimento e soffrivano di insonnia. Tutti e
due per un certo periodo a diciotto anni avevano
incominciato a soffrire di emicrania, fastidio
che li aveva lasciati nello stesso periodo. Ambedue
avevano problemi di cuore e di emorroidi. Avevano
lo stesso peso, ma avevano messo su qualche chilo
di troppo nello stesso anno, per poi riuscire
a smaltirli nello stesso periodo. Tutto questo
sembra indicare che la programmazione genetica
è qualcosa di assai più preciso
e complicato di quanto si immagini. Ma la sommatoria
delle coincidenze andava ben oltre gli aspetti
genetici. Tutti e due si erano sposati con donne
di nome Linda, erano separati, e risposati in
seconde nozze con compagne di nome Betty. Avevano
chiamato i figli James Allan e avevano un cane
di nome Toy. Ambedue avevano avuto esperienze
lavorative come assistente dello sceriffo, benzinaio
e addetto in un locale McDonald. Tutti e due trascorrevano
le vacanze estive sulla stessa spiaggia della
Florida; fumavano la stessa marca di sigarette
e avevano attrezzato la cantina per eseguire lavori
di riparazione e costruzione di piccoli mobili...
I due erano affascinati l'uno dall'altro, non
soltanto a causa di tutte quelle incredibili identità,
ma anche perché l'affinità si sviluppava
pure sul piano mentale. Quando uno iniziava a
dire qualcosa l'altro finiva la frase con le stesse
parole che avrebbe usato il primo. Il loro ritrovarsi
divenne oggetto di grande interesse presso i mass
media e i due fratelli erano comparsi come ospiti
d'onore a molti popolari show. Uno psicologo del
Minnesota, di nome Tom Bouchard, venne così
coinvolto dalla loro storia da riuscire a persuadere
l'università a stanziare fondi per una
ricerca scientifica sul mistero dei fratelli gemelli.
La prima operazione era stata quella di mettersi
alla caccia di coppie di gemelli che il destino
aveva separato in tenera età e che da allora
non si erano mai più incontrati. Nel primo
anno di ricerca Bouchard e il suo team riuscirono
a scovare trentaquattro coppie di gemelli. E anche
in questi casi vennero fuori le coincidenze più
incredibili, tali da non poter essere in alcun
modo spiegate a livello scientifico. Due gemelle
inglesi, incontratesi quando ormai erano donne
sulla trentina, si erano sposate nello stesso
giorno a un'ora di distanza l'una dall'altra.
Altre due, avevano tenuto un diario per un solo
anno, il 1962, e lo avevano chiuso nello stesso
giorno. Tutte e due da piccole suonavano il piano,
ma avevano smesso nello stesso momento; andavano
ambedue pazze per la bigiotteria. Al pari di questa,
tutte le altre ricerche successive sui gemelli
separati hanno sempre rivelato coincidenze impressionanti.
I gemelli identici, come si sa, sono quelli che
nascono dalla scissione dello stesso ovulo. I
loro geni sono pertanto identici, il che significa
possedere occhi, orecchie, labbra e persino impronte
digitali perfettamente eguali. Il termine scientifico
per indicarli è monozigoti, o MZ per brevità;
mentre quelli nati da due ovuli differenti sono
detti dizigoti, o DZ. L'alto grado di complementarietà
e identificazione si riscontra soprattutto presso
il primo gruppo, dove le somiglianze sono a volte
indistinguibili. Per esempio, due coppie formate
da gemelli divisi avevano figli maschi che si
chiamavano rispettivamente Richard Andrew e Andrew
Richard. Ambedue usavano lo stesso profumo, lasciavano
la porta della camera da letto socchiusa, collezionavano
giocattoli di pezza e avevano gatti che si chiamavano
Tigre. Il test di intelligenza rivelò valori
assolutamente identici. Barbara Herbert e Daphne
Doodship erano le sorelle gemelle di una ragazza
madre di origine finlandese. Alla nascita erano
state adottate da due diverse famiglie. Le due
madri adottive erano morte in modo prematuro quando
loro erano ancora piccole. Tutte e due all'età
di quindici anni erano cadute dalle scale e si
erano rotte un'anca, avevano incontrato l'uomo
che sarebbe diventato il loro marito a una festa
da ballo quando avevano diciassette anni e si
erano sposate a venti. Ambedue avevano avuto degli
aborti e per tutte e due la sequenza naturale
dei figli sarebbe stata di due maschi seguiti
da una femmina. Il quadro sanitario era identico.
Un soffio al cuore e la tiroide un po' ingrossata.
Tutte e due leggevano la stessa rivista femminile
ed amavano la stessa scrittrice di romanzi rosa.
La prima volta in cui si erano ritrovate si erano
presentate all'appuntamento con la stessa tinta
dei capelli, un colore castano chiaro con dei
riflessi ramati, erano vestite con un abito color
crema, una giacca di velluto scura e una sottoveste
bianca.
Nel 1979 Jeanette Hamilton e Irene Read scoprirono
contemporaneamente di avere una sorella gemella
e contemporaneamente si misero alla ricerca l'una
dell'altra. Ritrovatesi, scoprirono che tutte
e due soffrivano di claustrofobia e di timor panico
per l'acqua, tanto che quando erano in spiaggia
erano solite sedersi voltando le spalle al mare.
Ad ambedue non piaceva la montagna, soffrivano
di un dolore reumatico che pativa il tempo umido
nello stesso punto di una gamba; da giovani avevano
guidato gruppi di scout e per un certo periodo
avevano lavorato per la stessa ditta di cosmetici.
Un'altra coppia di gemelli identici, questa volta
di sesso maschile, studiata da Bouchard era vissuta
in ambienti così diversi da non presentare
neppure un punto in comune. Oscar Stohr e Jack
Yufe erano nati a Trinidad nel 1933. Immediatamente
i genitori si erano separati e ciascuno se n'era
andato per la propria strada prendendosi un bambino.
Oscar era approdato in Germania ed era diventato
un affiliato al movimento filo nazista; mentre
Jack era stato allevato con un'educazione ebreo
ortodossa. Si incontrarono per la prima volta
nel 1979 all'aeroporto, per scoprire che ambedue
portavano un paio di occhiali dalle lenti squadrate,
una canottiera blu e basette identiche. Una comparazione
più dettagliata evidenziò molte
altre coincidenze significative nel loro modo
di vivere. Ambedue erano soliti tirare l'acqua
del gabinetto prima e dopo l’uso, portavano
delle fasce elasticizzate ai polsi e amavano pranzare
da soli al ristorante per poter leggere il giornale
indisturbati. La cadenza del loro modo di parlare
era identica, anche se uno parlava solo tedesco
e l'altro inglese. Avevano la stessa andatura
e lo stesso modo di stare seduti; lo stesso senso
dello humour: per esempio, starnutire apposta
con grande fragore mentre erano in ascensore con
altre persone, per ridere sotto i baffi alle diverse
reazioni. Ovviamente è molto difficile,
per non dire impossibile, riuscire a spiegare
queste "coincidenze" senza pensare immediatamente
a una qualche forma di telepatia - che è
una sorta di collegamento invisibile fra i due
gemelli - capace di funzionare alla perfezione
anche a grande distanza. Non per niente, Jung,
a cui dobbiamo l'invenzione del neologismo "'sincronicità"
per significare una "coincidenza significativa'',
accettava volentieri l'ipotesi telepatica, tanto
è vero che nelle sue molte biografie aneddoti
di questo tipo vengono fuori numerosi. Eppure
anche la più potente forma di telepatia
non riesce a dare ragione di come due sorelle
lontane possano incontrare il rispettivo marito
nello stesso giorno e in circostanze simili oppure
lavorino a chilometri di distanza per la stessa
casa di cosmetici. In questi casi, anche le coincidenze
significative sembra debbano lasciare il passo
a qualcosa di ancora più forte, come, per
esempio, l'idea di "destino individuale"
o ciò che il professor Joad ebbe una volta
a definire come «l'impenetrabile singolarità
del tempo». Ammesso che certe persone abbiano
veramente la capacità di prevedere il futuro,
sia in stato di veglia che di sonno, ciò
significa che in qualche modo a noi ignoto tutto
è già "programmato", come
un film che già è stato girato.
Se, dunque, la vita di un uomo è qualcosa
di programmato, allora a maggior ragione quella
di due fratelli gemelli identici - specie se monozigoti
- potrebbe benissimo seguire tracce di coincidenze
esistenziali...
Molti altri casi analoghi hanno dimostrato l'esistenza
certa della telepatia. Nel 1980 due gemelle identiche
si presentarono presso il tribunale di New York.
Il loro comportamento era uno spettacolo straordinario,
che non mancò di suscitare un grande interesse
nei mass media. Facevano gli stessi gesti nello
stesso istante, portavano la mano alla bocca contemporaneamente
e così via. Le due sorelle Chaplin, Preda
e Creta, erano venute a trovarsi in dibattimento
per un motivo davvero strano: una storia che le
accomunava con un certo Ken Iveson, un camionista
vicino di casa che avevano perseguitato per oltre
quindici anni. Le due avevano uno strano modo
di mostrargli il loro amore, continuando a ingiuriarlo
e a picchiarlo con le borsette. Quando la faccenda
aveva superato ogni limite, l'uomo non ce l'aveva
più fatta e si era rivolto al tribunale
per ottenere giustizia. La pubblicità sollevata
dal caso rinfocolò l'attenzione sulle ricerche
sui gemelli. L'ossessione che le due donne mostravano
nei confronti del signor Iveson venne riconosciuta
come una erotomania, una condizione nella quale
il paziente si abbandona a sentimenti di melanconia
e tristezza a causa di un'affezione amorosa. Esami
clinici rivelarono che le gemelle erano subnormali,
anche se questa deficienza si era manifestata
soltanto negli ultimi tempi. A scuola erano lente,
ma non somare, e gli insegnanti le descrivevano
come attente, compite e tranquille. Per il giudice
che ebbe a sentenziare, tutto questo era colpa
della madre adottiva. «È evidente
che la madre non ha mai consentito loro di vivere
come due entità separate e distinte».
Si vestivano sempre allo stesso modo e non avevano
amici. Nei gemelli, soprattutto in quelli monozigoti,
è fortissimo l'impulso detto dell'immagine
speculare". (Il che significa che se uno
è mancino, l'altro è destro; se
uno pettina i capelli verso sinistra, l'altro
lo fa verso destra e via dicendo). Se uno dei
due porta un bracciale al polso sinistro, l'altro
lo porta al destro. Ad un certo punto della vita
le due gemelle Chaplin avevano deciso di lasciare
la casa dove erano cresciute, senza che né
la madre né, tanto meno, loro stesse, sapessero
perché. A trentasette anni erano ancora
nubili e senza lavoro. Vivevano nella stanza di
un residence. Preparavano da mangiare insieme,
tenendo tutte e due il manico della pentola, vestite
da casa nello stesso modo. Se, per caso, gli abiti
identici che indossavano avevano però bottoni
di diverso colore, li distribuivano in modo tale
che anche quel particolare fosse identico per
tutti e due i vestiti. Nel caso di due paia di
guanti diversi, li spaiavano per indossarne alla
fine un paio identico; se le saponette che il
residence forniva non erano uguali, le spezzavano
in due. Ad un giornalista che le intervistava
dissero che loro due avevano una sola testa, perché
erano una persona sola. Una sapeva dire esattamente
che cosa stava passando nella mente dell'altra.
Il loro "comportamento simultaneo" dimostrava
l'esistenza di una forte componente telepatica.
A volte litigavano. Dopo essersi colpite con le
identiche borsette, si tenevano il broncio per
ore. Ma, al di là di tutto questo, ciò
che emergeva su ogni cosa era il fatto che vivevano
escludendo il mondo esterno, rintanate in un loro
universo intimo e privato dove esistevano solo
loro due.
Due gemelle californiane, Grace e Virginia Kennedy,
avevano messo a punto un linguaggio segreto che
consentiva loro di capirsi al volo. Avevano incominciato
a usarlo da piccolissime, sin da quando avevano
meno di due anni. Nel J977, all'età di
sette anni, un logopedista di San Diego si era
interessato ai loro linguaggio segreto, scoprendo
che in parte consisteva di parole completamente
inventate come, per esempio, "nunukid"
e "pulana" - e in parte in una mistura
di parole in tedesco e inglese storpiate (i genitori
provenivano infatti da questi paesi). Fra loro
si chiamavano Poto e Cabenga e quando parlavano
la loro lingua occulta lo facevano con straordinaria
fluidità. Ovviamente la vita le costringeva
a parlare l'inglese, ma non fecero mai a meno
dell'idioma di loro invenzione, che rifiutarono
sempre di spiegare, forse anche perché
non erano in grado di farlo.
Uno dei casi più singolari in cui sono
coinvolti due gemelli identici è questo:
Michael e John, conosciuti molto semplicemente
come "i gemelli", erano cresciuti in
istituti governativi sin da quando avevano sette
anni (nel 1947). Erano stati diagnosticati autistici,
psicotici e gravemente ritardati. Tuttavia possedevano
un'abilità eccezionale: la capacità
di dire all'istante in quale giorno della settimana
cadeva una determinata data, sia nel passato che
nel futuro. Se, per esempio, qualcuno chiedeva
loro che giorno era stato, che so, il 2 giugno
del 55 d.C., in un attimo arrivava la risposta:
«mercoledì» e non c'era tema
che sbagliassero. Erano, secondo Sachs, come due
oggetti animati esattamente identici, stessa faccia,
stesso comportamento, stessa personalità,
stesso cervello malato. Portavano occhiali così
spessi da non lasciare quasi scorgere gli occhi.
Riuscivano a ripetere a memoria, dopo averli ascoltati
una sola volta, elenchi di numeri incredibili,
a volte fino a trecento. Non erano però
dei ''calcolatori prodigio", capaci, come
a volte capita di trovare, di moltiplicare mentalmente
grandi numeri fra loro o di estrarre la radice
quadrata da numeri di venti cifre. Tuttavia, un
giorno davanti a una scatola di fiammiferi improvvisamente
rovesciatasi, ambedue simultaneamente avevano
bisbigliato «111», numero che, naturalmente,
si era rivelato corretto. Un giorno Sachs li aveva
trovati seduti in un angolo, il viso illuminato
da un sorriso di soddisfazione, intenti a trascrivere
numeri di sei cifre. Sachs ne aveva annotati alcuni
e una volta a casa, consultato un libro di tavole
matematiche, aveva scoperto trattarsi tutti di
numeri primi, vale a dire quei numeri che non
possono essere divisi per nessun altro numero
se non per uno e per se stessi. Ora, la cosa incredibile
consiste nel fatto che per poter riconoscere un
numero primo come tale, l'unico modo per farlo
è provare a dividerlo per tutti i numeri
inferiori che lo precedono, mettendo in atto un
processo matematico lunghissimo nel caso di numeri
a molte cifre. Dunque i due gemelli riuscivano
a riconoscere i numeri primi senza sforzo apparente.
Il giorno dopo Sachs era nuovamente andato a trovarli
e si era seduto nella loro cameretta. All'improvviso
aveva interrotto i loro giochi e aveva mostrato
un numero primo formato da otto cifre (ovviamente
preso dal testo di matematica consultato). Dopo
un brevissimo istante di attenzione, i due gemelli
avevano sorriso all'unisono, quindi in men che
non si dica gli avevano sciorinato davanti agli
occhi un numero di nove cifre. Sachs allora era
passato al contrattacco con un altro da dieci.
Di nuovo, lasciato trascorrere un momento di esitazione,
John gliene aveva proposto uno da venti cifre,
che Sachs non aveva potuto controllare, dal momento
che il suo testo arrivava solo fino a numeri primi
composti da dieci cifre, ma era sicuro che non
si sbagliavano. Un'ora dopo erano ancora intenti
a scoprire numeri primi da venti cifre. Che cosa
era successo nella testa dei gemelli nei brevissimi
istanti in cui erano rimasti perplessi quando
Sachs aveva mostrato loro il numero primo di otto
cifre? L'unica cosa che si può immaginare
è che si siano sforzati di vedere, vale
a dire di osservarlo sotto qualche forma, diciamo
così simmetrica, in fine di verificare
se avesse le proprietà del numero primo.
Alcune persone dicono di visualizzare i numeri
in modi singolari. Il 9 o il 16, per esempio,
lo vedono come una serie di punti disposti nel
primo caso a tre per tre su tre linee parallele
e nel secondo a quattro per quattro su quattro
linee. Forse i gemelli riuscivano a compiere questa
operazione istantanea su vasta scala. Questo ci
offre un importante spunto di riflessione. Sappiamo
che i due emisferi del nostro cervello presiedono
a funzioni differenti. Il sinistro può
essere definito scientifico, il destro artistico.
Il primo concerne la logica e il linguaggio, il
secondo l'intuizione e l'interiorità. Il
sinistro vede il mondo con un occhio ristretto,
una visione che potremmo definire "del verme";
il destro allargato, nel tipo di visione che possiamo
definire "dell'uccello". Nella nostra
attuale civiltà è la visione del
sinistro a prevalere. È qui che risiede
il mio senso di identità, così che
quando uso la parola "io", so per certo
che a parlare è il lobo sinistro. Nella
maggior parte degli uomini le potenzialità
del lobo destro - come, per esempio, la capacità
di distinguere le forme - è limitata, soverchiata
da quella del lobo sinistro. Nel caso dei gemelli
in questione è invece chiaro il contrario:
l’attività della parte sinistra è
limitata, mentre le potenzialità della
destra si sono sviluppate in ragione di centinaia
di volte rispetto al resto di noi. Una delle lezioni
che sicuramente lo studio dei gemelli identici
ci impartisce, sta nel riconoscere che la continua,
instancabile attività del lobo sinistro
tipica della nostra civiltà, ha quasi totalmente
bloccato la manifestazione dei poteri, chiamiamoli
"naturali" della parte destra e la capacità
di osservare il mondo con l'occhio di "un
uccello", ossia con un telescopio invece
che col microscopio, come siamo soliti fare. E
casi eccezionali come quello ricordato dei gemelli
Jim - in cui le stesse cose accadute a uno sono
accadute anche all'altro, pur non essendosi mai
incontrati e pur trovandosi a chilometri di distanza
- sembrano ricordarci l'esistenza di leggi e codici
preposti a sovrintendere agli accadimenti della
vita di cui né scienziati né filosofi
hanno anche solo lontanamente immaginato o previsto
l'esistenza.
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