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Sono
invalse fra noi molte idee false sulla morte.
Su tre di tali idee errate io voglio attirare
la vostra attenzione.
1. Consideriamo prima quell'idea,
universalmente accettata, che la morte sia la
fine di tutto. Idea generalmente condivisa dai
materialisti. Ma la morte è la porta della
vita, perché conduce l'uomo da uno stadio
a un altro. Cosa che sembrano affermare quasi
tutte le religioni.
2. Un'altra idea falsa riguardo
alla morte è che questa produca un cambiamento
radicale nell'essere umano. La verità e
che l'uomo morendo non si trasforma più
di quanto si potrebbe trasformare passando da
una camera a un'altra. Se possedeva in vita un'intelligenza
elevata, se pensava e agiva rettamente, continuerà
a pensare e agire rettamente. Se in vita era ignorante,
la morte non gli fornirà nozioni più
vaste e resterà l'ignorante che era sulla
terra. Così, se i suoi desideri erano bassi,
la morte li lascerà tali. Non c'è
una trasformazione della natura, ma una specie
di passaggio da uno stato a un altro.
3. La terza concezione falsa
è che ci sia assolutamente impossibile
sapere qualcosa su ciò che avviene dopo
la morte. Idea moderna, perché gli antichi
pensavano di essere in grado di saperlo. La moderna
tecnica ci ha fatto credere che gli antichi fossero
dei primitivi, pieni di superstizione. Ma non
è così.
Per comprendere il discorso è opportuno
accennare alla costituzione dell'essere, secondo
il pensiero della tradizione. L'uomo non possiede
solo un'anima e un corpo, una dentro l'altro.
Al contrario, l'anima vera (o lo spinto dell'uomo)
ha parecchi veicoli in cui può abitare
sotto condizioni diverse. Anche san Paolo parla
di quattro elementi nell'uomo: lo spirito, l'anima,
il corpo fisico o corpo naturale e il corpo spirituale.
L'uomo perde, quando muore, il solo corpo fisico,
quello che è il nostro involucro attuale,
ma conserva il corpo spirituale, cioè uno
spirito e un corpo di un'altra specie e può
vivere in questo nuovo corpo come prima viveva
in quello fisico. Questo corpo spirituale però
non è qualcosa di nuovo che l'uomo riveste
al momento della morte, ma qualcosa che faceva
parte integrante del suo essere durante la vita
terrena. Solo che, essendo composto di una materia
più sottile di quanto possano percepire
i nostri sensi fisici, l'uomo normale non ha generalmente
coscienza di possederlo. Che cosa è allora
il corpo sottile? Durante la vita il corpo sottile
serve come veicolo all'espressione delle emozioni,
delle passioni e dei desideri dell'uomo. L'uomo
che ha sviluppato la visione di ciò che
noi chiamiamo il piano astrale, l'uomo capace
di percepire questo corpo sottile dei suoi simili,
vede che tutte le emozioni o le passioni provate
da una persona provocano vibrazioni intense nella
materia di questo corpo sottile. Ora, la persistenza
di questo corpo sottile dopo la morte, dipende
unicamente dal genere di emozioni e di sentimenti
in cui l'uomo si è abbandonato durante
la vita. Se egli si è lasciato dominare
dalle basse emozioni avrà nel corpo sottile
materia grossolana. Nella vita che succede alla
sua morte, quest'uomo si troverà trattenuto,
per un tempo considerevole, dalle emozioni della
sua natura brutale e dalla necessità di
disfarsi del suo corpo grossolano. Dopo la morte
del corpo fisico, anche il corpo sottile comincia
a disgregarsi gradatamente. Questo corpo e tutte
le emozioni di cui è veicolo devono essere
interamente disgregati prima che l'uomo passi
a regioni più elevate. Se le passioni sono
ancora molto forti, esse manterranno per molto
tempo questa materia sottile e vivente in stato
di vibrazione intensa. L'età in cui un
uomo muore è un fattore importante. Un
uomo che muore nel fiore dell'età avrà
probabilmente tutte le passioni, tutte le sue
emozioni, in uno stato di vitalità assai
più intense che non un uomo attempato.
Pertanto, la sua dimora su quel piano, nel mondo
sottile di cui si parla, sarà più
lunga di quella di un vecchio semplicemente perché
quest'ultimo si sarà disfatto, in gran
parte, delle passioni inferiori. Solo quando l'uomo
si è liberato da questo corpo sottile,
può entrare in uno stato più elevato.
Gli stati che seguono la morte sono unicamente,
e in modo assoluto, il risultato della vita dell'uomo.
Egli soffrirà certamente se avrà
ceduto a tutti i suoi desideri e se sarà
morto con molti desideri insoddisfatti. Ma la
sofferenza non gli sarà data come punizione,
essa sarà semplicemente il risultato delle
sue azioni. Se sarà stato malvagio, egli
sarà obbligato a purificarsi tra terribili
sofferenze. Invece, chi si è comportato
bene, dominando la propria natura inferiore, quando
morirà, trovandosi nel suo corpo sottile,
avrà in sé pochissimi elementi capaci
di rimetterlo nello stato di chi ha desideri.
Egli, avendoli già eliminati, sarà
pronto a passare, purificato e dopo un tempo assai
breve, in condizioni più elevate. Ora accennerò
allo stato più elevato che segue quella
che si può definire la seconda morte. Questo
stato non è una ricompensa per azioni buone,
come lo stato precedente non era una punizione
per azioni malvagie. L'uomo libero dalle passioni
e dai desideri è pronto a passare a quello
stato più elevato che molte religioni chiamano
cielo. Egli non passa però in un dato luogo
dello spazio, ma si trova in speciali condizioni
di esistenza, in uno speciale stato di coscienza,
stato che è in realtà il piano dei
suoi pensieri: nel mondo del pensiero. Il pensiero
è una cosa reale e non scompare appena
emesso, l'uomo si circonda di una specie di guscio,
di un'atmosfera dei suoi pensieri. Questo ammasso
di pensieri perdura evidentemente con lui dopo
la morte. Nella maggior parte di noi, molti pensieri
sono strettamente in rapporto con le nostre emozioni,
le nostre passioni. Tutti questi si disperdono
e cessano di produrre i loro risultati già
nel primo periodo che segue la morte. Ma anche
i pensieri più elevati sopravvivono e costituiscono
un involucro che dovrà a sua volta disintegrarsi.
È difficilissimo definire che cosa sia
il mondo mentale. Immaginate un mondo dove i pensieri
sono cose, dove essi hanno una realtà oggettiva.
Giunto a questo punto l'uomo conserva solo la
parte elevata dei suoi pensieri, essendosi il
resto consumato nello stadio precedente. L'uomo
vive così in mezzo a quanto vi è
di più elevato nei pensieri che ebbe durante
la vita fisica e che ora sono tutta la sua vita.
In quella condizione l'uomo ha come ambiente quanto
vi è di meglio nella vita che ha passato
sulla terra. È in realtà il compiersi,
nella sfera mentale, di tutte le aspirazioni che
egli ha avuto nella vita fisica, senza averle
potute vedere effettuate. Ci siamo pertanto liberati
dall'idea spaventevole della dannazione eterna.
Inoltre, ci siamo liberati dall'idea della punizione
o della ricompensa. La morte è assolutamente
diversa da ciò che avete sempre creduto:
è solo uno stadio e un grado dell'evoluzione
dello spirito. Perciò non è una
cosa da temersi, ma deve essere semplicemente
accettata come una parte della vita stessa. La
paura della morte è un errore, poiché
in fondo la morte non esiste! |