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ROBIN
HOOD |
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Robin
Hood è veramente esistito?
Con re Artù, Robin Hood è
senz'altro il più celebre fra gli
eroi leggendari inglesi e, guarda caso,
condivide con lui anche il fondato dubbio
che molti ricercatori manifestano a proposito
della sua reale esistenza. Lo studioso
di folclore Lord Raglan lo considera una
antica divinità celtica, mentre
Margaret Murray, nel suo libro “Il
dio delle streghe” evidenzia che
il suo nome potrebbe essere “Robin
dal cappuccio”, una sorta di raffigurazione
del diavolo (o del dio cornuto) nel corso
delle grandi feste magiche pagane. Malgrado
queste illazioni, esistono anche prove
concrete che Robin Hood corrisponda a
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un
personaggio realmente esistito, quello cantato
nelle ballate popolari: un coraggioso indipendente
che cacciava i cervi nella tenuta reale della
Foresta di Sherwood e che era in continua lotta
per un feudo con lo sceriffo di Nottingham. La
prima citazione letteraria di Robin Hood la troviamo
nell'opera di William Langland “Pietro l'aratore”,
databile attorno al 1377. Langland ricorda il
rimprovero di un prete che lo accusava di non
essere capace di tenere a memoria le preghiere,
ma lui stesso precisa che in compenso ricordava
le strofe di Robin Hood e di Randolf conte di
Chester. Dunque già a quel tempo le ballate
su Robin erano diffuse e conosciute. Nel 1510
Wynkin de Worde, uno dei primi tipografi, stampò
un libro intitolato “A Lytell Geste of Robyn
Hood”, un'opera che per il mito di Robin
ebbe la stessa importanza di quella che Malory
dedicò a re Artù. Passa ancora qualche
secolo ed ecco che Sir Walter Scott richiama il
mito di Robin Hood nel suo capolavoro Ivanhoe
(1847), dove l'eroe leggendario viene presentato
nei panni del fuorilegge che si da alla macchia,
pur restando un fedele suddito di re Riccardo
Cuordileone. Mancava soltanto l'intervento di
qualche studioso del folclore che facesse notare
come il nome di Robin venisse sovente associato
alle feste popolari, come per esempio quella della
cerimonia del cavallo di legno che si tiene a
maggio a Padstow, in Cornovaglia, con ciò
suggerendo che egli era in realtà Robin
del Bosco, che il suo nome derivava in realtà
dal dio nordico Woden... Ma non è finita.
Nel libro “Sword in the Stone”, l'autore
T.H.White lo fa diventare addirittura un contemporaneo
di Artù, il quale (ammesso sia esistito)
si dice sia morto nel 540 d.C. Ma per tutti coloro
che credono che non esiste mai un fumo senza fuoco,
Robin Hood era un fuorilegge in carne ed ossa
che aveva fatto della impenetrabile Foresta di
Sherwood la sua dimora e che nel breve tempo della
sua avventurosa vita si era guadagnato una grande
popolarità, come Billy the Kid, diventando
il soggetto preferito per racconti e ballate.
Sembra improprio collocarlo al tempo di Riccardo
Cuordileone (1157-99), giacché sarebbe
stato menzionato in manoscritti ancora precedenti
al già citato Pietro l'aratore, venuto
due secoli dopo. Nella sua Cronaca della Scozia,
scritta attorno al 1420, Andrew Wyntoun, parla
di Robin Hood e di Little John a proposito dell'anno
1283, una data che, istintivamente, ci pare più
accettabile, ossia un secolo prima di Pietro l'aratore.
Qual era precisamente lo scenario in cui era solito
agire? Un riferimento significativo possiamo rintracciarlo
nel nome di un piccolo villaggio di pescatori
nello Yorkshire: Baia di Robin Hood, non lontano
da Whitby, nelle cui vicinanze, si possono ammirare
due tumuli che la tradizione popolare chiama i
monticelli di Robin. Un altro richiamo sta nel
fatto che in tempi medievali la foresta di Barnsdale,
sempre nello Yorkshire, era in pratica tutt'uno
con quella di Sherwood, nel Nottinghamshire. In
una storia della sua vita, risalente al XVI secolo,
facente parte del gruppo dei Manoscritti Sloane,
lo si dice nato a Locksley, nello Yorkshire, attorno
al 1160. In Cronaca della Scozia lo si associa
a "Barnysale", probabilmente Barnsdale.
Insomma, quasi di certo era un uomo dello Yorkshire.
Leggende posteriori lo presentano invece come
"Sir Robin di Locksley", ma anche come
conte di Huntingdon. Al contrario di ciò
che veniva raccontato in storie più antiche
che lo tratteggiavano come un semplice proprietario
terriero - una sorta di fattore con la propria
terra - ed era proprio questa qualità che
ne faceva un eroe: non perché era un nobile,
quanto perché, nella sua normalità,
ben rappresentava il popolo, la gente ordinaria.
(Un piccolo proprietario terriero stava appena
un gradino al di sopra di un popolano senza possedimenti).
Ma il riferimento più importante a proposito
di una possibile identificazione di Robin Hood
lo si ricavò verso la metà del XIX
secolo quando la Commissione nazionale preposta
alla valutazione delle carte storiche prese a
passare al setaccio migliaia e migliaia di documenti
lungo un arco di storia di oltre ottocento anni.
Nel 1852 il celebre studioso di antichità
Joseph Hunter dichiarò di essersi imbattuto
nel corso delle sue ricerche in un personaggio
che avrebbe potuto identificarsi con l'autentico
Robin Hood. Il suo nome era Robert, figlio di
Adam Hood, un guardacaccia al servizio del conte
de Warenne. (Robin era semplicemente un diminutivo
di Robert e non, in quel tempo, un vero e proprio
nome). Era nato attorno al 1280. Il 25 gennaio
del 1316 Robert Hood e sua moglie Matilda pagavano
due scellini la domanda di concessione per ottenere
in custodia un piccolo appezzamento di terreno
della vasta proprietà di "Bickhill
(o Bitch-hill) nel Wakefield. Il pezzo di terra
era appena più grande di un piccolo giardino:
un centinaio di metri di lunghezza per circa duecento
di larghezza, niente di più. Negli atti
legali delle proprietà della contea, all'anno
1357 si segnala sul posto una «magione un
tempo proprietà di Robert Hode»:
all'epoca Robert Hood era già probabilmente
morto. Ora, l'anno 1316 cade pressoché
a cavallo del regno di Edoardo secondo, il frivolo,
un omosessuale morto assassinato nel settembre
del 1327, ucciso con uno spiedo incandescente
che gli trapassò il ventre. Appena salito
al trono (1307) Edoardo aveva eliminato tutti
i ministri e i giudici voluti dal padre ed eletto
l'amante Piers Gaveston duca di Cornovaglia fra
la rabbia furiosa di tutti i nobili, passati però
subito al contrattacco. Sotto la guida del più
potente e intraprendente di loro, Thomas, conte
di Lancaster, i baroni avevano imposto al re un
consiglio composto da ventotto di loro (detti
gli "ordinati") e alla fine, nel 1312,
erano riusciti a eliminare Piers Gaveston. Il
totale disinteresse di Edoardo per le questioni
dello stato, aveva intanto messo sul piede di
guerra gli Scozzesi - che il padre aveva soggiogato
con grande fatica e dure battaglie - sempre pronti
a ribellarsi al peso della tirannia inglese. Incapace
di affrontarli, Edoardo venne sconfitto a Bannockburn
nel 1314, esattamente due anni prima che Robin
Hood ottenesse la concessione dell'appezzamento
di terreno e mettesse su casa con la moglie Madida.
Diventa così comprensibile perché
quando il conte de Warenne, sollecitato dal suo
re a raccogliere truppe da schierare contro i
ribelli scozzesi, si era accorto che all'appello
mancava Robin, lo avesse fatto imprigionare. Quando
però nel 1317 era stata indetta una seconda
leva di militari, il nome di Robin non compare
più nell'elenco dei disertori, particolare
che ha spinto lo storico moderno J.W. Walker a
immaginare che in questa occasione avesse aderito
alla chiamata arruolandosi. Cinque anni dopo era
toccato al conte di Lancaster prendere le armi
contro il proprio sovrano. Ancora una volta, il
nome di Robin Hood non compare fra i latitanti
ed è dunque probabile abbia nuovamente
risposto all'appello. Le forze di Lancaster vennero
sconfitte a Boroughbridge, il conte ribelle catturato
e giustiziato. Il nuovo braccio di ferro era nato
attorno a due nuovi favoriti di Edoardo, i Despenser,
che in un primo tempo il re era stato costretto
a bandire su pressione dei nobili, ma che dopo
la vittoria sul campo di battaglia aveva potuto
reintegrare nei suoi favori. Coloro che avevano
in qualche modo appoggiato la causa di Lancaster,
erano stati dichiarati fuorilegge. Tra i molti
documenti esaminati, Walker ne ha trovato uno
in cui si attestava la confisca di «una
casa composta da cinque stanze» a Bichill,
Wakefield. Per lo storico si tratta senz'altro
dell'abitazione di Robert Hood, il quale da quel
momento in avanti era stato costretto a trovare
rifugio nella vicina foresta di Barnsdale, dove
si era trasformato in un brigante di successo.
Ora, il lettore deve sapere che se le cose sono
andate veramente così e se Robert Hood
era il leggendario Robin che si era dato alla
macchia vivendo di caccia nella foresta, egli
correva un gravissimo rischio. Quando Guglielmo
il Conquistatore aveva portato la dominazione
normanna sul suolo inglese, una delle prime sue
iniziative era stata infatti quella di dichiarare
tutte le foreste del paese - vale a dire in pratica
almeno un terzo di tutto il territorio - proprietà
della corona. Pertanto, chiunque avesse osato
cacciare anche solo un cervo reale avrebbe corso
il serio rischio di venire spellato vivo. Sotto
Guglielmo i Sassoni, in sudditanza, soffrirono
molto, un po' come accadde per i popoli delle
nazioni occupate dai nazisti durante la seconda
guerra mondiale. Due secoli e mezzo dopo i Normanni
erano perfettamente integrati nel contesto britannico
tanto da considerarsi ormai inglesi a tutti gli
effetti e da abbandonare la lingua francese per
l'inglese. Ciò nonostante le leggi erano
ancora severissime. Quelle relative al bracconaggio
e alla protezione delle foreste si erano un po'
mitigate, tuttavia si poteva ancora perdere una
mano o avere le labbra mutilate per aver cacciato
un cervo nelle tenute reali. A volte la pena poteva
anche consistere in un anno di galera, ma solo
a condizione di assicurazioni per un comportamento
futuro integerrimo. Inoltre, se il condannato
non poteva vantare qualche "garante"
poteva essere espulso, vale a dire costretto a
lasciare il regno per sempre. La grande battaglia
di Boroughbridge venne combattuta il 16 marzo
1322, nei pressi del fiume Ure nello Yorkshire.
Fanteria e arcieri sconfissero la cavalleria ribelle,
che sopraffatta da un secondo contingente di armati
del re, era stata completamente disgregata. Lancaster
era caduto prigioniero. Nel corso degli interrogatori
venne fuori che fra gli alleati si era schierato
l'eterno rivale inglese, il vecchio nemico Robert
Bruce. Lancaster, cugino del re, era stato condannato
a morte e decapitato e Robin Hood, a cui era stato
confiscato ogni bene, era diventato un fuorilegge.
Ma se Walker non sbaglia nell’ identificare
Robert Hood di Wakefield come Robin Hood, c'è
da dire che la sua latitanza come bandito non
durò a lungo. Nella primavera dell'anno
successivo il re era riuscito ad avanzare verso
il nord dell'Inghilterra, raggiungendo la città
di York il 1° maggio. Dal 16 al 21 di quello
stesso mese, si era fermato a Rothwell, fra Wakefield
e Leeds, trascorrendo almeno tre giorni a caccia
a Plumpton Park nella Foresta di Knaresborough.
Questo episodio entra a far parte della storia
di Robin Hood, in quanto si racconta che «essendo
entrato il re in Plumpton Park, vide che molti
dei suoi cervi non c'erano più».
Quando il re aveva voluto osservare le mandrie
di cervi, non ne aveva veduto neppure uno che
portasse un palco di corna importante. Al che,
dice la leggenda, aveva esclamato con rabbia,
giurando sulla Trinità: «Come vorrei
poter avere nelle mie mani quel farabutto di Robin
Hood!». Stando alla ballata, uno dei guardacaccia
presenti aveva allora suggerito al re di travestirsi
da abate e di penetrare nella foresta con un gruppo
di armigeri con vesti da frati. L'inganno aveva
colto nel segno: Robin Hood e i suoi uomini erano
usciti allo scoperto e fermato la processione,
ma avevano riconosciuto il re. A questo punto,
fatta conoscenza, il re aveva trovato il fuorilegge
così simpatico da invitarlo ad andare presso
di lui per diventare un suo valletto di corte.
Il viaggio del re era continuato fino al febbraio
del 1324, quando aveva fatto ritorno a Westminster.
Nella lista dei conti di corte si legge di una
spesa relativa al mese di aprile comprendente
il salario di Robin e di altri ventotto dei suoi
compagni, anche se un primo pagamento a Robin
risaliva al giugno dell'anno precedente. Il racconto
prosegue ricordando come dopo aver vissuto per
qualche tempo alla corte del re, Robin Hood avesse
chiesto il permesso di essere reintegrato nella
sua proprietà di Barnsdale. Nelle annotazioni
relative al novembre del 1324 si ricorda che Robyn
Hood, valletto di sua maestà, era stato
gratificato di cinque scellini «per non
essere più abile al lavoro». In realtà,
la storia dice che, ricevuto un permesso provvisorio
di una sola settimana, Robin Hood era andato a
Barnsdale, ma non aveva più fatto ritorno
a corte. Anzi, aveva rimesso insieme una banda
rimanendo a vivere nella foresta, dove era rimasto
per altri ventidue anni. Se la storia è
quella autentica, Robert morì sessantenne
nel 1346. La buona sorte del re prese a venir
meno in coincidenza della fuga di Robin dalla
reggia. Richiamati gli esiliati, fra cui i Despenser,
era diventato l’amante più giovane,
fra il disgusto della regina consorte, Isabella,
che aveva già dovuto sopportare Piers Gaveston.
La donna era una nobile francese, figlia di Filippo
il Bello. All'epoca si era invaghita di un losco
e ambizioso giovane barone, Roger di Mortimer,
imprigionato nella Torre di Londra per essersi
opposto al ritorno dei membri della famiglia Despenser.
Isabella, divenuta amante, ne aveva architettato
la fuga. Roger era scappato a Parigi e qui Isabella
l'aveva raggiunto, con il finto scopo di compiere
una missione diplomatica. Riunite le forze, i
due amanti erano sbarcati a Orwell, nel Suffolk,
con un esercito di oltre tremila uomini. Quando
il re aveva appreso la notizia si era spaventato
e aveva provato a fuggire, ma intercettato era
stato rinchiuso nel castello di Berkeley. A forza,
e sotto la minaccia della vita, Edoardo era stato
obbligato ad abdicare, per lasciare la corona
al figlio quindicenne Edoardo III. La notte del
21 settembre del 1327 il castello di Berkeley
diventò teatro di un efferato assassinio.
Lo spodestato re Edoardo era stato trovato morto
nella sua stanza «deceduto per cause naturali».
Sul corpo non c'erano tracce di violenza; ma si
narra che fosse tutto rattrappito dai segni di
una terribile, atroce sofferenza. Stando a una
cronaca, redatta una trentina d'anni dopo i fatti,
pare che i sicari, entrati nella sua cella mentre
dormiva, lo avevano legato a un tavolo. Quindi,
dopo avergli introdotto un corno nell'ano, lo
avevano sbudellato con uno spiedo rovente. Mortimer
e Isabella erano dunque a tutti gli effetti i
nuovi reggenti d'Inghilterra. Governarono per
quattro anni, fino a quando cioè Edoardo
non aveva acclamato le redini del potere. Come
prima azione, imprigionato Mortimer nel castello
di Nottingham, lo aveva fatto giustiziare come
traditore a Tyburn. La perdita dell'amante aveva
fatto impazzire la madre per qualche tempo. Ristabilitasi,
era tornata alla normalità, vivendo per
altri vent'anni. E’ pressoché certo
che il Robin Hood vissuto sotto il regno di Edoardo
II non sembrerebbe avere alcuna connessione con
il leggendario omonimo datosi alla macchia nella
Foresta di Sherwood, se, per di più, è
vero ciò che viene riportato nel libro
“Who's Who in History” in cui lo si
da ancora vivo attorno al 1230 sotto Edoardo III,
citando il riferimento, in quello stesso anno,
della vendita (per 32 scellini e 6 penny) dei
suoi beni confiscati dalla corona, effettuata
dallo sceriffo dello Yorkshire quando Robin aveva
scelto l'illegalità, anche se medesima
fonte segnala che il personaggio di Robert Hood
di Wakefield è pretendente al ruolo altrettanto
accreditato. Una lancia va spezzata a favore di
una figura vissuta prima, per il fatto che con
più tempo a disposizione si giustifica
meglio il consolidamento di una leggenda, all’epoca
già molto radicata nel folclore popolare
e diffusa in tutta l'Inghilterra. Ma anche sull'ipotesi
posteriore del Robin Hood di Wakefield, non mancano
le osservazioni convincenti. Se Robin era diventato
un fuorilegge nel 1322, a seguito dell'atto di
ribellione di Lancaster, egli trascorse alla macchia
un anno soltanto, prima di essere "assunto"
presso la corte di Edoardo. La storia del perdono
concessogli dal suo re omosessuale certamente
è credibile, considerato poi che Robin
venne promosso suo valletto di camera. Evidentemente,
Robin si sarà dovuto ben presto rendere
conto che i suoi servizi andavano un po' oltre
quelli tradizionalmente intesi, anche se, all'epoca,
il favorito era Hugh le Despenser (come abbiamo
visto, poi giustiziato nel 1326 da Mortimer e
Isabella). Così Robin era tornato nella
foresta, trasformandosi in una leggenda vivente.
Non possiamo sapere se fosse davvero l'arcinemico
dello sceriffo di Nottingham - l'equivalente di
un capo della polizia di contea - ma sappiamo
di certo che lo sceriffo, avendo il compito di
mantenere la legalità nel Nottinghamshire
e nel sud dello Yorkshire, non poteva esimersi
dal dare la caccia ai fuorilegge che infestavano
le foreste reali. Un'altra cronaca racconta come
Robin Hood si ritirasse nella baia omonima, preferendo
la fuga in mare piuttosto che la prigione. (Certe
leggende gli accreditano avventure e gesta anche
in luoghi lontani, come il Cumberland). È
indubbio che i tentativi di allontanarlo dal paese
furono effettuati, anche se c'è da dire
che non furono mai troppo insistenti, visto che
tutto il popolo e i contadini erano visceralmente
schierati con lui. C'era stato un tempo, infatti,
in cui le foreste erano territorio libero e di
tutti. Ora, pensarle proprietà esclusiva
del re, terreno di caccia suo ed esclusivo, quando
anche volendo non ne avrebbe potuto che sfruttare
una parte minima, faceva montare rabbia e ribellione.
Ma c'era un altro motivo per cui le autorità
consentivano a Robin Hood e alla sua banda di
allegri fuorilegge di operare in modo abbastanza
libero. Quando era stato a corte aveva certamente
conosciuto l'erede al trono, il ragazzo che sarebbe
diventato Edoardo III, ed era normale che un giovane
si infervorasse al cospetto di un uomo che era
stato un famoso fuorilegge. Si tratta di una mera
illazione, che spiegherebbe però assai
bene come mai a Robin Hood negli ultimi dieci
anni di vita trascorsi nuovamente alla macchia
fosse concesso di agire se non indisturbato, per
lo meno senza subire una spietata persecuzione.
Le autorità, ad ogni buon conto, avevano
tutto l'interesse ad eliminarlo. Stando a una
delle tante leggende compresa nel Manoscritto
Sloane si racconta che, ammalatosi, Robin si era
recato da una cugina, la Priora di Kirkless, per
sottoporsi a un salasso, all'epoca l'unico rimedio
conosciuto come panacea universale per ogni male.
Questa, ricordando le tante ruberie e umiliazioni
che Robin aveva imposto a monaci e a suore, lo
aveva ingannato, salassandolo fino a provocarne
la morte. Un altro racconto sostiene che la cugina
lo tradisse su istigazione dell'amante, Sir Roger
di Doncaster, mentre un'altra fonte ancora imputa
la sua fine ad un monaco che lo curava, il quale
aveva pensato bene che quell'uomo, in qualità
di fuorilegge, avrebbe dovuto essere eliminato.
Robin venne sepolto nel cimitero del convento
e sulla pietra fu inciso un arco teso. Nella Cronaca
di Grafton (1562) si dice che Robin Hood giace
in una tomba senza nome, mentre in una cronaca
di un secolo posteriore si parla di un cimitero
e di una lastra di pietra con incisa una semplice
croce. Nel 1665 il dottor Nathaniel Johnstone
ne fece un disegno, un altro analogo compare nell'opera
di Gough intitolata “Sepulchral Monumenrs”.
All'inizio del XIX secolo alcuni sterratori occupati
al tracciato di un tratto di ferrovia, ruppero
apposta la lastra ritenendo che la pietra tombale
ridotta in polvere avesse prodigiosi poteri contro
il mal di denti. Così l'ultimo appiglio
concreto alla figura di Robin Hood era sparito
per sempre. All'epoca era venuta alla luce anche
la tomba della cugina, un manufatto molto simile
a quello di Robin. La storia ci ha consegnato
anche il nome della donna: Elizabeth Stainton.
Volendo trovare il vero e profondo senso della
leggenda di Robin Hood, viene spontaneo pensare
a un'epoca in cui contadini e paesani, costretti
com'erano a vivere in condizioni penose, incominciarono
a far crescere dentro di sé i fermenti
della contestazione e della ribellione contro
i nobili e i potenti, risentimenti che si manifestarono
nella dottrina propugnata da John Ball, poi concretizzatasi
nella rivolta del 1381, vale a dire appena qualche
tempo dopo la prima citazione ufficiale di Robin
Hood fatta da John Langland. La cosiddetta Rivolta
dei Contadini viene considerata come il segno
della fine del tempo medievale; ma, a essere sinceri,
questa sensazione ce la offrono in modo ancora
più sensibile e concreto le ballate e le
storie, le leggende folcloristiche che ci parlano
di Robin Hood e delle sue imprese. Anche lui,
con il suo anelito di libertà, è
il simbolo della porta di un momento storico che
si chiude in modo definitivo per consentire che
quella dei nuovi tempi possa aprirsi.
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