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CERCHI SUL GRANO |
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I
cerchi nel grano, UFO, mulinelli o burle?
Il 15 agosto 1980 il «Wiltshire
Times» presentava il singolare resoconto
relativo alla devastazione di un esteso
appezzamento coltivato ad avena nei pressi
di Westbury, nel Wiltshire, in Inghilterra.
Il proprietario del campo, aveva trovato
in almeno tre diverse zone del campo,
vaste devastazioni in cui gli steli erano
stati piegati a terra. Per inciso, tutti
quei suoi terreni fronteggiavano il celeberrimo
Cavallino bianco di Westbury, una gigantesca
figura di cavallo scavata nel gesso bianco
di una collina. Il proprietario era convinto
che l'atto vandalico fosse stato compiuto
da qualche |
malintenzionato
e non da qualche misterioso fenomeno naturale.
Le tre zone devastate, infatti, presentavano,
viste dall'alto, una stessa configurazione, ossia
tre grandi cerchi, pressoché perfetti,
di circa 18 m di diametro. Aveva anche osservato
che molto probabilmente la piegatura delle spighe
doveva essere stata eseguita manualmente e non
con l'ausilio di qualche macchinario, dal momento
che nel resto del campo non si notava alcuna traccia.
Insomma, non c'era segno che indicasse che qualcosa
si era mosso lungo l'appezzamento. I cerchi erano
circondati da spighe rimaste intoccate e non si
scorgeva neppure un piccolo sentiero lungo il
quale gli eventuali artefici avessero potuto camminare,
tanto che qualcuno aveva provato a suggerire l'uso
di trampoli. Un attento esame dei cerchi ottenuti
con il ripiegamento delle spighe, rivelò
che le tre figure erano state realizzate in tempi
diversi, cosa plausibile, visto che le devastazioni,
stando allo stesso proprietario, avrebbero potuto
manifestarsi in un arco di tempo compreso fra
maggio e luglio. I bordi dei cerchi erano perfettamente
definiti e tutte le spighe all'interno risultavano
piegate nella stessa direzione, seguendo un movimento
rotatorio orario che faceva perno nel centro.
Non c'era una sola spiga spezzata o tagliata;
erano tutte soltanto abbattute, piegate. Un effetto
straordinario, ottenuto da un uomo gigantesco
e forte, che, collocato nel centro del cerchio,
avesse fatto ruotare tutto attorno una pesante
massa collegata alle sue mani da una lunga corda.
La curiosità era molta. Il dottor T. M.,
fisico dell'atmosfera in attività, nonché
membro dell’ organizzazione di ricerca per
lo studio di tornadi e trombe d'aria, disse che
i cerchi erano stati prodotti da mulinelli d'aria
tipici del periodo estivo, fenomeni niente affatto
rari in aperta campagna. Egli ammetteva però
- assai onestamente - che non aveva mai assistito
di persona alla creazione di un "cerchio".
Da parte nostra, aggiungiamo ancora che i mulinelli
sono fenomeni mossi da energie casuali, che investono
un posto per alcuni secondi soltanto, e dunque
dalla loro azione non si dovrebbe attendere nient'altro
che disordine e non perfetti disegni geometrici.
Un'altra osservazione di estremo interesse venne
mossa dal direttore di una rivista su temi alternativi.
Il ''punto centrale" di ciascuno dei tre
cerchi era spostato di oltre un metro rispetto
all'effettivo centro geometrico della figura.
L'energia rotante seguiva dunque un movimento
ellittico e non circolare. Questo si opponeva
in modo risolutivo alla teoria dei burloni o dei
vandali, dal momento che creare ellissi tanto
precise sarebbe stato troppo impegnativo; ma anche
l'ipotesi dei mulinelli di T.M. perdeva di credibilità.
Quasi esattamente un anno dopo, il 19 agosto 1981,
in un campo di orzo di Cheesefoot Head, spuntarono
altri tre cerchi. Le figure erano comparse contemporaneamente
e, al contrario delle tre precedenti del Wiltshire
che erano sparse come a casaccio, queste erano
disposte secondo una formazione precisa. Un cerchio
con circa 18 m di diametro e gli altri due a fianco
di quasi 8 m. Le caratteristiche generali non
cambiavano: i cerchi dai bordi netti, le spighe
ruotate e piegate, non spezzate, senza alcuna
traccia di ipotetici intrusi introdottisi nel
campo. Anche in questo caso le evidenze "bocciavano"
la teoria delle cause naturali. Il professor T.M.
allora, provò a proporre una variante alla
sua spiegazione: il mulinello d'aria invece di
mantenersi stazionario su un solo preciso punto
del terreno, era come, se si poteva dire, "andato
a spasso" per il campo lasciando dietro al
suo passaggio i tre grandi cerchi. Questo avrebbe
potuto essere provocato dalla particolare conformazione
del terreno, nella fattispecie, la disposizione
concava e inclinata dell'appezzamento che avrebbe
favorito il "salto" del vortice d'aria.
Nel 1982 i casi segnalati furono pochi e isolati,
per di più scarsamente importanti e quindi
incapaci di suscitare l'attenzione dei media.
Quasi come se il fenomeno avesse voluto "farsi
perdonare", l'anno successivo - il 1983 -incominciò
subito con cinque casi, fra cui uno significativo
a Bratton, nei pressi del celebre Cavallino bianco
di Westbury. Non poteva certamente trattarsi di
vortici naturali, perché il disegno era
singolarmente perfetto, come costruito ad arte:
un cerchio centrale più grande con altri
quattro attorno disposti come il numero cinque
sulla faccia di un dado. Un'altra formazione a
cinque elementi comparve vicino a Westminster,
centro che negli anni precedenti era già
stato oggetto di molteplici avvistamenti ufologici.
Un caso venne registrato in un grande campo a
Ridgeway presso Wantage, nell'Oxfordshire. Questo
genere di architettura quintuplice divenne lo
schema più comune, tanto da non rappresentare
più una singolarità. A questo punto
l'opinione pubblica nazionale inglese incominciò
a occuparsi del fenomeno con sempre maggiore intensità.
Contemporaneamente, prese a imporsi la teoria
che l'estate era, per antica tradizione, la stagione
delle "stranezze". Per una singolare
coincidenza, nella stagione calda non accadevano
fatti rilevanti e quindi giornali e quotidiani,
dovendo per forza ripiegare su palliativi, erano
propensi a concedere molto più spazio del
necessario a storie di nessuna o superficiale
importanza. Il fenomeno dei cerchi nel grano si
prestava splendidamente al bisogno e così,
in breve, il pubblico inglese cominciò
a entrare in confidenza con il fenomeno. Schiere
di ufologi presero a cavalcare la tigre, pontificando
in TV che il mistero poteva trovare spiegazione
soltanto ricorrendo agli UFO. Gli scettici preferivano
optare invece per l'ipotesi della frode burlesca.
Ipotesi che sembrò essere pienamente confermata
quando una seconda formazione a cinquina comparve
di nuovo a Bratton. Si venne a scoprire trattarsi
di una burla finanziata dal «Daily Mirror»,
che aveva pagato una tale famiglia affinché
duplicasse il disegno. L'esperimento era riuscito
accedendo al campo su dei trampoli e piegando
le spighe di cereali semplicemente calpestandole
in cerchio. La messa in scena era stata però
smascherata dal direttore di una rivista dedicata
ai fatti strani, «Fortean Times»,
il quale, nel corso di un sopralluogo, aveva notato
l'evidente presenza di tracce umane mai riscontrate
negli altri casi; senza scordare che i contorni
dei cerchi risultavano imprecisi e non netti come
di consuetudine. Scopo primario della frode era
quello di mettere in imbarazzo il giornale concorrente,
il «Daily Express», che era stato
il primo a presentare ai lettori lo scoop del
misterioso fenomeno. Nei due anni che seguirono
il numero dei casi crebbe in modo esponenziale
e anche le figurazioni si fecero sempre più
complesse. Incominciarono a comparire cerchi contornati
da anelli concentrici, come dei sentieri di larghezza
variabile anch'essi formati dall'appiattimento
delle spighe, perfettamente concentrici rispetto
al cerchio centrale. Formazioni a cinque e semplici
cerchi continuavano, frattanto, a spuntare qua
e là. Sembrava che chi agiva, si divertisse
a stuzzicare chi investigava. E così, non
appena i sostenitori della teoria naturale dei
mulinelli d'aria facevano notare l'andamento orario
della piegatura delle spighe, ecco saltar fuori
un cerchio ad andamento antiorario. Non appena
qualcuno rivelò di aver scoperto l'arcano,
vale a dire che i cerchi venivano ottenuti dall'alto
utilizzando un elicottero, ecco spuntare un cerchio
proprio sotto i fili di un traliccio dell'alta
tensione. Quando un esperto di fotografie aeree,
Busty Taylor, di ritorno da un servizio in cui
aveva ripreso alcuni cerchi nel grano, aveva manifestato
la fantasia che sarebbe stato bellissimo poter
osservare una formazione a croce celtica, ecco
il giorno dopo comparire un simile disegno proprio
in quello stesso campo che lui aveva sorvolato.
E quando la teoria naturale sembrò tornare
alla carica ecco comparire - 1990 Hampshire -
una formazione a sei elementi, con delle sagome
dentellate del tipo a chiave uscite da tre cerchi,
a configurare la sagoma di un antico pittogramma.
Nello stesso anno a Chilcomb era comparso un disegno
simile a una storta da laboratorio chimico: una
struttura dal lungo collo con quattro rettangoli
su ogni lato, una configurazione che ancora una
volta metteva in croce l'ipotesi del professor
T.M., che continuava, quasi contro ogni logica,
a parlare di "forze atmosferiche naturali”.
Rickard, intanto, contattava un numero sempre
crescente di testimoni oculari, in grado di raccontare
come avveniva la creazione di un cerchio. Eccone
una: “all'improvviso, come d'incanto, l'erba
incominciò a piegarsi davanti ai nostri
occhi, secondo un andamento orario spiraliforme...
in meno di mezzo minuto venne a formarsi un cerchio
perfetto, mentre in sottofondo si udiva un ronzio
sibilante e insistente... ad un tratto la mia
attenzione venne attratta da una specie di movimento
a "onda" che investiva la parte alta
degli steli lungo una trattoria rettilinea...
la forza agente era invisibile, ma consistente
come un oggetto concreto... quando riuscimmo a
raggiungere il luogo in cui si erano venuti a
creare i cerchi, fummo investiti da un forte mulinello
d'aria... il cane sembrava impazzito... ci fu
un rumore forte e un rombo... poi, di colpo, tutto
si quietò... era molto, molto strano...
mentre i rumori di fondo scomparivano, il cielo
si rabbuiò...”. Il ronzio sibilante
potrebbe costituire una componente significativa.
E’ stato infatti notato in un altro caso,
quello accaduto il 16 giugno 1991, quando un grande
cerchio di oltre 20 m di diametro (con un "occhio
di bue" centrale) era comparso nel Devon.
Mentre Lew Dilling, operatore di una radio locale,
stava sintonizzandosi sulle giuste frequenze di
trasmissione, aveva captato dei segnali acuti
e forti, che aveva immediatamente riconosciuto,
dal momento che già più di una volta
gli era capitato di avvertirli proprio in occasione
del manifestarsi del fenomeno dei cerchi. Ebbe
a dichiarare: «il segnale era così
forte che lo si poteva avvertire anche in sottofondo
a Radio Mosca o La voce dell'America, notoriamente
le emittenti più potenti».
Il gestore del pub locale, Sean Hassall, aveva
intuito che fuori, nel campo vicino, stava succedendo
qualcosa di strano dall'anomalo comportamento
del suo cane che, come impazzito, aveva incominciato
a fare a pezzi un tappeto. Il proprietario del
campo, Dudley Stidson, era stato invece avvisato
della comparsa del cerchio da due escursionisti.
Corso nel suo campo di fieno, proprio nel mezzo,
aveva trovato un cerchio enorme. Questa volta,
però, a differenza delle altre, la vegetazione
era bruciacchiata, come se l'impronta circolare
fosse stata ottenuta sotto il peso di un grande
piatto caldo. Stidson tenne a precisare che non
erano visibili segni di intrusione, né
impronte di eventuali trampoli. Nello stesso periodo
un altro agricoltore, Peter Goodail, rinvenne
un cerchio di circa 18 m di diametro in un suo
campo coltivato a grano tardivo. Alcuni giorni
dopo questi fatti, un docente giapponese annunciò
pubblicamente di avere risolto l'arcano. Il professor
Yoshihiko Ohtsuki, dell'università Waseda
di Tokio, disse di aver creato in laboratorio
delle palle di fuoco di "plasma elastico",
uno stato estremo di aria ionizzata. Quando uno
di questi globi di energia entrava in contatto
con una superficie ricoperta di polvere di alluminio,
i granelli impalpabili si disponevano secondo
cerchi e anelli perfetti. Secondo Ohtsuki le palle
di fuoco erano generate dalle condizioni atmosferiche
e quando si avvicinavano al terreno possedevano
l'energia sufficiente per piegare gli steli di
grano nei campi. Per qualche tempo si ritenne
che il mistero fosse risolto una volta per tutte.
Ma si trattò di pura illusione. Infatti,
incominciarono a comparire disegni diversi, non
solo cerchi, ma anche rettangoli e forme simili
ai denti di una chiave che fuoriuscivano dai cerchi.
Ad ogni buon conto, altre erano comunque le obiezioni
mosse dai critici alla ipotesi del professore
nipponico. Per esempio, le palle di energia da
lui invocate avevano sempre dimensioni modeste
-grosso modo quelle di un pallone da calcio -
e già erano più che visibili. Come
avrebbe potuto, una palla tanto grande da essere
in grado di configurare cerchi di oltre 20 m di
diametro passare inosservata? E poi, come mai
i testimoni oculari del fenomeno non facevano
mai neppure un cenno alla presenza dei globi luminosi
di energia? Qualcuno provò anche a inventarsi
una teoria, diciamo così, agricola. L'eccesso
di fertilizzante, applicato al coltivato per farlo
crescere più rapidamente, avrebbe sì
svolto la sua azione di maggiore spinta alla crescita,
ma anche indotto le spighe abnormi a cedere sotto
il loro stesso peso, piegandosi da sole. Ma ci
sono almeno due obiezioni: quale ragione mai avrebbe
un contadino per spruzzare una maggiore quantità
di fertilizzante soltanto in una piccola parte
del suo campo e, per di più, seguendo complicati
disegni? E, ancora: per quale arcano motivo le
spighe si piegano sempre in senso orario? In un
importante simposio internazionale intitolato
“L'enigma dei cerchi nel grano” tenutosi
nel 1990, John Micheli ebbe a suggerire un'ipotesi
interessante, attribuendo al fenomeno un preciso
significato: «Intendo dire che il significato,
il senso di tutto questo, sta nel modo in cui
influisce sull'opinione che se ne fa la gente»,
per continuare, aggiungendo: «Secondo Jung
il significato delle manifestazioni ufologiche
è quello di sottolineare epocali mutamenti
di pensiero dell'umanità; ebbene, questa
funzione è stata ereditata ed è
ora svolta dal fenomeno dei cerchi nel grano».
Per riuscire a comprendere nel miglior modo possibile
queste affermazioni, dobbiamo richiamare il concetto
junghiano di "sincronicità" o,
per essere più chiari, di "coincidenza
significativa". Secondo questa idea, una
coincidenza significativa è qualcosa che
viene creato dalla mente inconscia, probabilmente
con la finalità di richiamare quella conscia
a una condizione di percezione più profonda.
Le sincronicità strabilianti hanno, infatti,
lo straordinario potere di farci immaginare che
dietro alla realtà del quotidiano si nascondono
invece profondi significati ancora tutti da esplorare.
Alcuni scrittori volti a una visione meno ottimistica
- come, per esempio, Shakespeare o Thomas Hardy
- la pensavano diversamente, scorgendo in tutto
questo il segno della presenza oltre la vita di
una intelligenza malevola. Per Jung è l'opposto:
le coincidenze significative sono il segno che
la presenza è invece positiva e benevola.
In uno dei suoi scritti, egli ha suggerito di
intendere gli UFO come un classico esempio di
quello che in psicologia viene chiamata "proiezione",
che altro non sarebbe che la manifestazione visibile
sul piano fisico di un vissuto della mente inconscia
per il tramite dell'inconscio collettivo. In pratica,
Micheli suggerisce che i cerchi nel grano svolgano
questa stessa funzione. Immaginando, per esempio,
che i cerchi siano davvero portatori di un ''significato",
questo potrebbe giungerci da "altre intelligenze"
in azione per influenzare il nostro modo di pensare.
Si tratta di un'ipotesi che percorre da sempre
la tematica ufologica, fin dai primi avvistamenti
ufficiali avvenuti all'inizio degli anni Quaranta
e divulgata su vasta scala dallo scrittore di
fantascienza Arthur C. Clarke nella versione cinematografica
del suo romanzo 2001: Odissea nello spazio (più
precisamente in connessione con l'idea che intelligenze
superiori abbiano contribuito in modo determinante
all'evoluzione dell'intelligenza umana). La prima
e logica osservazione critica sta in questo: dire
che qualcuno da fuori contribuì all'evoluzione
umana è contraddittorio, dal momento che
il fenomeno è qualcosa di endogeno, interno:
di certo, un'intelligenza superiore lo capirebbe
meglio di quanto non riesca a noi. Tuttavia, è
pur anche vero che l'intelligenza progredisce
e si sviluppa sotto la spinta della curiosità,
del senso del mistero, e che fenomeni in apparenza
assurdi come quelli ufologici o i cerchi del grano
hanno senz'altro l'innegabile potere di fungere
da possenti stimolatori. Micheli conclude, infine,
il suo pensiero citando le parole di Jung, secondo
cui gli UFO sono «segni di cambiamenti decisivi
che coincidono con il chiudersi di un'era».
E che Jung abbia o non abbia ragione, si deve
riconoscere che gli UFO hanno fortemente contribuito
a plasmare la trasformazione della mentalità
dell'uomo moderno nel passaggio dal miope provincialismo
scientifico tipico della prima metà del
XX secolo, alla mentalità più aperta
verso i misteri dell'universo che ha caratterizzato
la seconda parte. Alla fine, che il fenomeno dei
cerchi nel grano riveli oppure no una spiegazione
"naturale" potrebbe anche risultare
poco importante, se il suo significato profondo
sta nell'aver contribuito, proprio sul traguardo
del XX secolo, ad aprire il nostro orizzonte di
esseri umani su spazi più ampi di pensiero
e immaginazione. All'inizio di settembre dei 1991,
alcune persone che si autodichiaravano dei burloni,
dissero di essere stati gli autori di alcuni fra
i casi più straordinari di cerchi nel grano.
Due di loro, Dave Chorley e Doug Bower, arrivarono
a dichiarare che erano tredici anni che si divertivano
alle spalle di tutti. Fred Day disse addirittura
che era tutta la vita che lo faceva. Accettata
la sfida, Chorley e Bower decisero di dare una
dimostrazione della loro tecnica davanti alle
telecamere e a un gruppo di esperti del fenomeno.
Ma il risultato fu decisamente scadente, così
come già era accaduto nel caso sponsorizzato
dal «Daily Mirror» che abbiamo citato.
L'opinione degli esperti è che, per quanto
alcuni casi possano realmente rientrare nella
categoria degli scherzi, la stragrande maggioranza
dei fenomeni presenta un'impronta di genuinità,
ribadita sia dalla perfezione dei disegni sia
dalla mancanza di tracce di intrusione nei terreni.
Va da sé, comunque, che la prova definitiva
sarà fornita dalla costanza del fenomeno
nel tempo. Se siamo al cospetto di scherzi e finzioni,
prima o poi gli autori si stancheranno; se, viceversa,
come pare accadere per gli UFO, il fenomeno darà
segni di continuità, non tarderà
certo a manifestarsi ancora e magari in modo massiccio.
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