L'equivalente americano della lunga e macabra
serie di assassini compiuti dal serial killer
inglese a tutti noto come Jack lo squartatore,
può considerarsi il caso dei corpi decapitati
di Cleveland, anche se sotto alcuni aspetti questi
delitti hanno persino qualcosa di ancor più
terrificante che non quelli dell'epoca vittoriana.
In un tiepido pomeriggio settembrino del 1935
due ragazzi usciti dalla scuola, sulla via del
rientro a casa, stanno lentamente percorrendo
una polverosa stradina nel cuore della città
di Cleveland. Giunti ad una discesa erbosa si
sfidano a chi arriva prima in fondo a quei venti
metri di divertente e libera galoppata in discesa.
Vince Wagner, un sedicenne, che alla fine della
corsa si blocca come incuriosito: gli pare di
aver scorto, poco distante fra i cespugli, una
macchia bianca. I due amici si avvicinano e scoprono
il corpo nudo di un uomo a cui è stata
staccata la testa.
La polizia subito sopraggiunta trova il cadavere
di un bianco di giovane età, con addosso
soltanto un paio di calzini corti. È privo
di testa e anche i genitali gli sono stati strappati.
Giace sulla schiena, le gambe distese e le braccia
allineate al busto, quasi fosse stato preparato
per il funerale. A meno di dieci metri ecco saltar
fuori un altro cadavere. Questa volta l'uomo è
anziano, ma giace nella stessa postura. Pure lui
ha subito il terribile supplizio del killer: è
privo di testa e non ha i genitali. Alcune ciocche
di capelli rinvenute nei pressi portano alla scoperta
dei resti di una testa seppellita nella terra.
La seconda non tarda a venir fuori, da una buca
scavata poco distante. Anche i genitali vengono
ritrovati nei dintorni, come fossero stati scagliati
via alla rinfusa. Una curiosità salta immediatamente
all'occhio: non ci sono tracce di sangue ne in
terra né sui corpi straziati, che sono
tutti e due perfettamente lindi. Sembra che i
poveretti siano stati uccisi altrove e poi scaricati
in quel pendio, dopo aver aspettato che smettessero
di sanguinare e averli ripuliti con una certa
cura. Gli esami di laboratorio evidenziano altre
singolarità ancora. Il corpo del vecchio
era in fase di avanzata decomposizione e la pelle
appariva come scolorita. I patologi scoprono che
tutto questo è dovuto a una sostanza chimica
forse usata dal killer per cercare di conservare
il cadavere. Il più giovane è stato
ucciso tre giorni prima. Dalle impronte digitali
la scientifica risale al nome della vittima. Si
tratta di un ventottenne Edward A., non nuovo
alla polizia per essere solito viaggiare armato
e che vantava la reputazione di leone incallito.
Ma la cosa più singolare è scoprire
che era morto a causa della decapitazione, i profondi
segni che gli solcano i polsi indicano che, pur
essendo legato, aveva lottato con furore e accanimento;
ma non era bastato, perchè il killer lo
aveva decapitato con un coltello. L'abilità
e la chirurgica perfezione con cui l'operazione
era stata condotta, fanno subito pensare a un
esperto macellaio, per esempio. Identificare l'uomo
più anziano risulta impresa impossibile.
Tuttavia avendo identificato Edward A. fa ben
sperare per potere risalire all'assassino. Il
giovane aveva trascorso l'intera notte a giocare
d'azzardo e a bere, oltre ad avere provveduto
a una delle sue più redditizie attività,
quella di protettore. Ricerche più approfondite
portano a scoprire che era anche omosessuale e
aveva un amante, insomma, traccia dopo traccia,
la polizia entra nell'ordine di idee di trovarsi
di fronte a un caso risolvibile in tempi brevi.
Viene fuori che il marito di una donna con la
quale Edward A. aveva avuto una tresca, aveva
giurato che l'avrebbe ucciso; ma, alla prova dei
fatti, l'uomo riesce a discolparsi. Poi spuntano
molti altri loschi personaggi che avevano mille
e un motivo poi sbarazzarsi di Edward A. Ma non
si arriva a niente di concreto e, col trascorrere
del tempo, le investigazioni sfociano sempre in
un vicolo cieco, anche quando il numero delle
vittime salirà addirittura a dieci, tanto
da far etichettare il caso dai mass media come
quello del "macellaio pazzo di Kingsbury
Run”'.
Quattro mesi dopo, in una fredda domenica di gennaio,
il continuo, fastidioso abbaiare di un cane spinge
una donna che abita a poca distanza da Kingsbury
Run - ad andare finalmente a dare un'occhiata.
Giunta sul posto trova il povero cane incatenato,
tutto teso a cercare di raggiungere un cesto appoggiato
al muro di una fabbrica. La donna immagina che
dentro ci siano frattaglie, ma quando un vicino
che passa da lì si accosta al cesto inorridisce,
scoprendo che in realtà è pieno
di pezzi di un cadavere umano. In un altro cesto
c'è il torso nudo senza testa di una donna.
La testa non si trova, così come il braccio
destro e la parte terminale delle gambe. Un massacro
orribile. Le impronte digitali permettono di risalire
all'identità della vittima, una donna di
41 anni, certa, piccola, grassoccia, ben nota
in tutti i bar della zona, per la sua attività
di prostituzione.
Anche in questo caso, gli indizi e i sospetti
sono addirittura ridondanti, eppure, alla fine,
non conducono a niente di concreto. Due settimane
dopo il braccio sinistro e le estremità
delle gambe recise vengono rintracciate in un
terreno abbandonato. In quanto alla testa non
venne mai ritrovata.
L'assassinio suscita una sgradevole questione.
Se i primi due delitti hanno orientato la polizia
su indagini nel campo dei sadici omosessuali,
questo corregge decisamente il tiro, inducendo
a pensare soltanto più a un sadico. Egli
uccideva uomini, donne e bambini in modo indiscriminato
e non era omosessuale neppure alla lontana. Intanto,
agli investigatori viene in mente che giusto un
anno prima sulle rive del lago Eric era già
stato trovato il torso nudo senza testa di una
donna sconosciuta. A questo punto l'idea degli
investigatori cambia: potrebbe trattarsi di uno
psicopatico ossessionato dalla morbosità
di sezionare corpi umani, con lo stesso gusto
con cui un monellaccio si diverte a staccare le
ali a una mosca. In città la paura cresce,
tuttavia, malgrado i truci delitti, gli abitanti
di Cleveland dalla loro hanno un asso da giocare.
Da qualche tempo come responsabile della sicurezza
pubblica c'è Eliot Ness, un commissario
dal grande fiuto. Ness e la sua squadra di "intoccabili"
avevano già fatto piazza pulita del racket
del proibizionismo a Chicago, ora nel 1934 era
la volta di Cleveland e delle sue bande di gangster.
Con lui al comando delle operazioni l'opinione
pubblica è tranquilla; da lì a poco
sarà il misterioso cacciatore di teste
di Kingsbury Run a doversi preoccupare di non
essere cacciato. Ma a Ness non occorre molto per
accorgersi che dare la caccia a un maniaco è
cosa ben diversa che affrontare dei banditi professionisti.
L'assassino colpisce a caso e, a meno che non
sia così imprudente da lasciarsi dietro
la firma di un'impronta digitale, l'unico modo
per pizzicarlo sta nel coglierlo in flagrante.
Ma Ness avverte anche un'altra, brutta sensazione:
l'implacabile "macellaio" sembra rendersi
ben conto che ogni sua azione gode del grande
vantaggio di essere sempre impostata con largo
anticipo rispetto alle mosse della polizia. Prima
di colpire ancora aspetta l'estate. Poi, per rinfrescare
la memoria agli inquirenti, fa in modo che trovino
la testa mozzata di un uomo di giovane età
avvolta in un paio di pantaloni abbandonati sotto
un cavalcavia della solita Kingsbury Run. Anche
questa volta sono due ragazzi a fare la macabra
scoperta. È il 22 giugno del 1936. Il corpo
viene ritrovato a qualche centinaio di metri di
distanza e si capisce che il poveretto è
stato ammazzato proprio lì. Di nuovo le
analisi legali dimostrano che la morte è
stata provocata dalla decapitazione, anche se
non si riesce a comprendere come il killer sia
riuscito a tener ferma la vittima mentre la stava
trucidando. L'uomo, un giovane di 24 unni, ha
il corpo tutto tatuato. Le sue impronte digitali
non risultano registrale negli archivi della polizia.
Passano tre settimane e un escursionista si imbatte,
nel fondo di una forra, in un altro corpo decapitato,
ma questa volta la lesta è a pochi passi.
L'avanzato stato di decomposizione del corpo indica
che questo assassinio era stato consumato ancora
prima dell’ ultimo caso venuto alla luce.
Sempre in quell'anno 1936, la successiva vittima
del ''macellaio" è un uomo sulla trentina,
trovato lungo la Kingsbury Run. Il corpo è
stato segato in due ed evirato. Un cappello rinvenuto
accanto consente di risalire almeno a una parziale
identificazione: una casalinga, infatti, lo riconosce
come appartenuto a un giovane barbone. Nelle vicinanze
c'era un rifugio dove un popolo di sbandati si
adattava a trascorrere la notte. Evidentemente,
il killer aveva scelto la sua ultima vittima proprio
in quel contesto. Le indagini si bloccano. Nel
frattempo Cleveland si appresta a ospitare una
reinvenzione repubblicana e, come se non bastasse,
una grande Esposizione Internazionale. Il clima
è caldo e la polizia stringe decisamente
i tempi, pressata com'è dalle critiche
della stampa. La storia del serial killer fa il
giro del mondo e regimi autoritari come quello
nazista tedesco e fascista italiano additano questo
caso come il più clamoroso esempio di decadenza
dei costumi, unico frutto della sfrenata democrazia.
Poi, finalmente, la bagarre si quieta. Passa qualche
mese senza novità e i più ladini
di Cleveland incominciano a convincersi che la
brutta storia del "macellaio" è
finalmente chiusa. Ma è una mera illusione.
Nel febbraio del I937 ancora sulle rive del lago
Eric, viene ritrovato il corpo orrendamente smembrato
di una giovane donna, che non sarà mai
identificata. In seguito salti fuori un’altro
cadavere - l'ottavo - che si riesce a identificare
grazie alle protesi dentali. È quello di
una signora, uccisa certamente l'anno prima, dal
momento che non ne resta che lo scheletro. La
vittima numero nove è un maschio, completamente
massacrato. Quando le acque del fiume dove era
stato gettato lo riconducono a riva solo la testa
manca all'appello. E non verrà mai più
ritrovata. Questa volta il killer è andato
pesante con la deturpazione del corpo. La tecnica
non può non richiamare alla mente quella
di Jack lo squartatore. Identificare la persona
è impossibile. Qualcuno dice di aver visto
qualche giorno prima due uomini in gita sul fiume
che avrebbero potuto essere l'assassino e la sua
vittima, ma si tratta solo di illazioni senza
seguito. Dopo questa ulteriore sfuriata, il maniaco
sembra prendersi una tregua di nove mesi, quando
un giorno dal fiume si ripesca la parte inferiore
di una gamba. Le ricerche ripartono febbrili.
Dopo tre settimane i sommozzatori tirano su dal
fondo del fiume due valigie piene di membra umane.
La polizia scientifica le identifica come appartenenti
al corpo di una donna di non più di 25
anni. Anche questa giovane non sarà mai
identificata. Ma il killer sta per colpire altre
due volte. A circa un anno dall'ultima scoperta,
nell'agosto del 1938 in una discarica sulla sponda
del lago viene ritrovato il busto maciullato e
senza testa di una donna. Ricerche nei pressi
portano alla scoperta di un altro macabro fagotto.
Dentro a una vecchia coperta vengono ritrovati
i resti, assolutamente irriconoscibili, della
dodicesima vittima. L'unica cosa che si riesce
a scoprire è la provenienza della coperta,
che era stata acquistata in una bottega di cianfrusaglie
usate. Un elemento poteva dirsi certo: l'assassino
sembrava selezionare le sue vittime in un mondo
ben preciso, quello dei diseredati e dei vagabondi
senza tetto. Ness decise allora di mettere in
atto l'unico piano che sul momento la sua immaginazione
gli suggeriva. Due giorni dopo l'annuncio dell'ultimo
ritrovamento, aveva fatto rastrellare tutta la
bidonville cresciuta attorno a Kingsbury Run e
messo in guardina un bel po' di accattoni. Coincidenza
oppure no, le uccisioni si erano fermate. Due
fra i più attivi e impegnati fra gli investigatori
chiamati a risolvere il caso - dedicarono gran
parte delle indagini a cercare di scoprire quello
che loro chiamavano il «laboratorio del
macellaio». Ci fu un momento in cui credettero
di avercela fatta. Quando era stato scoperto il
corpo di Edward A., accanto gli agenti avevano
trovato una negativa nella quale si scorgeva il
poveretto disteso su un letto all'interno di una
camera. Pubblicata l'immagine su tutti i quotidiani,
con l'invito alta popolazione di collaborare,
alla polizia si era presentato un piccolo lestofante,
che aveva riconosciuto la stanza come la camera
da letto di un omosessuale di mezza età
che viveva nella casa con due sorelle zitelle.
Nel corso delle investigazioni, erano state riscontrate
tracce di sangue sul pavimento della stanza ed
era stato trovato un coltellaccio da cucina nascosto
in un baule. Ma le analisi dimostrarono che il
sangue apparteneva al padrone di casa, afflitto
da continue emorragie nasali, e che il coltello
non riportava la minima traccia di sangue umano.
Quando poi venne rintracciata una vittima del
maniaco mentre il sospetto omosessuale stava in
carcere con l'accusa di sodomia, era emerso che
non avrebbe potuto essere lui il serial killer,
il "macellaio" senza pietà. Poi
si era scoperta l'esistenza di un ubriacone che
andava in giro con grossi coltelli minacciando
di fare a pezzi il prossimo. Quando, in aggiunta,
si era saputo che D. aveva convissuto per qualche
tempo con lui, gli investigatori avevano pensato
di aver finalmente imboccato la pista giusta.
D. era stato immediatamente fermato e arrestato.
Negli interstizi delle doghe di legno del pavimento
del bagno vennero trovate tracce di sangue rinsecchito
e quando sui coltelli che l'uomo era solito portarsi
appresso venne confermata la presenza di gocce
di sangue raggrumate, le prove per l'incriminazione
si erano fatte pressoché schiaccianti.
E quando ancora, dopo un pressante interrogatorio,
D., un uomo trasandato e sporco, dagli occhi cisposi,
aveva confessato un omicidio, la stampa aveva
strombazzato l'evento: il "macellaio"
era stato finalmente catturato. Ma l'approfondimento
delle indagini menò un fiero colpo a questo
trionfalismo. Il "sangue" rinvenuto
nella camera da letto risultò non essere
affatto sangue, mentre la confessione di D. si
rivelò piena di omissioni in merito ai
particolari dell'ipotetico assassinio. Qualche
mese dopo, quando nell'agosto del 1939 D. era
stato trovato impiccato all'inferriata della sua
cella, l'autopsia rivelò un altro fatto
grave: il poveraccio era pieno di ecchimosi e
aveva due costole rotte, segno che le confessioni
che rilasciava gli erano state estorte con la
violenza. Le vittime dell'agosto del 1938 sono
le ultime del "macellaio" nella zona
di Cleveland. Infatti nel 1940 a Pittsburgh, dentro
vecchi garage abbandonati, vengono trovati i resti
di tre corpi decapitati. Alcuni componenti della
squadra investigativa di Ness sono subito chiamati
a operare, ma anche questa volta i pochi indizi
non consentono di investigare con profitto. E
il caso resta insoluto. Si parla nuovamente di
"macellaio pazzo" nel 1947, quando a
farne le spese è un'attricetta rampante,
Elizabeth Short - la settima vittima del serial
killer - che viene trovata orribilmente fatta
a pezzi. Ma immaginare che il "macellaio"
abbia potuto andare avanti per così tanto
tempo in questo suo terribile "mestiere"
è ipotesi che non regge, considerato che
questo genere di assassini prima o poi crolla
e si suicida. Una catena di delitti spaventosa,
quella del misterioso "macellaio". Eppure,
viene da domandarsi, come mai questi eventi non
ebbero mai la risonanza di quelli perpetrati da
Jack lo squartatore? Il motivo sta nel fatto che
nella metà degli anni Trenta, Cleveland
era una città di gran lunga più
violenta della Londra vittoriana degli anni Ottanta
del precedente secolo ed è quindi comprensibile
come la storia del "macellaio" americano
abbia sconvolto meno l'opinione pubblica che non
la sadica strage di prostitute perpetrata dallo
squartatore. Dieci anni prima dei fatti di Cleveland,
la regione era già stata sconvolta da un
altro massacro. In una discarica nei pressi di
New Castle, un centro a non più di 350
km a sudest di Cleveland, erano stati trovati
i corpi decapitati di ben sei donne. Le vittime
non furono mai identificate e la polizia arrivò
alla conclusione che le donne erano state giustiziate
nel corso di un regolamento di conti fra bande
di gangster rivali in lotta per il racket della
prostituzione. La discarica, ovviamente, era il
luogo ideale per eliminare i corpi. Uno dei protagonisti
di questa incredibile vicenda del "macellaio
pazzo", il commissario Ness - morto nel 1957
all'età di 54 anni - trascorse gli ultimi
dieci anni di vita in completa miseria. Nel 1941
per uno scandalo scoppiato a seguito di un incidente
mortale provocato da un pirata della strada, era
stato costretto a rassegnare le dimissioni come
responsabile della sicurezza cittadina. Nel 1947
era stato sonoramente sconfitto alle elezioni
a sindaco di Cleveland e da quel momento la sua
vita era cambiata, costringendo a rimediare qua
e là i lavori più umili e improvvisati.
«Era uscito di senno», ebbe a testimoniare
un collega che lo conosceva bene. Finché
nel 1953, dopo cinque anni di anonimato e dura
povertà, il suo nome era stato coinvolto
nel caso di una cartiera sul filo della bancarotta.
Ma era stato proprio tramite un amico della cartiera
che Ness era entrato in contatto un giornalista,
al quale aveva incominciato a raccontare la sua
storia di poliziotto e di come aveva fatto a sgominare
le bande criminali al tempo del proibizionismo.
Fra le tante cose, Ness gli aveva anche confessato
che a un certo punto era riuscito a scoprire l'identità
del "macellaio” di Cleveland e che
aveva fatto in modo di allontanarlo dalla città.
Questi erano i fatti. La deduzione suggeriva che
il killer fosse un uomo che poteva disporre in
piena libertà di una casa dove poter con
agio sezionare i cadaveri delle sue vittime e
di una macchina con la quale trasportare i macabri
carichi. Dunque non poteva trattarsi di un reietto,
né di un barbone. La perizia con cui i
corpi venivano mutilati lasciava intendere una
qualche conoscenza medica, forse persino qualcosa
di più. Il fatto poi che alcune fra le
vittime avessero una corporatura massiccia, faceva
ritenere che anche l'assassino non doveva essere
persona di piccola corporatura, osservazione,
fra l'altro, corroborata da un calco di impronta
di scarpa numero 44 attribuibile al maniaco rintracciata
presso il corpo di una delle vittime. Nel gruppo
che lavorava con lui alle indagini, Ness aveva
assegnato le investigazioni più delicate,
quelle da condurre nell'alta società cittadina,
a tre agenti fidati: Virginia Allen, Barney Davis
e Jim Manski. E proprio da Virginia - una donna
elegante e sofisticata a contatto con gli ambienti
più snob di Cleveland - Ness aveva avuto
la segnalazione riguardante un personaggio che
avrebbe potuto benissimo candidarsi come primo
fra i sospetti. L'uomo, che Ness chiamava "Gaylord
Sundheim" - era dotato di un fisico notevole,
proveniva da una famiglia benestante e si portava
dietro una storia di problemi psichiatrici alquanto
intricata. Aveva seguito studi di medicina. Quando
i tre agenti - definiti gli "intoccabili"
- si erano presentati alla porta della sua villa
per interrogarlo, l'uomo, volgendosi verso Virginia,
aveva sarcasticamente sorriso sbattendole la porta
in faccia. Allora si era mosso Ness, che lo aveva
invitato a pranzo, in un modo che non contemplava
repliche. L'uomo, pur lamentandosi, era stato
costretto ad accettare. Davanti a larvate accuse,
non aveva reagito, né ammettendo né
negando di essere il killer. Il passo successivo
era stato quello di sottoporlo alla macchina della
verità. Un ago scrivente aveva registrato
le reazioni emotive nascoste nelle risposte di
"Sundheim", convincendo sempre più
Ness che si trattava proprio del maniaco. Quando,
alla fine, il commissario lo aveva decisamente
attaccato, incolpandolo di essere l'artefice della
serie di massacri, con estrema naturalezza e calma
aveva semplicemente risposto: «Provatelo».
Dopo breve tempo, l'uomo si era fatto volontariamente
rinchiudere in un manicomio. Così facendo
si era reso completamente "inattaccabile",
perché quand'anche Ness avesse proseguito
con le accuse, lui se la sarebbe comunque cavata
invocando l'infermità mentale. Ness e Fraley
decisero di scrivere un libro. Nel 1957 uscì
The Untouchables, un successo strepitoso, dal
quale venne anche tratta una serie televisiva.
Ma Ness non fece in tempo a gustarsi questa soddisfazione,
perché il 16 maggio dello stesso anno veniva
stroncato da un infarto. Il fortunato libro era
stato pubblicato solo da qualche mese.
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