|
|
|
|
|
| |
LA
COMBUSTIONE UMANA SPONTANEA |
 |
Nella
serata di domenica 1° luglio 1951
la signora Mary Reeser, settantasette
anni, si sentiva particolarmente depressa
e se ne stava sola accoccolata sulla sua
poltrona preferita concedendosi una sigaretta.
Verso le 21 la sua colf, signora Pansy
Carpenter, le aveva dato un veloce saluto
di buonanotte e si era ritirata nella
sua cameretta. La Reeser però le
aveva detto di non avere sonno e che si
sarebbe goduta ancora un pò di
quella calda notte di St.
Petersburg, in Florida. Alle 5 del mattino
la signora Carpenter si era svegliata
di soprassalto, fortemente disturbata
da un acre odore di fumo. |
Pensando alla pompa dell'acqua surriscaldata -
cosa che a volte succedeva - era scesa in garage
per disattivarla e quindi era tornata a dormire.
Ma alle 8 in punto si era di nuovo svegliata.
Questa volta era il postino, che recapitava un
telegramma per la signora Reeser. Firmata la ricevuta,
la Carpenter si era affrettata verso la camera
della padrona. Aprendo la porta, aveva notato
con grande sorpresa che il pomello era caldo,
al punto da non poterlo girare. Allora si era
affacciata alla finestra e aveva chiesto aiuto
a due decoratori che stavano lavorando appena
al di là della strada. Entrato in casa,
uno di loro, messo uno straccio ripiegato sul
pomello, aveva spalancato la porta. La stanza
sembrava vuota, né si notavano segni d'incendio.
Poi la Carpenter aveva notato un grosso buco nel
tappeto, proprio nel punto in cui un tempo stava
la poltrona. Perché non ne erano rimasti
che pochi brandelli. Nel bel mezzo spiccava un
teschio umano, ridotto alla grandezza di una palla
da baseball e un grosso frammento di fegato, attaccato
a una vertebra. Accanto c'era un piede ancora
infilato in una pantofola di raso. Uno spettacolo
raccapricciante.
La povera signora Reeser era la vittima di un
inquietante e misterioso fenomeno: la combustione
umana spontanea, di cui sono noti alcune centinaia
di casi. Ciò malgrado, nel loro testo guida
Medicina forense, i dottori S.A. Smith e F.S.
Fiddes si peritano di asserire con sicumera: «La
combustione umana spontanea non può verificarsi,
dunque non esiste alcuna motivazione per cui se
ne debba parlare in questo contesto». Ecco
un esempio tipico di ottusità, in cui la
scienza denigra e rinnega ciò che non si
allinea alla sua aspettativa, ciò che esce
dal quadro canonico che essa si è fatto
della realtà fisica. Si tratta della stessa
cecità che spinse il pur grande chimico
Lavoisier a negare l'esistenza dei meteoriti.
Il caso della povera signora Reeser merita la
citazione perché viene anche ricordato
dall'esimio professor John Taylor nel suo libro
Science and thè Supernatural, un libro
che si prefigge di scardinare il paranormale,
una piaga che, secondo Taylor, altro non fa che
dare credito a eventi che non posseggono nulla
di scientifico. Ciò premesso e continuamente
sottinteso, tuttavia Taylor è praticamente
costretto dall'evidenza ad ammettere l'esistenza
di alcuni fatti singolari «ragionevolmente
convalidati» che la scienza stenta a spiegare
e fra questi, appunto, ricorda quello della signora
Reeser.
Ventinove anni dopo, nell'ottobre del 1980, un
caso di combustione spontanea viene osservato
da vicino. Ne è protagonista un pilota,
donna, la signora Jeanna Winchester. Mentre sta
viaggiando in auto lungo la Seaboard Avenue di
Jacksonville, in Florida, in compagnia di un caro
amico, Lesile Scott, tutto di colpo, il suo corpo
si incendia come dal nulla. La donna, terrorizzata,
grida di farla scendere subito dalla macchina.
Scott, ancor più spaventato, lascia il
volante e tenta disperatamente di spegnere le
fiamme con le mani. L'auto, intanto, si schianta
contro un palo del telegrafo. Al centro ustionati,
si appura che oltre il 20% del corpo della donna
è ustionato in modo grave. Per sua fortuna,
Jeanna sopravvive.
Nel 1976 Michael Harrison ha pubblicato un libro
sul fenomeno. Si intitola Pire from Heaven, vi
vengono citati dozzine di casi, da dove si evince
una delle peculiarità più singolari
della combustione spontanea, vale a dire che essa
quasi mai si estende oltre il soggetto aggredito
dal misterioso fuoco. Il lunedì di Pentecoste
del 1725 nella città francese di Reims,
Nicole Millet, moglie del proprietario della locanda
"Leon d'oro", viene trovata bruciata
su una poltrona rimasta intoccata. Il marito viene
accusato di omicidio. Ma un giovane chirurgo,
il dottor Claude-Nicholas Le Cat, tanto fa da
riuscire a convincere la giuria che in realtà
la combustione umana spontanea è possibile.
Il Millet viene così graziato e il verdetto
mutato: la donna era stata "visitata dal
fuoco divino". Il caso ispira un ricercatore
francese, Jonas Dupont, il quale si ripromette
di raccogliere tutta la casistica disponibile
su questo inesplicabile fenomeno. Frutto del suo
impegno è il volume intitolato De incendiis
corporis humani spontaneis, dato alle stampe a
Leida nel 1763.
Un altro celeberrimo caso di questo periodo è
quello della contessa Cornelia dei Bandi di Cesena,
sessantadue anni, ritrovata sul pavimento della
camera da letto dalla sua dama di compagnia. Anche
in questo caso uno spettacolo orribile: sulle
gambe rimaste intatte, c'era la testa mezza bruciacchiata,
tutto il resto del corpo era stato divorato dalle
fiamme, ridotto in cenere, mentre nell'aria fluttuavano
polveri impalpabili. Il letto si era preservato.
Le coperte erano discoste, come se la poveretta
avesse tentato di correre alla finestra, invano,
perché le fiamme l'avevano istantaneamente
divorata, lasciandola in piedi, così che
la testa le era caduta sul troncone delle gambe,
il resto del corpo miseramente distrutto. Al contrario
della moglie del taverniere Millet, la contessa
Cornelia non amava bere. (Una delle ipotesi più
diffuse che in quel momento storico veniva proposta
per spiegare la combustione spontanea chiamava
in causa la presenza di una ingente quantità
di alcol nel corpo del malcapitato).
Nel XIX secolo sono due gli scrittori famosi che
ricordano il fenomeno. Il primo è il capitano
Marryat, il quale prendendo spunto da un articolo
comparso sul «Times» nel 1832, fa
morire in tal modo Jacob Faithful, l'eroe del
suo omonimo romanzo, ridotto nel letto a «un
mucchietto maleodorante di cenere». Vent'anni
dopo, nel 1852, è la volta di Charles Dickens
in Casa desolata far morire di combustione spontanea
l'odioso ubriacone Krook, ridotto a un cumulo
di cenere, come un ciocco da camino consumato.
G.H. Lewes, l'amante di George Eliot, prendendo
proprio spunto dal romanzo di Dickens dichiara
che la combustione spontanea non esiste. Di rimando,
Dickens nella sua prefazione al romanzo lo contraddice,
citando la bellezza di trenta casi comparsi sui
giornali. Ciò malgrado, alla fine del pezzo
sul personaggio di Krook nella sua Enciclopedia
dickensiana (1924), l'autore Arthur L. Hayward
afferma in modo dogmatico: «L'eventualità
del fenomeno delle combustione umana spontanea
è stata finalmente e per sempre rinnegata».
Peccato che Hayward non precisi in virtù
di quale esperimento sia approdato a una tale
certezza.
Il libro di Harrison, un interessante insieme
di risultati di varie ricerche, non lascia adito
a dubbi in merito alla realtà del fenomeno
della combustione umana spontanea. Ma che cosa
la provoca? Molto correttamente, egli riconosce
l'impossibilità di offrire una risposta
logica, tuttavia offre alcuni spunti di considerazione.
Harrison cita lo studio di un dottore americano,
Mayne R. Coe junior, interessato alla telecinesi,
il potere della mente sulla materia. Lo stesso
Coe era capace di far ondeggiare delle sottili
strisce di alluminio infilate sulla punta di aghi
mettendoci sopra la mano: non ci pare nulla di
particolare, visto che si tratta senza dubbio
di una qualche forma di energia fisica magnetica.
Poi, con l'intento di sviluppare la sua bioelettricità,
Coe era passato allo yoga. Un giorno, mentre se
ne stava tranquillamente seduto in poltrona, era
stato percorso da una forte scossa elettrica che,
partendo dalla testa, gli aveva attraversato tutto
il corpo scaricandosi dai piedi, per sua fortuna
una corrente a alto voltaggio ma a bassa intensità.
Si era reso conto di possedere un notevole potenziale.
Appesa al soffitto tramite un cordino una scatola
di cartone leggero, se la stanza in cui sperimentava
era asciutta e secca, si era reso conto di poterla
fare ondeggiare lievemente operando a distanza,
semplicemente volendolo. Nel corso di un altro
esperimento si era "caricato" con una
corrente continua a 35.000 volt, scoprendo che,
in quelle condizioni, gli riusciva di far muovere
la scatola allo stesso modo. Tutto questo, per
dimostrare che durante i suoi esercizi mentali
produceva una corrente elettrica ad alto voltaggio.
In un'altra occasione, mentre si trovava in volo
a più di 6000 metri, con l'aria estremamente
secca, dopo essersi fatto "caricare"
con 35.000 volt in corrente continua, dal suo
corpo si erano sprigionate delle scintille. Secondo
Coe, questo poteva spiegare il fenomeno della
levitazione - quando lo yogi in stato meditativo
si solleva nell'aria - dove il corpo umano che
rappresenta la carica positiva viene respinto
dalla superficie terrestre a carica negativa.
Harrison menziona altri casi di uomini che si
comportano come vere e proprie "batterie"
viventi, persone "calamità" (sovente
si tratta di bambini) capaci di sviluppare una
carica elettrica incredibile. Nel 1877 si ricorda
il caso di Caroline Giare di Londra, nella regione
dell'Ontano, vera calamità umana in grado
di attirare gli oggetti metallici e dare una scossa
per nulla leggera fino a venti persone in catena
fra loro tenendosi per mano. All'epoca dei misteriosi
fenomeni, la giovane soffriva di turbe adolescenziali.
Frank McKinistry, di Joplin nel Missouri, in alcuni
momenti esercitava una forza magnetica così
potente da non essere in grado di staccare i piedi
da terra. Restava impalato sul posto, come inchiodato.
Al 1895 risale invece il caso della quattordicenne
Jennie Morgan di Sedalia, Missouri, in grado di
generare un potenziale elettrico così forte
da mettere al tappeto un uomo di grande corporatura.
Sovente, quando toccava o anche solo sfiorava
degli oggetti metallici, dai polpastrelli si sprigionavano
delle vere e proprie scariche con tanto di scintille.
In questo contesto, vale ricordare che molti adolescenti
al centro di fenomeni di poltergeist associano
a queste manifestazioni anche la capacità
di sviluppare potenzialità magnetiche ed
elettriche. Le cronache francesi del 1846 riportano
il caso di una ragazza di nome Angélique
Cottin divenuta una vera batteria elettrica umana.
C'erano volte in cui gli oggetti da lei toccati
schizzavano via violentemente e una volta un pesante
telaio di legno di quercia si era messo a "ballare"
non appena Angélique si era avvicinata.
Invece Esther Cox, di Amherst, nella Nuova Scozia,
ritenuta il "fuoco" attorno al quale
si manifestavano strani fenomeni paranormali,
possedeva un tale magnetismo da attirare posate
e coltelli anche da notevole distanza. Sembra
si presentino due tipi di cariche, negativa e
positiva.
Secondo il dottor Coe, ogni cellula dei muscoli
dell'uomo è assimilabile a una piccola
batteria e un solo centimetro cubico può
sviluppare non meno di 400.000 volt. (Il geniale
inventore Nikola Tesla era solito dimostrare che
il corpo umano è in grado di raccogliere
un immenso potenziale di cariche elettriche -
sufficiente a innescare la luminosità di
una lampada al neon - a condizione, ovviamente,
che l'intensità della corrente sia bassissima).
Ma anche questo non sembra fornire una spiegazione
plausibile per la combustione umana spontanea,
anche perché il punto cruciale delle dimostrazioni
di Tesla consiste nel fatto che tutto questo accade
senza sprigionamento fiamma. Ciò che la
innesca è l'intensità. (Provate,
con le giuste cautele, a collegare fra loro con
un cavo normale due batterie d'auto a 12 volt;
in un attimo il filo si fonde e se vi procurate
un cavo a sezione maggiore lo sentirete ber presto
caldo). Questo spiegherebbe come mai tutto ciò
che sta attorno a una povera vittima di combustione
spontanea non risulta danneggiato, semplicemente
perché non trattandosi di conduttori non
si verifica un passaggio di corrente.
Il fenomeno della combustione spontanea sembra
non fare differenza fra le vittime, che possono
essere sia persone anziane che giovani. Il 27
agosto 1938, a Chelmsford, Essex, mentre stava
danzando con grande energia, la ventiduenne Phyllis
Newcombe aveva incominciato molto stranamente
a brillare di una luminosità azzurrognola
e dopo un attimo si era trasformata in una torcia
umana, morendo in pochi minuti. Nell'ottobre dello
stesso anno, una ragazza di nome Maybelle Andrews,
mentre stava allegramente danzando in un night
di Soho con il suo ragazzo, Billy Clifford, si
era incendiata spontaneamente, con le fiamme che
si erano sprigionate dalla schiena, dal petto
e dalle spalle. Il ragazzo, seriamente ustionatosi
nel tentativo di aiutarla, testimoniò che
in quella sala non c'era alcuna fiamma libera
e che il rogo si era scatenato fuoriuscendo dal
corpo della povera Maybelle. Mentre la stavano
portando al pronto soccorso la giovane era morta.
In casi come questi è evidente che la frenetica
attività danzante sembrerebbe essere la
causa scatenante del misterioso fenomeno, innescando
elettricità di natura statica. Michael
Harrison, in proposito, sottolinea come la "danza
rituale" a cui ricorrono le tribù
primitive serva appunto per riscaldare l'atmosfera
e far crescere la tensione. A suo parere è
proprio ciò che succede in questi casi.
Sempre Harrison mette in evidenza una curiosità
legata a collegamenti geografici. Il 13 marzo
1966 tre uomini morirono contemporaneamente di
combustione spontanea. John Greeley, il timoniere
della nave Ulrich, venne ridotto in cenere a pochi
chilometri a ovest di Fiùsterre; a Upton-by-Chester,
il camionista George Turner, venne trovato carbonizzato
vicino a una ruota del suo camion, che era scivolato
in un fosso; a Nimega, in Olanda, il diciottenne
Willem ten Bruik era morto arso vivo accanto alla
sua macchina. Come accade in questi casi, tutto
ciò che stava attorno vittime non aveva
riportato alcuna bruciatura. Harrison osserva
che al momento della loro misteriosa morte i tre
malcapitati si trovavano ai vertici di un triangolo
equilatero, dal lato lungo circa 550 km. Come
poter escludere che la superficie terrestre non
emetta essa stessa delle scariche di energia elettrica,
secondo uno sconosciuto schema triangolare?
Un altro ricercatore, Larry Arnold, ha espresso
le sue ipotesi nel numero di gennaio del 1982
della rivista «Frontieriof Science».
Si tratta della teoria detta delle ley lines,
correnti di energia tellurica che solcano la superficie
terrestre. Alfred Watkins, l'uomo a cui si deve
la scoperta di queste linee, fa notare come proprio
lungo queste linee ricorrano moltissimi punti
brent, un vocabolo che nell'antico inglese significa
"linciato". Altri "cacciatori di
ley lines" suggeriscono che i grandi cerchi
megalitici di pietre starebbero proprio a ridosso
di nodi ley cruciali, nei punti in cui più
linee telluriche energetiche si incrociano. Viene
spontaneo, a questo punto, notare come quasi sempre
ai cerchi di pietre si associ la tradizione della
danza: pensiamo a Merry Maidens in Cornovaglia
oppure alla stessa Stonelenge, popolarmente nota
col nome di "Danza dei giganti". Storici
e studiosi affermano che questi luoghi erano dedicati
alle danze sacre proprio perché i danzatori,
trovandosi a ridosso delle linee di forza, potessero
caricarsi di energia tellurica. A Larry Arnold
dobbiamo la redazione di almeno una dozzina di
interessanti mappe di leys in Inghilterra, molti
ti quali associati con misteri collegabili al
fuoco. Secondo Arnold esiste una "linea di
fuoco" (così ama chiamarla) lunga
circa 650 km che tocca cinque città dove
si verificarono ben dieci casi di misteriosi fuochi.
Ma non basta. Sempre in queste zone si sarebbero
verificati eventi di combustione spontanea, con
una frequenza per lo meno sospetta. A corroborare
la sua tesi cita quattro casi di combustione umana
spontanea verificatisi fra il 1852 e il 1908.
Harrison è convinto che il misterioso fenomeno
della combustione umana sia da ricondursi a una
bizzarria della mente. Una sorta di corto circuito,
in cui la mente in qualche modo influenza il corpo,
inducendolo a cariarsi di un potenziale elettrico
assolutamente anomalo. La risposta potrebbe trovarsi
in ciascuna di queste due ipotesi, oppure, come
sostiene qualcuno, in una combinazione di ambedue.
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|