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LA
CRIPTA DELLE BARBADOS |
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La
cripta delle Barbados, il mistero delle
bare rimosse.
Il 9 agosto 1812 la bara dell'onorevole
Thomas Chase, uno schiavista delle isole
caraibiche Barbados, veniva fatta scendere
nella cripta di famiglia.
Appena scostata la grande lastra marmorea
che chiudeva la tomba, la luce delle fiaccole
illuminò qualcosa di strano. Una
delle tre bare già contenute nella
camera sepolcrale era rovesciata. Un'altra,
quella di un bambino, giaceva sottosopra
in un angolo. Appariva a tutti ovvio che
la cripta era stata profanata. Eppure,
a ben guardare, non c'era alcun segno
di manomissione.
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Rimessi
i sepolcri al loro posto, la tomba era stata accuratamente
richiusa. Quando la notizia si diffuse, la gente
del posto non ebbe dubbi: erano stati certamente
gli schiavi negri a combinare quel pandemonio,
dal momento che Chase e la sua famiglia non meritavano
altro, crudeli e senza scrupolo com'erano. Non
per nulla, la terza delle tombe già presenti
nella cripta era quella della figlia di Chase,
Dorcas Chase, suicidatasi solo un mese prima per
sottrarsi, si mormorava, alla brutale violenza
del padre. Passano quattro anni e questa volta
- è il 25 settembre del 1816 - tocca alla
minuscola bara di un bambino di appena undici
mesi, Samuel Brewster Ames, ad essere condotta
nella tomba di famiglia. Ancora una volta la stanza
è tutta a soqquadro. Qualche ignota mano
ha deposto a terra le quattro bare, compresa quella
di Thomas Chase che solo a stento otto uomini
robusti erano riusciti a sistemare il giorno del
funerale. Di nuovo si rimette tutto a posto e
la cripta viene risigillata con cura e attenzione.
Dopo circa due mesi era ancora ora di riaprirla
per accogliere la salma di Samuel Brewster, uno
della famiglia ucciso in aprile nel corso di una
rivolta di schiavi e temporaneamente sepolto altrove.
Tutti i sepolcri erano in disordine. Ancora una
volta si pensò alla vendetta degli schiavi
negri; ma il mistero era egualmente insoluto:
come riuscivano a penetrare? Le grandi lastre
di marmo erano state ogni volta cementate e ogni
volta non c'era traccia di effrazione. Una delle
bare - quella della signora Thomazina Goddard,
la prima a essere stata introdotta nella cripta
- aveva tutte le tavole scompaginate, come se
qualcuno si fosse accanito con una violenza estrema.
Per far fronte temporaneamente alla situazione,
le assi di legno erano state rimesse insieme con
delle corde e la bara appoggiata contro una parete.
Poi, visto che la cripta era di dimensioni ridotte
(3,5 m per poco meno di 2), le bare più
piccole erano state risistemate sopra quelle più
grandi. Alla fine, per l'ennesima volta, il posto
era stato rinchiuso e sigillato. A questo punto
la macabra storia aveva fatto il giro delle isole,
suscitando grandi emozioni. In breve la Chiesa
di Cristo e il suo rettore, il reverendo Thomas
Orderson, si trovarono al centro della preoccupazione
popolare. Se con i curiosi e verso coloro che
erano alla caccia di sensazionalismi, il reverendo
si mostrava alquanto intransigente, a chi lo interrogava
senza morbosità, raccontava che, essendo
pure lui ansioso di risolvere il singolare mistero,
non aveva esitato ad accogliere l'invito del magistrato
locale e assieme a lui aveva compiuto alcune perlustrazioni
che però non avevano dato alcun esito.
Come i vandali potessero infilarsi nella cripta
continuava dunque a restare un mistero. Non solo
non esisteva alcun passaggio segreto, ma, sia
le pareti che il pavimento e il soffitto a botte,
risultavano ben scavati nella solida vena di roccia
calcarea. E se il disordine fosse stato provocato
da qualche infiltrazione di acqua si sarebbero
senz'altro trovate indiscutibili tracce; senza
dimenticare che era del tutto improbabile che
pesantissimi sarcofaghi potessero galleggiare.
In merito poi alla teoria che stava poco a poco
facendosi strada presso i nativi indigeni, vale
a dire che la cripta fosse maledetta e che in
essa agissero forze di ordine soprannaturale,
ovviamente Orderson non poteva che far orecchio
da mercante. Quando un altro membro della famiglia
morì, l'attesa per quella nuova inumazione
era febbrile. Il 7 luglio 1819 (qualcuno riporta
la data del 17) toccò alla signora Thomazina
Clarke essere introdotta nel sepolcro, ben rinchiusa
in una bella cassa di prezioso legno di cedro.
Per rimuovere l'abbondante cemento che sigillava
la porta d'ingresso ci volle un bel po' di tempo,
ma anche una volta rimosso la porta non voleva
saperne di schiudersi. Immediatamente dietro,
infatti, stava appoggiata la bara di Thomas Chase,
che l'ultima volta in cui si era scesi nella cripta
era stata sistemata a buona distanza. Anche tutti
gli altri sacelli erano stati violati, con la
sola eccezione della bara della signora Goddard,
quella tenuta insieme con delle funi. Prova ulteriore
che non si poteva comunque parlare di inondazione,
perché altrimenti non si sarebbe potuto
spiegare come mai pesanti sarcofaghi di pietra
avessero potuto galleggiare sull'acqua e una bara
di legno no. Uno dei primi a penetrare nella tomba
era stato il governatore, Lord Combermere, il
quale davanti a tanto disastro aveva immediatamente
disposto un'inchiesta. Ma solo per verificare
ciò che il reverendo Orderson già
sapeva: non esisteva alcun passaggio o transito
rintracciabile che consentisse a chicchessia di
penetrare nella cripta, né una botola dal
pavimento e neppure qualche cavità dalla
quale potesse infiltrarsi dell'acqua. Prima di
richiudere la tomba, il governatore aveva dato
ordine di lasciare uno spesso strato di sabbia
sul pavimento, al fine di poter registrare le
impronte di chi si fosse furtivamente introdotto.
Poi, di nuovo, la porta di accesso era stata richiusa
con abbondante cemento. Come ultimo tocco, Combermere
aveva addirittura posto il proprio sigillo personale
sullo stipite, così che nessuno avrebbe
potuto passare da lì senza forzare la porta
e lasciare un segno inequivocabile. Otto mesi
dopo, il 18 aprile del 1820, nel corso di un party
tenuto presso l'abitazione del governatore, la
discussione, come sovente accadeva, si era nuovamente
focalizzata sull'enigma della tomba costantemente
violata. Eccitato dal ricordo, Combermere aveva
deciso, seduta stante, di andare a dare un'occhiata
sul posto, per verificare se le precauzioni adottate
si fossero rivelate efficaci. Il gruppo era composto
di nove persone, fra cui il governatore, il rettore
e due esperti muratori. Il cemento che fermava
la porta di accesso era intatto e così
il sigillo, quindi nessuno aveva violato il passaggio.
Aperta la porta erano scesi nella cripta. Ogni
cosa era sottosopra. La piccola bara di un bambino
era stata trasportata addirittura sulla scalinata
discendente e ostruiva il transito, mentre quella
di Thomas Chase era stata rovesciata. Di nuovo,
la sola intoccata risultava quella della signora
Goddard, trattenuta con le corde. La sabbia depositata
sul pavimento non rivelava alcuna impronta. A
lungo i due esperti muratori avevano perlustrato,
battendo con i martelli, pareti, soffitto e pavimento
alla ricerca di qualche passaggio segreto o botola
nascosta. Il mistero non poteva trovare alcuna
soluzione. Allora il governatore aveva ordinato
di estrarre tutte le bare e di seppellirle in
qualche altro luogo. Così era stato fatto
e la cripta era rimasta completamente deserta.
Nessuno fra i tanti autori e ricercatori che riportano
questo strabiliante caso è mai riuscito
a offrire una soluzione convincente. Le spiegazioni
naturali più logiche sono quelle dell'inondazione
o di scosse telluriche. Ma la prima causa non
solo avrebbe anche smosso la cassa in legno della
Goddard ma avrebbe portato via la sabbia sul pavimento,
senza contare che piogge così consistenti
da provocare una inondazione non sarebbero certo
passate inosservate. Lo stesso dicasi per le scosse
di terremoto, che per scoperchiare e ribaltare
bare così pesanti, sballottandole come
dadi in un bicchiere, sarebbero state avvertite
ovunque nell'isola. Conan Doyle suggerì
l'ipotesi di esplosioni all'interno della cripta,
provocate dagli influssi negativi concentrati
degli schiavi negri, capaci di far saltare le
bare innescando i gas esplosivi originati dalla
decomposizione. Ovviamente, non c'è niente
di più assurdo. Tuttavia, una spiegazione,
diciamo così, soprannaturale potrebbe essere
l'unica in grado di dare ragione del mistero.
Correva voce presso la gente, che lo strano fenomeno
aveva incominciato a manifestarsi solo dopo che
nella tomba di famiglia era stata deposta una
donna che si era suicidata. Stando alla teoria
supernaturale, le anime delle altre persone sepolte
non l'avrebbero accettata: da qui i continui sconvolgimenti.
Ma, come ben sappiamo, la movimentazione di lastre
e bare comporta la fenomenologia del poltergeist
e tutti i ricercatori sono d'accordo nel sostenere
che per attivare un simile evento è necessaria
una forte "sorgente energetica" come,
per esempio, l'instabilità di una personalità
in fase di formazione come quella di un adolescente.
Ma, evidentemente, una cripta piena solo di morti
non può in alcun modo fornire un simile
motore primo energetico. Per i negri locali si
trattava, ovviamente, di voodoo in piena regola,
ossia la manifestazione di una potente forza magica
messa deliberatamente in moto dall'azione di un
mago o di uno sciamano, con lo scopo di assecondare
la vendetta degli schiavi soggiogati da Chase
e dalla sua famiglia. Certo, si tratta di un'ipotesi
che suona per lo meno azzardata, ma resta ancora
oggi l'unica disponibile, in qualche modo accreditata.
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