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LA
MISTERIOSA MORTE DI MARY ROGERS |
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Quella
che all'epoca dei fatti - il 1841 - venne
considerata con grande scalpore la misteriosa
morte della "sigaraia" Mary
Rogers, oggi a New York meriterebbe, si
e no, un trafiletto in qualche angolo
di pagina di un quotidiano. Il fatto che
il caso non venne mai risolto, fu la molla
che mosse l'interesse di Lidgar Allan
Poe, che lo seppe trasformare nella più
classica delle storie politesene. A circa
mezzo secolo di distanza dalla morte della
ragazza, si ritenne che l'ipotesi suggerita
da Poe potesse in parte essere corretta,
al punto che uno scrittore arrivò
a pensare che lo stesso Poe potesse essere
coinvolto nell'allaccio. Mary Cecilia
Rogers era nata a New York nel 1820. |
La
madre, rimasta vedova quando la bimba aveva solo
cinque anni, sbarcava il lunario gestendo camere
in affitto in Nassau Street. Crescendo, Mary era
diventata una gran bella ragazza slanciata, dai
capelli corvini. La sua avvenenza aveva attirato
l'attenzione di un negoziante, un certo John Anderson,
che mandava avanti un negozio di sigari a Broadway,
il quale le propose di diventare la sua commessa,
la sua sigaraia. Proposta alquanto spudorata,
se si pensa che la New York del tempo era ancor
più “vittoriana” e bigotta
di Londra e che una rivendita di sigari era ovviamente
solo frequentata da uomini, giovani e meno giovani,
più o meno incalliti fumatori. "Esporsi"
davanti a una tale clientela non era visto di
buon occhio. La madre, infatti, si era opposta,
ma alla fine l'entusiasmo della ragazza era riuscito
a prevalere anche sulle sue obiezioni. In breve
il lavoro di Mary aveva dato ottimi frutti, attirando
al negozio molti nuovi clienti, questo sebbene
la giovane continuasse a mantenere un comportamento
assolutamente irreprensibile. Anche se a volte
il suo sorriso pareva accattivante e pieno di
promesse, non c'era offerta che non venisse sonoramente
respinta. Dopo aver lavorato assiduamente per
dieci mesi nel negozio di Anderson, un giorno
del gennaio del 1841 Mary non si era più
presentata, era come sparita all'improvviso. La
madre non aveva la minima idea di dove potesse
trovarsi. Scrive Duke: «Anche il suo datore
di lavoro, il signor Anderson, non sapeva capacitarsi
della sua scomparsa». La polizia si era
attivata e la notizia era comparsa sui giornali.
Ma sei giorni dopo, Mary era riapparsa, tirata
e all'apparenza malata, dicendo che era andata
a fare visita ad alcuni parenti lontani. Mamma
e datore di lavoro si erano accontentati della
spiegazione. Quando però nel quartiere
erano incominciate a girare voci in cui si diceva
che Mary durante l'assenza dal negozio era stata
vista in compagnia di un bell'ufficiale della
Marina, la ragazza, a soli pochi giorni dal rientro
a casa, era di nuovo scomparsa da Broadway, questa
volta definitivamente. Un mese dopo la madre aveva
ricevuto la notizia del suo fidanzamento con un
uomo che era stato un suo affittuario, un impiegato
di nome Daniel Payne. Cinque mesi dopo, domenica
25 luglio 1841, alle 10 in punto del mattino Mary
aveva bussato alla porta del fidanzato annunciandogli
che stava per recarsi a trovare una zia in Bleecker
Street. Payne le aveva risposto che sarebbe passato
a chiamarla verso sera. Il giovane aveva pure
lui passato la giornata fuori casa, poi, scoppiato
un violento temporale, aveva deciso di rientrare,
senza passare da Mary, che avrebbe così
potuto dormire dalla zia. La madre anche si era
detta d'accordo. Ma quando il giorno dopo Mary
non aveva fatto ritorno a casa, la madre aveva
incominciato a preoccuparsi. Quando Payne, tornato
dal lavoro, lo aveva saputo, si era precipitato
a casa della zia - una certa signora Downing -
vedendo crescere ulteriormente la sua agitazione
nel venire a sapere che la ragazza non era affatto
andata a farle visita. Due giorni dopo, il mercoledì,
tre pescatori su di una barca, mentre si trovavano
nelle acque di Castle Point, a Hoboken, avevano
rinvenuto il cadavere di una donna. Era la povera
Mary. Stando alla cronaca riferita dal «New
York Tribune», il corpo era «orribilmente
mutilato e seviziato». Mary era completamente
vestita, anche se gli abiti erano tutti rovinati
e le mancava il bustino. Un pezzetto di pizzo
strappato dall'orlo della gonna le era stato conficcato
così profondamente nella gola da non essere
neppure visibile a una prima osservazione. L'autopsia
confermò ciò che ci si aspettava:
la ragazza era stata brutalmente violentata. Abbastanza
stranamente, il fidanzato Daniel Payne, si rifiutò
di andare a riconoscere il corpo, pur essendo
stato fra i più attivi ricercatori della
ragazza per tutta la città, Hoboken compresa.
Dopo essere stato interrogato dalla polizia, Payne
era stato subito rilasciato. Passata una settimana
senza alcun novità, era stata fissata una
lauta ricompensa. Poi il coroner aveva ricevuto
la lettera anonima di un uomo - il quale giustificava
il periodo di silenzio per motivi che definiva
di "prudenza" - che diceva di aver visto
Mary Rogers la domenica pomeriggio, giorno della
sua sparizione. La ragazza era scesa da un'imbarcazione
con sei loschi figuri e con loro si era inoltrata
nel bosco, ridendo e scherzando ad alta voce,
come se non ci fosse stato alcun problema né
costrizione. Immediatamente dopo, era attraccata
una barca da cui erano scesi tre gentiluomini.
Uno di questi, fermati due pescatori, aveva domandato
se avessero per caso notato una ragazza in compagnia
di sei uomini. La risposta, ovviamente, era stata
affermativa. Uno dei pescatori aveva anche sottolineato
l'allegria della ragazza. Dopo di che il trio
era risalito in barca per dirigersi verso New
York. Rintracciati, i due avevano confermato ogni
cosa. Tuttavia, pur conoscendo Mary di vista,
nessuno di loro si sentiva di asserire in tutta
certezza che la giovane ridente fosse davvero
Mary Rogers. La successiva importante informazione
era arrivata da un cocchiere, un certo Adams,
il quale disse di aver notato Mary arrivare allo
scalo Hoboken in compagnia di un uomo ben piantato,
vestito elegantemente. Si erano fatti indurre
alla taverna "Nick Mullen”. La locanda
era tenuta da una certa signora Loss, la quale
testimoniò alla polizia che la coppia,
dopo essersi «riposata e rinfrescata»,
se n'era andata dirigendosi verso il bosco. Qualche
momento dopo aveva udito delle grida provenire
da laggiù, ma dal momento che il luogo
«non era proprio un posticino raccomandabile»
non ci aveva fatto caso più di tanto. A
due mesi dall'assassinio, il 25 settembre, alcuni
ragazzi che stavano giocando nel bosco avevano
trovato il corpetto mancante di Mary assieme a
un biglietto, e poi una sciarpa in seta, un parasole
e un fazzoletto con le iniziali "M.R.".
Il fidanzato di Mary, Daniel Payne, qualche tempo
dopo si suicidò in quello stesso punto.
Venne arrestato un giocatore d'azzardo, Joseph
Morse, che viveva in Nassau Street, sospettato
dell'omicidio, dal momento che alcuni testimoni
dichiaravano di averlo visto in compagnia di Mary
la sera in cui era scomparsa. Combinazione, proprio
il giorno dopo l'assassinio, Morse aveva lasciato
New York. Fatti gli opportuni accertamenti, Morse
era però stato rilasciato, in forza di
un alibi, come si suoi dire, di ferro, avendo
ampiamente dimostrato di aver trascorso il pomeriggio
di domenica a Staten Island in compagnia di un'altra
giovane donna. In un singolare resoconto, comparso
sul quotidiano «Tribune», si lesse
che Morse era convinto che la giovane donna con
la quale aveva trascorso la giornata fosse Mary
Rogers e che quando aveva saputo del corpo ritrovato
aveva paventato si fosse suicidata a seguito di
ciò che era successo fra loro: lui aveva
tentato di usarle violenza, mentre si trovavano
nella sua camera. Quando era venuto a sapere che
la ragazza era ancora viva e vegeta, aveva tirato
un gran respiro di sollievo. Questo per quanto
riguardava le indagini. L'anno dopo, nel 1842,
usciva in tre puntate il racconto di Poe intitolato
“Il mistero di Marie Rogers”. Chiunque
creda di trovarvi la soluzione del delitto vero,
quello di Mary Rogers, è bene consideri
la questione con estrema precauzione. Poe immagina
che Mary non sia stata uccisa da una banda, ma
da un solo individuo. Il solo scopo sarebbe stato
quello della violenza sessuale. Quando, qualche
tempo dopo però, venuto a sapere della
ventilata ipotesi che la ragazza fosse morta a
seguito di un aborto, Poe aveva rivisto la sua
storia, modificandola in parte. Dai segni di lotta
rintracciati nel bosco e dalle tumefazioni del
volto, Poe dedusse che la ragazza venne uccisa
da un uomo solo, perché se fossero stati
in tanti a concorrere alla sua uccisione certamente
l'avrebbero massacrata in modo assai peggiore.
Gli abiti arrotolati attorno al corpo, però,
avrebbero potuto servire come punti di presa,
delle maniglie, per poterla trasportare, assecondando
la teoria del gruppo, anche se la testimonianza
di due dei pescatori che avevano recuperato il
corpo non dava segni di aver notato questo particolare.
Ma, a parte questa osservazione, si deve riconoscere
che le obiezioni fatte da Poe a proposito della
teoria del gruppo ebbero comunque un notevole
peso. In un articolo comparso sul una rivista,
due giornalisti suggeriscono l'ipotesi che lo
stesso Poe potesse essere l'assassino. Stando
a un testimone, Mary era stata notata in compagnia
di un uomo, elegante, alto e di carnagione scura.
Poe era olivastro di pelle e solitamente elegante,
ma non poteva certo dirsi un uomo alto, poco più
di un metro e sessanta. Forse l'aveva uccisa in
un raptus di «pazzia provocata dall'alcol».
Proprio nel 1841, Virginia, la moglie, stava morendo
di tisi e Poe si trovava in una condizione psichica
certamente instabile. Scriverà, più
tardi: «Divenni folle, con lunghi intervalli
di orribile normalità - in questi momenti
di vuoto bevevo soltanto, solo Dio sa quanto».
Eppure non uno dei numerosi suoi biografi ha mai
descritto Poe come una persona violenta, anzi,
molti enfatizzano esattamente il contrario, vale
a dire la sua affabilità e gentilezza.
La Storia, lo sappiamo, è piena di uomini
di genio dediti all’alcol - basti pensare
a Ben Jonson o a Caravaggio - capaci anche, in
condizioni di alterazione psichica, di sfidare
a duello e uccidere un uomo; ma non esiste un
solo caso in cui un artista abbia consumato in
modo deliberato un omicidio. In aggiunta, nessuno
fra i testimoni aveva segnalato che l'uomo visto
con Mary Rogers sembrasse ubriaco. È per
questo, a nostro avviso, che la figura di Poe
come demoniaco assassino della povera sigaraia
deve senz'altro essere abbandonata e relegata
nel reame delle ipotesi fantasiose. Ciò
che Poe nel 1842 sembra non sapere è che
il datore di lavoro di Mary, il signor Anderson,
era stato a lungo sospettato dalla polizia, anche
se poi, alla fine, era stato rilasciato come tutti
gli altri fermati. Ma mezzo secolo dopo, nel 1891,
erano emersi altri importanti particolari. Si
venne a sapere che Anderson - all'epoca ormai
morto da dieci anni - era diventato ricchissimo
e si era trasferito a Parigi. Da quello che aveva
raccontato agli amici, aveva trascorso «giorni
terribili a causa di lei» (Mary Rogers)
e si sentiva in contatto col suo spirito. Alla
sua morte, gli eredi avevano reclamato le sue
fortune e nel 1891 la figlia aveva contestato
il testamento asserendo che quando il genitore
l'aveva siglato non era più in grado di
intendere e di volere. Il caso era approdato in
tribunale, ma la documentazione era andata distrutta.
Ma un avvocato, Samuel Copp Worthen, amico intimo
di Laura Appleton, la figlia di Anderson, era
venuto a sapere che presso gli uffici dell'impresa
gestita da Anderson esisteva una copia degli atti
del caso della Corte Suprema di New York, e si
era dato da fare per recuperarli. Ciò che
era emerso era stato oggetto di un lungo articolo
che Worthen aveva pubblicato in un numero del
1948 di «American Literature». Si
era così venuto a sapere che nei lunghi
interrogatori cui la polizia aveva sottoposto
Anderson, l'uomo era “uscito di testa”,
al punto addirittura da rinunciare alla sua prevista
candidatura a sindaco di New York, nel timore
che qualcuno potesse mai scoprire quel suo segreto.
Ma la parte più significativa della sua
testimonianza stava nell'ammissione di aver sostenuto
per Mary Rogers le forti spese per un aborto e
che quel «peso continuava a portarselo dietro»,
pur precisando con vigore che «lui, da parte
sua, non aveva nulla a che vedere con quella faccenda».
Questo ben spiegherebbe l'improvvisa assenza di
una settimana di Mary e il suo aspetto stanco
e malato al ritorno e forse anche la successiva
pressoché immediata nuova sparizione, dovuta
non tanto alle malelingue a proposito del giovane
ufficiale di Marina, quanto alla necessità
di prolungare ancora di qualche tempo la convalescenza.
La teoria proposta da Worthen sostiene che a sei
mesi dal primo, Mary era stata costretta a un
secondo aborto e ancora una volta era andata a
battere cassa dal suo datore di lavoro, il signor
Anderson. Quando la domenica mattina era uscita
di casa, era diretta a Hoboken per sottoporsi
all'intervento abortivo. (Non per nulla, tra le
tante, girava anche la storia secondo la quale
la signora Loss, la locandiera, in punto di morte,
avesse confessato che Mary Rogers era proprio
morta dissanguata a seguito di un aborto non riuscito.
Una storia mai considerata, ma verso la quale
ad un certo momento delle indagini si era decisamente
volta l'opinione degli investigatori. Mary, dunque,
era morta durante l'aborto e il corpo era stato
gettato nel vicino fiume per coprire l'illecita
ma soprattutto i protagonisti, l'uomo dalla pelle
olivastra visto con lei allo scalo e la famiglia
Loss, che aveva affittato la stanza per l'intervento.
Fino a che punto questa ipotesi si adatta ai fatti
così come li conosciamo? La risposta è
questa: assai bene, specie se assumiamo come concreta
l'eventualità che il padre del secondo
nascituro fosse Daniel Payne, visto che Mary non
aveva intenzione di sposarlo e, probabilmente,
non aveva affatto troncato la precedente relazione
con l'altro amante. (Nulla si è chiarito
in merito, anche se è più che plausibile
immaginare che l'uomo fosse proprio il signor
Anderson). Ciò assodato, immaginiamo che
Payne fosse al corrente che Mary stava recandosi
a Hoboken per sottoporsi all'aborto. Immaginiamo
anche che la gravidanza fosse appena all'inizio
e che dunque l'operazione non l'avrebbe stremata
più di tanto, tenendo anche nel giusto
conto il fatto che la ragazza già era andata
incontro a un aborto dal quale si era ripresa
nel giro di una settimana, pur uscendone debilitata.
Quasi certamente la madre di Mary era al corrente
di ogni cosa. Duke commenta: «Era opinione
comune al tempo dei fatti, che la mamma della
ragazza sapesse ben più cose di quante
ne aveva confessate alla polizia a proposito dell'amante
segreto della figlia». Che dire, allora,
delle testimonianze a proposito della banda di
sei uomini? Niente di particolare, perché
non è affatto detto che quella ragazza
fosse veramente Mary Rogers. Piuttosto, è
probabile che la lettera anonima in cui si raccontava
di aver visto Mary inoltrarsi nel bosco in compagnia
di sei uomini sospetti, poteva tranquillamente
trattarsi di un falso, una missiva scritta dalla
stessa signora Loss o da uno dei suoi amici: la
località di spedizione era Hoboken. Il
passo successivo sarebbe stato quello di convincere
due amici a presentarsi a testimoniare di essere
i due pescatori che avevano veduto Mary entrare
nel bosco e, interrogati sul molo, ne avevano
dato conferma ai tre misteriosi uomini eleganti
scesi dall'imbarcazione... Il risultato sarebbe
stato un perfetto depistaggio che avrebbe condotto
le indagini degli inquirenti verso tutt'altre
direzioni rispetto a quella vera. Che dire, poi,
del corpetto trovato nel bosco? Guarda caso, particolare
niente affatto da trascurare, esso era stato trovato
da una delle figlie della signora Loss. Il corpetto,
come tutti gli altri oggetti poi ritrovati, avrebbe
potuto essere stato dimenticato nella stanza,
quando, una volta spirata, Mary era stata prelevata
nel cuore della notte per essere gettata nel fiume,
e quindi abbandonato nel bosco in un punto in
cui la vegetazione spezzata e calpestala avrebbe
potuto far pensare a una colluttazione. Infine,
che dire in merito alla presunta violenza carnale
subita da Mary? Su questo, in apparenza, sembrava
insistere il rapporto del giudice; ma in realtà
non è chiaro se la poveretta venne visitata
a questo fine da un medico e, se si, quali furono
le sue conclusioni. Ciò che di certo si
sa è che quando era stato trovato, il corpo
della giovane aveva già iniziato a decomporsi
e che, a causa del torrido luglio di quell'anno,
da lì a poche ore era stata inumata, cosa
che avrebbe difficilmente consentito di espletare
tutte le operazioni investigative necessarie sul
cadavere. A questo proposito vale ricordare che
nel 1841 la medicina legale stava compiendo i
primissimi passi ed è fortemente dubbio
che qualcuno si sia preoccupato di prelevare un
campione vaginale per verificare la presenza o
meno di seme maschile. Ciò che a una superficiale
osservazione erano sembrati i segni di uno stupro,
avrebbero potuto benissimo essere invece quelli
di un disgraziato aborto malriuscito. Duke riferisce
del suicidio di Daniel Payne, il fidanzato di
Mary, e scrive: «Egli si andò ad
uccidere nel medesimo punto in cui si diceva che
la sua beneamata ragazza fosse stata violentata».
Altri autori si sono interrogati sulla questione
Il suicidio di Payne sembra certamente doversi
collegare al fatto che il figlio che Mary Rogers
stava aspettando era suo. Certo, pensare che uno
dei casi di omicidio considerati più intriganti
di tutta la storia del crimine si riduca alla
fine molto semplicemente a un tentativo di aborto
non riuscito, è una cosa abbastanza irritante.
Ma perché sono ancora oggi così
pochi coloro che lo sanno? In buona parte perché
Poe, con il suo racconto, ha sin da subito depistato
da questa traccia. Nell'edizione delle opere di
Poe comparsa nel 1850, a un anno dalla sua morte,
il racconto di Marie Rogers compare con una nota
a margine in cui si dice: «Vale la pena
ricordare... che le confessioni di due persone
- una di queste la signora Dulac del racconto
(corrispondente alla signora Loss) - rese in momenti
differenti molto dopo la pubblicazione, hanno
rivelato in tutto, non solo la conclusione generale
dei fatti, ma anche i più minimi dettagli
che consentono di ritenere tali conclusioni senz'altro
attendibili». Questo è ovviamente
impossibile. L'unica cosa che la signora Loss
sembra abbia ammesso è che la povera Mary
era morta a seguito delle emorragie derivate dall'aborto
praticato in una stanza della sua locanda. Invece
l'ipotesi di Poe contempla un uomo che colpisce
in un momento passionale, e che poi trascina il
cadavere fino al mare. La soluzione più
credibile opta per una morte avvenuta a causa
di un embolo, una morte che chi aveva agito, d'intesa
con la signora Loss, aveva voluto far credere
diversa, stringendo una striscia della tela della
gonna di Mary attorno al collo con tale energia
da fargliela penetrare nella carne. Poi, insieme,
i due avevano trasportato il corpo fino al mare,
insomma, il racconto di Poe è tutt'altro
che una fedele ricostruzione dei fatti, anzi suona
piuttosto come una grottesca, malriuscita imitazione.
Poe non sarà stato, come siamo convinti,
un assassino, ma era di certo un ottimo bugiardo.
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