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GIOVANNA
D'ARCO |
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Giovanna
d'Arco ha fatto ritorno dall'aldilà?
Il 30 maggio del 1431 Giovanna d'Arco
veniva messa al rogo dagli Inglesi con
l'accusa di eresia. Lei stessa si considerava
un messaggero celeste, inviato dal cielo
per aiutare i Francesi a sconfiggere il
nemico inglese (alleato dei Borgognoni
che alla fine la catturarono). All'età
di tredici anni Giovanna aveva incominciato
a sentire delle voci, poi riconosciute
come quelle dei santi Gabriele, Michele,
Margherita e Caterina.
Quando la notizia che la città
di Orléans era assediata dagli
Inglesi era giunta a Domremy, il piccolo
villaggio della Lorena dove viveva, Giovanna
aveva sentito le solite voci esortarla
ad |
andare
a togliere l'assedio, trasformandosi in un condottiero.
La sua carriera militare fu breve, ma a dir poco
sfolgorante: in un solo anno riportò numerose
vittorie e poté assistere all'incoronazione
di Carlo VII a Reims. Poi era stata catturata
dai Borgognoni al soldo degli Inglesi e venduta
per diecimila franchi, processata, riconosciuta
come strega e condannata a essere bruciata viva.
Fin qui la storia ufficiale; in realtà
quella meno nota non sembra fermarsi qui. Scrive
Anatole France: «Orbene, neppure un mese
dopo che Parigi era tornata a Carlo, in Lorena
era comparsa una certa pulzella. Aveva venticinque
anni e il suo nome era Claude. Un giorno si era
presentata ai reggenti di Metz dicendo di essere
Giovanna». Questo accadeva nel maggio del
1436, esattamente cinque anni dopo l'atroce fine
di Giovanna.
La prima cosa che viene in mente è immaginare
un impostore che si spaccia per la vera pulzella;
ma alcuni importanti elementi inducono a pensarla
in modo diverso. I due fratelli più giovani
di Giovanna d'Arco, Petit-Jean e Pierre, erano
sotto le armi quando era accaduto il fatto e non
avevano alcun dubbio che la giovane arsa viva
a Rouen fosse la sorella. Così, quando
avevano saputo che a Metz era apparsa una giovane
che diceva di essere Giovanna e che chiedeva di
incontrarli, vi si erano precipitati; fra l'altro
Petit-Jean era vicino, essendo prevosto di Vaucouleurs.
Una cronaca racconta che i due ragazzi giunsero
al villaggio di La-Grange-aux-Ormes mentre si
stava svolgendo un torneo. Fra i tanti cavalieri,
quello che aveva dato dimostrazione di essere
il più abile, era in realtà quella
ragazza che li aveva fatti chiamare e che diceva
di essere Giovanna. Certi di un inganno, i due
si erano predisposti a sfidarla in duello. Però
quando Petit-Jean le aveva domandato chi era,
la presunta millantatrice aveva sollevato la visiera
dell'elmo e, mostrato il volto, aveva concesso
loro di riconoscerla: era proprio la sorella Giovanna.
E in effetti Giovanna era accompagnata da molte
persone che già l'avevano conosciuta nel
formidabile anno in cui si era opposta agli Inglesi.
Fra questa gente c'era Nicole Lowe, ciambellano
del re. Era evidente che se si fosse trattato
di un inganno sarebbe stato assurdo presentarsi
in un posto dove tutti l'avrebbero riconosciuta.
(Giovanni di Metz era stato, tra l'altro, uno
dei suoi più ferventi estimatori). Il giorno
dopo i fratelli l'avevano presa con loro e si
erano ritirati a Vaucouleurs, dove avevano trascorso
una settimana insieme. La ragazza era stata riconosciuta
con piacere da tutti coloro che solo sette anni
prima l'avevano vista recarsi dal maggiorente
del luogo Robert de Baudricourt per chiedergli
di aiutarla a incontrare il delfino, l'erede al
trono. Poi aveva trascorso tre settimane in una
piccola città di nome Marville, quindi
aveva compiuto un pellegrinaggio alla Vergine
Nera di Notre Dame de Lance, fra Laon e Reims.
Quindi era andata a vivere ospite di Elisabetta,
duchessa di Lussemburgo, ad Arlon. Nel frattempo
il fratello Petit-Jean si era fatto ricevere dal
re per annunciargli che Giovanna era viva. La
reazione del sovrano non ci è nota, si
sa soltanto che diede ordine al suo tesoriere
di consegnare al giovane cento franchi. Una nota
nei registri dei pagamenti segnala che il 9 agosto
1436 il consiglio aveva autorizzato il pagamento
di un corriere che aveva consegnato alcune lettere
inviate da "Giovanna la pulzella".
Il ricordo di questi avvenimenti si trova nel
testo fondamentale sulla biografia di Giovanna
d'Arco dal titolo Processo e riabilitazione di
Giovanna d'Arco, opera in cinque volumi a firma
di Jules Quicherat, edita nel 1841, dove sono
riprodotti documenti originali. In uno si afferma
che il 24 giugno 1437 i miracolosi poteri di Giovanna
erano tornati. All'epoca, la ragazza era divenuta
la protetta del conte Ulrico di Wuttemberg, che
l'aveva condotta con sé a Colonia. Qui
Giovanna era rimasta coinvolta in una violenta
diatriba scoppiata fra due prelati rivali, uno
favorevole al capitolo l'altro al papa. Ulrico
era schierato con un certo Udalrico e Giovanna
era della stessa opinione. Ma la scelta non era
stata la migliore. Il Concilio di Basilea, infatti,
aveva riconosciuto in Udalrico un usurpatore e
la reggenza della diocesi era stata assegnata
dal papa al suo avversario. A questo punto l'inquisitore
generale di Colonia aveva voluto interessarsi
in merito alla misteriosa ospite del conte (non
dimentichiamoci che siamo in piena epoca di "caccia
alle streghe") e si era fortemente scandalizzato
nel sentir dire che la ragazza era dedita a pratiche
magiche, che non si vergognava a danzare con gli
uomini e che mangiava e beveva liberamente, più
di quanto le fosse necessario. (L'accusa di magia
sembra sia stata preconfezionata, raccattando
e mettendo insieme i pezzi di una tovaglietta
e i frammenti di uno specchio che Giovanna un
giorno aveva frantumato scagliandolo contro un
muro). L'inquisitore l'aveva allora convocata
presso di lui, ma Giovanna si era rifiutata di
presentarsi. Quando gli inviati si erano recati
dal duca per prelevarla, il signorotto l'aveva
nascosta e poi l'aveva fatta allontanare dalla
città. L'inquisitore l'aveva scomunicata
in contumacia. Tornata ad Arlon, alla corte della
duchessa di Lussemburgo, Giovanna aveva conosciuto
un gentiluomo, un certo Robert des Armoires, che
aveva deciso di sposare, certamente fra la grande
delusione dei suoi seguaci. (Era ben noto infatti
che la Giovanna di un tempo aveva fatto voto di
castità, giurando solennemente sotto un
"albero magico" che si trovava nei pressi
della sua Domremy). Così si era spostata
a Metz, dove Robert possedeva una casa e nei successivi
tre anni aveva messo al mondo due figli. Due anni
dopo, nell'estate del 1439, si sa che la "signora
des Armoires” aveva fatto visita a Orléans,
dove i maggiorenti l'avevano accolta con grandi
onori e nel corso del banchetto ufficiale le avevano
donato 210 livres in segno di gratitudine per
tutto ciò che aveva fatto in difesa della
loro città ai tempi dell'assedio. Cosa
ben singolare, si trattava delle stesse persone
che soltanto poco tempo prima avevano pagato tributi
alla chiesa locale per celebrare messe commemorative
in onore della vergine guerriera. Evidentemente,
avevano mutato avviso e avevano accettato la "nuova"
Giovanna come autentica. Sia di fatto che, combinazione,
la celebrazione delle messe cessò nel 1439.
Ma dopo due settimane, stando a una cronaca del
tempo, Giovanna aveva lasciato Orléans
di gran camera per portarsi a Tours, da dove aveva
inviato una missiva al re per il tramite di un
maggiorente di Touraine, Guillaume Bellier, che
dieci anni prima aveva ospitato la pulzella. Subito
dopo Giovanna era andata a Poitou dove sembra
prendesse il comando di un luogo chiamato Mans,
una donazione probabilmente assegnatale dal re
che lei stessa aveva fortemente desiderato venisse
incoronato. Poi lo stesso sovrano aveva assegnato
il comando a un ex comandante di Giovanna, Gilles
de Rais. Un personaggio singolare. Sin da quando
aveva combattuto fianco a fianco con Giovanna
sotto le mura di Parigi, Gilles aveva incominciato
a interessarsi di magia nera - forse nella speranza
di poter riassestare delle finanze mai ben stabili
a causa dei suoi sperperi - ed era tristemente
noto come sadico trucidatore di bambini. Nell'anno
successivo, il 1440, Gilles era stato processato
e condannato a essere impiccato e bruciato vivo.
Nel frattempo - dando per scontato che nel passaggio
di consegne per il comando di Mans, Gilles abbia
incontrato la signora des Armoires - egli aveva
senz'altro dato segno di riconoscere nella "nuova"
Giovanna, la stessa donna con cui aveva combattuto
e che aveva servito in armi. Era stato lui stesso
a porre i suoi uomini sotto il comando della pulzella.
Finalmente, nel 1440 Giovanna era andata a Parigi
dal re. Per la prima volta aveva ricevuto un parere
negativo: il sovrano non era per nulla convinto
e l'aveva bollata come un impostore. Una dichiarazione
importante, soprattutto se si tiene conto che
era stata rilasciata dopo un lungo colloquio.
Prima però il re l'aveva sottoposta al
medesimo trucco che già aveva messo in
atto undici anni prima al tempo del loro incontro
iniziale; si era messo da parte e al suo posto
sul trono aveva fatto sedere uno dei suoi cortigiani
che doveva fingere di essere il re. Ma, di nuovo,
come già era successo la prima volta, Giovanna
non era caduta nel tranello e andatagli incontro
spedita gli si era inginocchiata davanti riconoscendolo
subito. Al che, il re aveva esclamato: «Cara
la mia pulzella! Siate di nuovo la benvenuta nel
nome di Dio». Suona pertanto strano che,
subito dopo, lo stesso sovrano la indicasse come
un impostore, con tutte le conseguenze che ne
derivarono. Infatti, stando a quanto riferisce
il «Giornale dei Borghesi di Parigi»,
la "nuova" Giovanna venne arrestata,
processata ed esibita in pubblico come mistificatrice.
Messa alla gogna, venne obbligata a riconoscere
davanti al popolo di essere un impostore. La sua
vera storia, quella che il giornale raccontava,
era questa. Nel 1433 la ragazza si era recata
in pellegrinaggio a Roma per ottenere il perdono
per aver percosso la madre. Spacciandosi per un
uomo, era stata ingaggiata come soldato nelle
truppe pontificie del santo padre Eugenio. Da
qui probabilmente le era nata in testa l'idea
di spacciarsi per Giovanna rediviva. Ma questa
storia puzza di bruciato e non sembra credibile.
Prima di tutto quando Giovanna era tornata a Metz
era stata riconosciuta e accettata da tutti come
la vera pulzella. In una petizione datata 1443
il fratello Pierre si riferisce in modo esplicito
a lei chiamandola "Giovanna, la pulzella,
mia sorella”, mentre il cugino, Enrico di
Voulton ricorda che sia Petit-Jean che Pierre
che la pulzella erano soliti durante le festività
presentarsi ai parenti nel villaggio di Sermaise,
ben accolti da tutti. Quattordici anni dopo si
era anche fatta viva a Saumur e anche qui era
stata ufficialmente ricevuta e accolta come la
pulzella. Dopo di che era scomparsa dalla vita
pubblica, semplicemente perché si era ritirata
a vivere a Metz con il marito e la famiglia. Che
farcene, dunque, della storia secondo la quale
il re l'avrebbe sconfessata, obbligandola a riconoscersi
pubblicamente come un impostore? Prima di tutto,
l'unica fonte che tramanda questo particolare
è il «Giornale dei Borghesi di Parigi».
La cosa già di per sé è strana,
perché non si capisce come mai se il fatto
suscitò tanto clamore altre fonti non ne
facessero menzione. Per di più, i "borghesi"
erano sempre stati contrari all'operato di Giovanna
e non avevano fatto nulla per evitarne la fine.
Anatole France afferma invece che quando il popolo
di Parigi aveva appreso la notizia del suo ritorno
si era schierato a favore della pulzella, manifestando
grande giubilo per il suo nuovo ingresso nella
capitale. Gli accademici però le erano
contrari ed erano stati fra i primi a condividere
le accuse di stregoneria che avevano qualche anno
prima portato al rogo la prima Giovanna. La sentenza
di morte avrebbe potuto essere revocata soltanto
da un atto di magnanimità del pontefice,
ma questi non aveva mosso un dito, anche se il
movimento popolare che ne richiedeva la riabilitazione
era stato fortissimo. Dunque, per magistrati,
notabili, prelati e accademici, l'inatteso ritorno
della pulzella era un evento, diciamo così,
alquanto imbarazzante. D'altro canto, anche per
quella frangia di prelati e uomini di Chiesa che
all'epoca si erano battuti per salvarla (riuscirono
a farla riabilitare nel 1452 e finalmente canonizzare
nel 1922), pur esultando nel constatare che quella
che era stata la loro eroina era sana e salva,
in buona salute, il suo ritorno non era del tutto
gradito, in quanto ostacolava la loro campagna
di patriottismo. E anche il re, nel dichiararla
un impostore, doveva essersi trovato stritolato
da chissà quante pressioni politiche e
religiose. Se l'avesse riconosciuta, il suo placet
sarebbe stato definitivo e ufficiale e tutta la
Francia avrebbe dovuto accettarla. Troppo rischioso.
Al contrario, riconoscerla falsa avrebbe ben presto
sedato ogni polemica e tutto, da lì a poco,
sarebbe rientrato. Dopo, la donna avrebbe potuto
tornarsene a casa e sparire dalla vita pubblica,
vale a dire ciò che precisamente avvenne.
Anche Anatole France si dichiara convinto che
la signora des Armoires era un impostore. Tuttavia
c'è da osservare che la sua biografia di
Giovanna è costantemente permeata dai toni
della sua proverbiale ironia e lascia intendere
che la ragazza altro non era che una deludente,
rozza campagnola. D'altra parte, l'ipotesi che
la "nuova" Giovanna fosse un impostore
è alla fine la soluzione più semplice
dell'enigma, anche se ci lascia al cospetto di
un interrogativo decisivo: come mai, allora, la
gente l'aveva riconosciuta e accettata come genuina?
Come mai la signora des Armoires era stata considerata
senza esitazione sin da subito la vera pulzella?
Se riferendoci ai fratelli il ritorno della gloriosa
sorella avrebbe potuto favorirli e quindi, al
limite, furono loro stessi a sostenere l'eventuale
inganno, che dire degli altri parenti, dei conoscenti
e degli amici che non ebbero mai dubbi sulla identità
della "nuova" Giovanna, riconosciuta
come l'eroina della guerra contro gli Inglesi?
Da quel che sappiamo, però, la signora
des Armoires non spiegò mai a nessuno come
fosse riuscita a scampare alla morte sul rogo,
ma forse non lo sapeva affatto. L'unica cosa che
sapeva dire era che ad un tratto era stata sostituita
da un'altra vittima che era morta in sua vece,
forse un'altra "strega". Immaginare
come lo scambio possa essere avvenuto non è
neppure troppo difficile. Si sa che Giovanna possedeva
eccezionali doti di convincimento nei confronti
del prossimo e che decine di personaggi importanti,
a partire da Robert di Baudricourt per arrivare
fino al delfino di Francia, conoscendola e ascoltandola
avevano fatto in fretta a mutare opinione, rinunciando
a crederla una pazza visionaria per accettare
l'idea che ricevesse veramente dal cielo le voci
che ne ispiravano la parola. Sappiamo che anche
nel corso del processo Giovanna continuava a ripetere
di avvertire la voce di santa Caterina che le
consigliava che cosa fare e dire. Nell'ambito
del processo erano presenti alcuni suoi sostenitori
e amici, e suo difensore era un prete di nome
Loyseleur. Quando Giovanna si era lamentata per
l'irriguardoso comportamento delle due guardie
che l'avevano in consegna, il conte di Warwick
le aveva immediatamente fatte sostituire con altre
due, facendoci intuire in quale reverente riguardo
era tenuta quella specialissima prigioniera. Pertanto,
non avremmo da stupirci se per salvarla fosse
stato ordito un geniale complotto, nel quale,
a dirla tutta, non è da escludere partecipassero
anche gli stessi Inglesi accusatori. Quando sulla
piazza di Rouen, era stata innalzata la pira ardente
del rogo, la folla che era corsa ad assistere
all'esecuzione era tenuta a debita distanza da
un cordone di oltre ottocento armigeri inglesi,
cosa che avrebbe potuto tranquillamente impedire
a chiunque di riconoscerla. Nel corso del processo
per la riabilitazione tenutosi nel 1456 quasi
tutte le testimonianze furono di seconda mano,
salvo quelle di tre comandanti che avevano prestato
servizio ai suoi ordini, certi Ladvenu, Massieu
e Isambard, forse proprio tra i protagonisti del
suo salvataggio in extremis, se non addirittura
gli ideatori del complotto. La stessa procedura
di riabilitazione venne condotta in modo più
formale che sostanziale. Partì nel 1450
su iniziativa della madre di Giovanna, spalleggiata
dal figlio Pierre, uno dei fratelli più
giovani di Giovanna. Non è dato sapere
se la madre accettò la signora des Armoires
come l'autentica Giovanna, ma è evidente
che anche lei si adattò all'accettazione
generale dal momento che non si ha notizia che
abbia denunciato la cosa come un falso. C'è
comunque da sottolineare che sia lei che il figlio
inoltrarono la richiesta di riabilitazione per
la Giovanna che era stata mandata al rogo e uccisa
nel 1431 nella piazza di Rouen. A ben osservare
però, il movente che li mosse non era tanto
affettivo, quanto più prosaicamente economico.
In vita Giovanna era diventata una donna ricca,
viste le continue regalie del re, ma ogni suo
bene era stato congelato all'atto della scomunica
papale. E così, che la famiglia credesse
oppure no, che la signora des Armoires fosse la
rediviva Giovanna poco importava; ciò che
più contava era riuscire a riabilitarla
per potere mettere mano sulla sua eredità,
anche se questo significava ammettere che era
morta. Concludendo, possiamo osservare che se
la signora des Armoires era veramente Giovanna
d'Arco tornata in vita, la situazione è
veramente ironica. Nel corso della prima carriera
di veggente e guerriera, la vergine pulzella si
era rivelata una presenza scomoda e sconvolgente;
ora che era ritornata era accaduta la stessa cosa,
perché la sua improvvisa ricomparsa sulla
scena sconvolgeva quei nuovi equilibri che erano
andati a configurarsi dopo la sua morte. Come
a dire che anche essere santi è una bella
fatica. |
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