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Il
poltergeist lo spirito burlone |
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Il
poltergeist o ''spirito burlone"
è uno degli aspetti più
intriganti dell'intero panorama del mondo
paranormale. Le persone che non credono
agli spiriti sono molte, ma coloro che
scientemente rinnegano la possibilità
che il poltergeist sia un fenomeno concreto
sono pochissime.
Anche se, ovviamente, la loro teoria preferita
consiste nell'immaginare che il poltergeist
altro non sia che una delle tante potenzialità
ancora inspiegate della nostra mente.
Se il poltergeist è un fantasma
o uno spirito, così come la sua
stessa definizione implica, la sua principale
caratteristica è quella dell'inganno.
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In
un caso di poltergeist, si vedono gli oggetti
volare nell'aria, le porte si spalancano e si
chiudono da sole, pozze d'acqua compaiono come
d'incanto materializzate dal nulla.
Per lo più non si tratta di fenomeni rari.
In questo stesso momento, a soli pochi chilometri
di distanza da te che stai leggendo, si sta manifestando
un caso di poltergeist. Uno dei casi storici più
clamorosi è quello citato nell'opera “Annales
fuldenses” che ci riporta all'858 d.C. Teatro
dei fatti una fattoria nei pressi di Bingen, sul
fiume Reno. La cronaca parla di uno "spirito
demoniaco" che scaglia pietre e fa tremare
le pareti come se ci fossero uomini che le percuotono
con dei martelli. Le pietre che volano sono una
delle manifestazioni tipiche del poltergeist.
Ma il fenomeno contemplava anche fuochi improvvisi
- che, stranamente, non provocano quasi mai danni
seri - e nella fattispecie del caso in questione
avevano incendiato i covoni appena raccolti. A
volte - sebbene molto più raramente - si
avvertivano anche delle voci, che accusavano l'uomo
dei suoi peccati, come l'adulterio e la fornicazione.
Alcuni sacerdoti, inviati dal vescovo di Magonza,
avevano eseguito un inutile esorcismo, perché
è ormai ampiamente dimostrato che per far
cessare questo genere di eventi l'esorcismo è
pratica che non serve. Fu solo a cominciare dal
1882, con la nascita della Società per
la ricerca psichica, che i fenomeni di poltergeist
incominciarono a essere studiati con serietà
e continuità. Sin da subito ci si accorse
che tutte le volte in cui il poltergeist compariva,
nella casa era presente un adolescente, che avrebbe
potuto essere la "causa" scatenante.
E in un'epoca in cui le teorie freudiane spopolavano,
era evidente che l'ipotesi più plausibile
fosse quella di una manifestazione incontrollata
delle energie sessuali dell'inconscio del giovane,
anche se nessuno era mai stato in grado di spiegare
i veri meccanismi del fenomeno. In Inghilterra
uno dei casi più noti è anche uno
dei primi a essere stato perfettamente documentato:
il fantasma del tamburino di Tedworth. I fatti
avvennero nella casa di un magistrato di nome
John Mompesson, nel marzo del 1661. Tutta la casa
era disturbata ogni notte dal rumore assordante
di un tamburo. Il magistrato aveva fatto arrestare
per schiamazzi notturni un vagabondo, certo William
Drury, che andava in giro per le strade suonando
un tamburo. Mompesson aveva ordinato la confisca
del tamburo, malgrado l'opposizione di Drury.
L'uomo era finito in galera lo stesso per documenti
contraffatti, ma era riuscito a scappare, senza
poter però recuperare il suo tamburo. Da
quel momento in avanti era iniziato il disturbo
nella casa del giudice. Oltre a questo, lo "spirito"
sbatteva le porte, abbaiava come un cane, squittiva
e raspava come un topo, miagolava insistentemente
come un gatto. Altre volte gridava a voce alta:
«La strega! La strega!»; altre ancora
svuotava la cenere e i pitali nei letti dei bambini.
Sovente si vedevano oggetti volare nelle stanze
senza cause apparenti. Nel 1663 Drury era stato
"pizzicato" per aver rubato un maiale
ed era tornato in carcere. Qui, parlando con un
conoscente che era andato a fargli visita, si
era lasciato scappare che quanto di strano stava
accadendo nella casa del giudice era causa sua
e che tutto sarebbe continuato fino a quando il
giudice non avesse consentito di dissequestrare
il suo tamburo. E così il misterioso fenomeno
era cessato. Un altro caso famoso di poltergeist
si verificò nella casa del reverendo Samuel
Wesley - nonno del fondatore del metodismo - presso
la sua canonica di Epworth, nel Lincolnshire.
Il "vecchio Jeffrey", come i componenti
la famiglia avevano incominciato a chiamare lo
spirito, aveva iniziato le sue performances la
mattina del 1° dicembre 1716 con forti grugniti
e - qualche notte dopo - con violenti colpi alla
porta. Lo spinto produceva anche rumore di passi
che camminavano nel corridoio e nelle stanze vuote.
Il "fuoco" del poltergeist venne sin
da subito individuato nella diciannovenne Hetty
Wesley, solitamente sveglia quando i fenomeni
incominciavano. Come al solito, dopo qualche tempo,
tutto si era placato. Invece il celeberrimo caso
del fantasma di "Cock Lane" finì
con un pover'uomo innocente condannato a due anni
di prigione. Questa volta il "fuoco"
della situazione era la decenne Elizabeth Parsons,
la figlia di un impiegato di nome Richard Parsons.
La famiglia Parsons aveva in casa due inquilini:
un ristoratore in pensione, William Kent, e la
sua compagna Fanny Lynes, la cui sorella Elizabeth
era stata la moglie del signor Kent. (Era per
questo motivo che i due non potevano sposarsi,
dal momento che la legge proibiva ad un vedovo
di sposare la sorella della moglie defunta). Una
notte in cui Kent era assente, la signora Fanny
aveva chiesto alla bimba decenne di tenerle compagnia
e dormire con lei. Ma avevano passato tutta la
notte sveglie per i colpi e i rumori che si erano
scatenati nella stanza, provenienti dal rivestimento
in legno delle pareti. Poi Fanny Lynes era morta
di vaiolo e Kent se n'era andato. Ma i rumori
erano proseguiti fino a che un sacerdote di nome
Moore era intervenuto per mettersi in contatto
con lo "spirito", usando un codice per
cui un colpo era da intendersi come "si"
e due come un "no". L'entità
si era rivelata come quella della Lynes, che aveva
accusato l'ex compagno di averla assassinata poco
alla volta somministrandole dell'arsenico. Per
sua sfortuna, Parsons non sapeva che il poltergeist
ama fare scherzi e burlarsi della gente. Venuto
a sapere della presunta colpevolezza del signor
Kent, non se ne era sorpreso, tenuto anche conto
che quell'uomo gli era sempre stato cordialmente
antipatico. Senza badare al fatto che i colpi
erano iniziati prima ancora della morte della
donna, Parsons non aveva avuto esitazione a denunciare
Kent. Per difendersi a Kent era stato sufficiente
tornare alla casa di Cock Lane e mettersi in contatto
con lo spirito. Quando questi gli aveva lanciato
l'accusa di essere un assassino, Kent, senza scomporsi,
lo aveva attaccato gridandogli: «Non è
vero, perché tu sei uno spirito menzognero,
tu sei uno spirito bugiardo!». In breve,
il "fantasma" era diventato famoso.
Quando però un comitato di investigazione
- fra cui anche il dottor Johnson - aveva indagato,
aveva preferito starsene ben zitto, convincendo
Johnson che si trattava di una frode. E allora
Kent aveva deciso di passare al contrattacco e
di sporgere querela. Il soggetto perseguito era
per ovvi motivi il signor Parsons, il padre della
piccola Elizabeth. Si decise di procedere a una
nuova seduta, chiarendo alla bimba che se anche
quella volta lo spirito fosse stato zitto, papà
e mamma se la sarebbero vista brutta e sarebbero
finiti in galera. Ovviamente, in quella comunicazione
qualcosa era venuto fuori. Ma i domestici, spiando
segretamente, avevano avuto modo di vedere che
i colpi usati per comunicare erano provocati da
Elizabeth con l’uso di una piccola bacchetta
di legno. Tutto era stato denunciato come frode.
Al processo, Parsons era stato condannato a due
anni e alla esposizione per tre volte alla berlina.
La moglie a un anno, e una donna che in alcune
occasioni aveva comunicato con lo spirito, si
era presa sei mesi. In aggiunta, ai Parsons era
anche stata comminata una multa di 588 sterline,
una cifra niente affatto indifferente per i tempi.
Quando però Parsons era stato esposto alla
berlina, la gente gli aveva mostrato simpatia
e solidarietà, tanto da sottoscrivere una
colletta per aiutarlo: un gesto veramente inusuale,
in un'epoca impietosa in cui il popolino si divertiva
un mondo a maltrattare chi era alla gogna arrivando
a volte anche ad uccidere. Sfortunatamente, dopo
il processo, non disponiamo più di notizie
sui vari protagonisti della storia; ma una cosa
è certa: la famiglia Parsons subì
una profonda ingiustizia. Molti testimoni che
avevano assistito alle sedute di comunicazione,
asserirono infatti che sarebbe stato letteralmente
impossibile per la piccola Elizabeth falsificare
i colpi nelle pareti. Uno dei casi americani di
poltergeist più famoso è quello
verificatosi in una fattoria del Tennessee di
proprietà di un certo John Bell. Anche
quello che diventò il caso della “strega
di Bell” è decisamente inusuale,
poiché - caso praticamente unico nella
storia del fenomeno - le cose cessarono con la
morte della vittima. Il signor Bell aveva nove
figli. Betsy, una bimba di dodici anni, era il
"fuoco" scatenante. I disturbi erano
incominciati nel 1817 con alcuni “trattamenti”
nelle pareti e colpi occasionali. Poi mani invisibili
strappavano le coperte dai letti e si sentivano
rantoli e strani versi che si sarebbero detti
provenire dalla gola di un uomo. Nell'aria volavano
pietre e i mobili si spostavano da soli. Sovente
lo "spirito" schiaffeggiava Betsy, le
cui guance arrossivano dopo i colpi; a volte si
sentiva strappare i capelli. Dopo circa un anno
di infestazione, il poltergeist aveva sviluppato
una voce, uno strano rantolio asmatico. (Le voci
che si manifestano in questi fenomeni sono molti
simili a quella umana, come se l'entità
voglia impossessarsi della voce di un medium sconosciuto).
Le osservazioni erano sempre poco simpatiche,
come, per esempio: «Non sopporto la puzza
di un negro». Quando il fenomeno si placava,
la piccola Betsy cadeva esausta: ulteriore prova
che era proprio lei il centro del fenomeno. John
Bell aveva cominciato a subire violenti assalti,
la mascella gli si irrigidiva e la lingua si gonfiava,
intanto il poltergeist aveva sviluppato una voce
normale, che diceva di appartenere a un'indiana
Old Kate Batts. (Anche se era solito servirsi
di molte voci diverse). Disse che da qual momento
avrebbe perseguitato Bell fino alla morte, come
in realtà accadde. Le scarpe dell'uomo
volavano nell'aria e lo andavano a colpire al
volto e lo spavento gli procurava violente convulsioni.
Tutto era andato avanti fino a un giorno del 1820
quando il poveretto era stato trovato in preda
a un profondo stupore. La "strega" rivelò
di aver somministrato al “vecchio Jack”
una dose di medicinale che gli sarebbe stata letale.
Quando Bell morì per davvero, lo spirito
aveva manifestato la sua grande soddisfazione
provocando strepiti e frastuoni. Circa un anno
dopo, mentre la famiglia di Bell era a tavola,
nella canna del camino si era infilato uno strano
oggetto, simile a una palla di cannone, che era
finito nella brace con un forte colpo. Nello stesso
momento si era sentita la voce della strega che
aveva gridato: «Eccomi, sono tornata e non
me ne andrò che fra sette anni».
Un "esperto" di poltergeist, Nandor
Fodor, spiega la triste sorte del signor Bell
ipotizzando un atto incestuoso da parte della
figlia Betsy. Per Fodor il poltergeist è
come un "frammento della personalità"
del soggetto che per qualche motivo non ancora
conosciuto si distacca e agisce in piena autonomia.
Ovviamente, non esistono prove che questa spiegazione
sia valida. Un altro caso americano di grande
rilevanza è quello accaduto nel 1850 nella
casa del reverendo Eliakim Phelps. Il fenomeno
iniziò con lo spostamento di mobili e con
l'apparizione di simulacri estremamente vivaci,
che si concretizzavano in un attimo fra gli abiti
stipati negli armadi e nei bauli. Poi il poltergeist
era entrato nella fase del lancio delle pietre,
con la conseguente rottura di sessantuno pannelli
di vetro. La carta prendeva fuoco da sola e ogni
genere di oggetto si frantumava da solo scagliato
a terra o contro le pareti da mani invisibili.
Il dodicenne Harry veniva sovente spintonato e
sollevato in aria e una volta persino appeso al
ramo di un albero. Anna, la sorella sedicenne,
veniva regolarmente pizzicata e presa a schiaffi.
Quando padre e figli lasciavano la casa per trascorrere
l'inverno in Pennsylvania i fenomeni cessavano.
Fu da una incredibile serie di fenomeni collegabili
al poltergeist che prese le prime mosse una delle
più straordinarie follie del XIX secolo,
a noi nota oggi col nome di spiritismo. Il fenomeno,
all'inizio si manifestò in casa della famiglia
Fox, nello stato di New York, nel 1848. Il centro
scatenante delle manifestazioni erano due sorelle
Margaret, di quindici anni, e Kate, di dodici.
Un vicino di casa che si era messo a interrogare
lo "spirito" (col solito sistema dei
colpi, uno per il si e due per il no) venne a
sapere trattarsi di un venditore ambulante che
era stato assassinato proprio in quella casa.
(Qualche tempo dopo, nella cantina della casa
furono ritrovate ossa umane e una caratteristica
valigetta, tipica, per l'appunto, di un venditore
ambulante). La grande pubblicità data a
questo caso fece letteralmente scoppiare in America
la moda, la mania dello spiritismo. Seduti attorno
ad un tavolo, nel buio completo, le mani unite
in una catena di energia, si interrogavano gli
"spiriti", pronti a rispondere ad ogni
domanda con la solita tecnica dei colpi. Alla
fine dei contatti, lo "spirito" aveva
annunciato alle sorelle Fox che da lì a
poco sarebbe nata una nuova era per la comunicazione
spiritica. Infatti, lo spiritismo si diffuse a
macchia d'olio non solo negli Stati Uniti, ma
anche in tutta l'Europa. Nei primi anni Cinquanta
dell'Ottocento, un insegnante francese iniziò
a interessarsi ai contatti medianici. Un giorno,
mentre le due figlie di un amico si stavano esercitando,
in trance, nella scrittura automatica, egli aveva
provato ad interrogare lo "spirito",
ricevendone risposte illuminanti. Gli esperimenti
erano così continuati. Raccolte tutte queste
testimonianze, egli aveva dato alle stampe una
pubblicazione dal titolo “Libro degli spiriti”
edito sotto uno pseudonimo che sarebbe diventato
presto famoso: Allan Kardec. In breve, il testo
divenne la Bibbia degli spiritisti. Il movimento
crebbe a dismisura, anche se con contrasti interni,
dal momento che alcune personalità non
condividevano le convinzioni sulla reincarnazione
proposte dal fondatore. Nel 1860 a Parigi, in
Rue des Noyers, incominciarono a manifestarsi
alcuni tipici fenomeni di poltergeist, quali sbattimento
di porte e movimenti di mobili. Kardec non si
era fatto pregare, ed era intervenuto subito.
Nel corso delle comunicazioni, lo "spirito",
che si diceva un uomo morto ormai da molto tempo,
rivelò che tutta quella forza la traeva
dalla "energia elettrica" vitale di
una ragazza che stava al servizio nella casa.
La ragazza, ovviamente, era all'oscuro di tutto
e non per nulla era la più spaventata fra
coloro che dimoravano nella casa. Dichiarò
che aveva partecipato alle sedute spiritiche solo
per curiosità e divertimento. Kardec si
convinse che il poltergeist era una manifestazione
evidente e violenta di "spiriti legali alla
terra", vale a dire, persone defunte che
per varie ragioni erano incapaci di progredire
oltre al piano della materialità. Uno dei
casi americani più noti del XIX secolo,
è quello ricordato nel libro “The
Great Amherst Mystery” da Walter Hubbell
un mago professionista recatosi nel 1869 presso
la famiglia Teed nella Nuova Scozia, per investigare
su un caso di infestazione da poltergeist concentrata
attorno alla figura di una ragazza diciottenne,
certa Eshter Cox. I disturbi erano iniziati già
da un anno, quando il ragazzo di Eshter, Bob MacNeal,
l'aveva costretta, sotto la minaccia di una pistola,
ad andare con lui in un boschetto con l'evidente
intenzione di violentarla. Scoperto, il ragazzo
era scappato e non si era mai più fatto
vivo. Dopo questo increscioso fatto, Eshter e
la sorella Jane avevano cominciato a sentire nelle
pareti della loro camera da letto rumori simili
al grattare di topi, e una volta una scatola di
cartone si era sollevata in aria da sola. Due
sere dopo, il corpo di Eshter si era gonfiato
di colpo come un pallone, per tornare alla normalità
col semplice schiocco delle dita. Le coperte venivano
gettate per tutta la stanza. Il cuscino della
ragazza si gonfiava come una palla. Alla presenza
di più testimoni compariva la scritta:
«Eshter, ormai tu sei mia e ti ucciderò».
La ragazza, terrorizzata, parlava di "scariche
elettriche" che le percorrevano il corpo
all'improvviso. Quando il fenomeno toccava l'apice,
si verificavano anche piccoli incendi, gli oggetti
volavano per le stanze, i mobili si spostavano
da soli ed Eshler era trasformata in una sorta
di magnete umano capace di attirare, con suo grande
pericolo, oggetti metallici di ogni genere, compresi
attrezzi contundenti e coltelli. Alla fine, Hubbell
era riuscito a mettersi in contatto con lo "spirito",
il quale aveva palesato la sua autenticità
"leggendo" medianicamente il numero
di serie dell'orologio che lui portava al polso
e il numero di una banconota che il mago aveva
in una tasca. A seguito dell'incendio di un granaio,
Eshter era stata ritenuta colpevole e condannata
a quattro mesi di prigione, trascorsi i quali,
una volta fatto ritorno a casa, la fenomenologia
infestatoria era completamente cessata. La Società
per la ricerca psichica venne fondata nel 1882,
al fine di investigare in modo scientifico i cosiddetti
"fenomeni psichici". Uno dei suoi membri
più illustri, Frank Podmore, autore di
una pregevole opera in due volumi sulla storia
dello spiritismo, era convinto che, nella maggior
parte, i casi di poltergeist altro non erano che
delle burle, dove le pietre erano lanciate da
bambini dispettosi, anche se era propenso ad ammettere
che il celebre caso di Durweston, nella proprietà
di Viscount Portman, era quasi certamente autentico.
Podmore tenne una lunga corrispondenza con Andrew
Lang, che gli rimproverava uno scetticismo eccessivo.
Pare che la controversia venisse "vinta"
da Lang. Nel 1890 il noto criminologo Cesare Lombroso
studiò un caso di poltergeist accaduto
in un'osteria di Torino. La prima volta che Lombroso
aveva messo piede nel negozio, alcune bottiglie
di vino, spostandosi da sole, erano cadute a terra.
All'inizio, lo studioso aveva concentrato la sua
ipotesi esplicativa sulla moglie del vinaio, ma
anche in sua assenza i fenomeni non cessavano.
Allora l'attenzione si era spostata su un inserviente
di tredici anni. Allontanato il ragazzo dal negozio
tutto si era finalmente placato. Insomma, sin
dalle prime ricerche, è risultalo chiaro
agli studiosi che un fenomeno infestatore si associa
quasi sempre alla presenza di qualche persona
particolare, in genere un adolescente con un problema
psicologico e di sviluppo. Ma è stato soltanto
con la fine degli anni Quaranta che per il fenomeno
si è incominciato a parlare dell'ipotesi
della "mente inconscia". Nel 1945, Nandor
Fodor, sulle pagine della rivista «Journal
of Clinical Psychopathology», presenta la
sua teoria sulla "personalità frammentata".
L'anno dopo, a West End, l'opera teatrale di Frank
Harvey intitolata Poltergeist riscuote un grande
successo. La trama si basa su un fatto realmente
accaduto a Pitmilly House, dove un incendio provocato
da un fenomeno di infestazione era stato oggetto
di un forte risarcimento. In realtà Harvey
trasferire la scena nel vicariato di Dartmoor.
Questo lavoro diffonde su larga scala l'ipotesi
della "mente inconscia", proposta in
modo organico per la prima volta nel 1930 dal
dottor Alfred Winterstein, nella discussione del
caso della medium austriaca Frieda Weisl. Il secondo
marito della donna, raccontava che quando erano
appena sposati ogni volta che facevano l'amore
i vestiti appesi al porta abiti se ne volavano
via da soli. La contessa Zoe Wassilko-Serecki
era giunta alla stessa conclusione studiando a
fondo il caso di una medium di origine rumena,
certa Eleanore Zugun, tormentata continuamente
da un poltergeist che non la lasciava mai in pace
con pizzicotti e schiaffi, ma anche morsi, che
comparivano all'improvviso sul suo corpo ancora
bagnati di saliva. Col finire degli anni Quaranta,
la teoria della "mente inconscia" era
universalmente accettata da tutti quegli studiosi
convinti che il misterioso fenomeno del poltergeist
non è una farsa, né una frode. Questa
ipotesi è ben sintetizzata in un libro
del giornalista Brian Branston, quando puntualizza:
“Sono convinto che, sulla evidenza dei fatti,
si possa tranquillamente accettare come proficua
ipotesi di lavoro, l'idea che i fenomeni del poltergeist
vengano provocati e prodotti inconsapevolmente
da un soggetto la cui psiche è disturbata.
Questa alterazione, questa mancanza di equilibrio,
agisce sulla parte più antica e profonda
del nostro cervello, la quale per una serie di
cause non ancora note alla scienza, scatena tutti
quei fenomeni che noi oggi, in senso generale,
chiamiamo poltergeist. E questi eventi sembrano
quasi gridare, chiedere aiuto, per essere scoperti
nella profondità”. Tuttavia la teoria
di Branston sembra non reggere davanti a un altro
caso da lui stesso citato nei capitoli iniziali
del suo libro, un episodio accaduto a Northfleet,
nel Kent. Si tratta di un caso in cui i diversi
proprietari che si erano succeduti nella casa
si erano spaventati a tal punto che, alla fine,
era rimasta disabitata. I primi proprietari, i
Maxten, avevano dei bambini piccoli e in loro
presenza avevano incominciato a manifestarsi i
soliti fenomeni di infestazione: rumore come di
topi che grattavano i muri, lenzuola e coperte
che schizzavano via dai letti, oggetti che sparivano
per comparire in altri luoghi della casa e così
via. Ma un giorno la signora Maxten aveva visto
il fantasma di una bambina di sei anni aggirarsi
nelle stanze ed era stato troppo: la famiglia
Maxten si era trasferita di gran carriera. I proprietari
successivi non avevano figli, ma i fenomeni erano
ricominciati: strani rumori nelle camere da letto,
odori sgradevoli e via dicendo. Cose spiacevoli
ma, tutto sommato, tollerabili. Una mattina però
si era verificato un fatto sconvolgente: sull'estremità
di un materasso mezzo rivoltato e sollevato per
aria, stava seduto il piccolo fantasma colore
rosa-arancio di una donna senza testa. E così
anche loro se ne erano andati. La casa era rimasta
disabitata. Eppure anche in quelle condizioni
di totale abbandono, i vicini avevano continuato
ad avvertire rumori e sbattimenti, che a volte
si manifestavano in modo così violento
da far tremare anche le pareti della loro casa.
Ecco, dunque, un caso in cui il poltergeist non
solo era continuato in presenza di soggetti diversi,
ma addirittura in assenza di persone, quando la
casa era rimasta vuota. Un caso simile è
accaduto nella città di Pontefract, nello
Yorkshire, nella casa della famiglia Pritchard.
I mobili si muovevano da soli, gli oggetti e i
soprammobili volavano nell'aria, dai rubinetti
usciva della schiuma verdastra, la casa era scossa
da colpi violenti come tuoni. A volte compariva
un fantasma, una specie di "monaco"
vestito di nero. L'infestazione aveva avuto inizio
quando il più grande dei figli, Phillip,
aveva compiuto quindici anni, e si era protratta
per qualche giorno. Quando la sorella più
piccola, Diane, aveva a sua volta compiuto quattordici
anni, le manifestazioni erano riprese, ma questa
volta con maggiore violenza. (Anche se durante
la prima "esplosione" la ragazza non
era presente nella casa perché in vacanza).
Il poltergeist era formidabile: praticamente ogni
oggetto che si poteva rompere andava in frantumi.
Diane, a più riprese, era stata scaraventata
giù dal letto e investita dai mobili che
sembravano scagliarsi contro di lei. Una volta
un crocifisso si era staccato dal muro e l'aveva
colpita alla schiena procurandole un grosso ematoma.
Alla fine, come già era accaduto la prima
volta, tutto era cessato. Diane stessa si era
resa conto che il fenomeno riusciva a manifestarsi
utilizzando la sua energia e aveva anche intuito
che, proprio per questo, non le avrebbe mai potuto
fare seriamente del male. Casi del genere, ovviamente,
suggeriscono che il poltergeist non è una
manifestazione che dipende dalla mente inconscia
di un giovane in condizioni psichiche squilibrate,
ma - come sostiene Kardec - da uno "spirito",
un'entità che continua, chissà perché,
a mantenersi legata a un dato luogo e riesce a
manifestarsi nel mondo reale solo prendendo a
prestito dell'energia in eccesso da un essere
umano vivente, non necessariamente un adolescente.
Questa è la stessa conclusione cui è
giunto alla soglia degli anni Sessanta il ricercatore
Guy Lyon Playfair, studioso di fenomeni occulti,
dopo alcune esperienze vissute in Brasile. Questo
paese, come l'Inghilterra e la Francia, era rimasto
fedele allo Spiritismo più schietto, quello
teorizzato da Kardec, al punto che le sue opere
più importanti “libro degli spinti”
e “libro dei medium” erano diventati
i libri sacri della nuova religione spiritualista.
Dopo aver avuto modo di studiare attentamente
alcuni casi di poltergeist indicatigli dall'Istituto
brasiliano per le ricerche psicobiofisiche, Playfair
non aveva potuto fare a meno di convincersi che
la forza che sta dietro un fenomeno infestatore
è azionata dagli "spiriti", i
quali, agli ordini di stregoni e fattucchiere,
possono andare a infastidire le persone che vogliono
perseguitare. Un caso riguardava una ragazza di
nome Maria, la quale era continuamente aggredita
da un poltergeist che le stringeva la gola e le
incendiava gli abiti. Un medium interrogato in
proposito, disse che Maria nella sua vita precedente
era stata una strega malvagia e che ora stava
pagando tutto il male che aveva fatto. Disperata,
la povera Maria si era suicidata a soli tredici
anni. Nei suoi libri “Gli influssi del cosmo
sulla vita terrestre” e “The Indefinite
Boundary”, Playfair presenta una rassegna
quanto mai convincente a sostegno dell'ipotesi
che il poltergeist dipenda dall'azione degli "spiriti".
Nel 1977, questo stesso autore e il suo collaboratore
Maurice Grosse, membro della Società per
la ricerca psichica, si sono imbattuti in un caso
di poltergeist a nord di Londra. I fatti sono
raccontati con dovizia di particolari in un libro
divenuto classico: The Home is Haunted. In casa
Harper c'erano quattro bambini, rispettivamente
di tredici, undici, dieci e sette anni. Poiché
i genitori erano divisi, la situazione familiare
sotto il profilo psicologico era alquanto tesa.
I fenomeni infestatori erano iniziati con lo spostamento
dei mobili e con forti scosse dei letti. Un giorno,
lo stesso Playfair aveva legato una sedia con
una corda, ma l'energia era stata così
forte da far saltare tutto. Un medium che aveva
visitato la casa aveva avvertito la presenza di
molte entità e individuato in Jane, la
bimba di undici anni, il cosiddetto "fuoco"
del fenomeno. Dopo vari tentativi, i due ricercatori
erano finalmente riusciti a entrare in contatto
con lo "spirito" tramite il solito meccanismo
dei colpi. Si trattava di un precedente abitante
che aveva occupato la casa trent’anni prima,
ora morto. Le comunicazioni erano diventate messaggi
scritti e alla fine il poltergeist si era manifestato
con una voce strana e roca, quella di un certo
Joe Watson. Un'altra volta, l'entità si
era presentata come Bill Haylock, sepolto nel
vicino cimitero di Durant Park. Quando gli veniva
domandato se sapeva di essere morto, lo "spirito"
era solito rispondere: «Fottiti».
Eseguite le dovute ricerche, Bill Haylock era
poi stato identificato in un signore del posto,
defunto da qualche tempo. Da ultimo, nel 1978,
un medium olandese, Dono Gmelig-Meyling, aveva
chiesto di poter trascorrere un po' di tempo da
solo nella casa e, grazie al suo intervento, il
fenomeno era completamente cessato. L'uomo raccontò
di essersi sdoppiato sul piano astrale e di aver
incontrato una donna di ventiquattro anni, coinvolta
nel caso. La figlia di Maurice Grosse, una ragazza
della stessa età di nome Janet, era morta
nel 1976 a causa di un incidente in moto. Per
Playfair era proprio Janet la causa prima dell'infestazione,
nel suo disperato tentativo di attirare l'attenzione
del padre. Secondo lui, era stato lo "spirito"
della povera giovane a innescare tutti processi
che avevano condotto a quella situazione: la telefonata
di un vicino degli Harper al «Daily Mirror»,
l'articolo apparso sul giornale e il conseguente
interesse dei mass media e della Società
per la ricerca psichica. (Kardec afferma che la
nostra mente viene influenzata dagli "spiriti"
assai di più di quanto possiamo immaginare).
Tuttavia non sussistevano dubbi sul fatto che
l'energia del poltergeist era messa a disposizione
dalla psiche ancora instabile di Janet Harper.
(Ad un certo momento, il fenomeno era diventato
così forte da far commentare a Playfair
che il vicino cimitero da lì a un po' si
sarebbe letteralmente svuotato!). Ma la teoria
secondo la quale questi fatti vengono scatenati
dall'azione di "spiriti", continua a
non trovare conferme nel mondo scientifico, che
preferisce, senza dubbio, l'ipotesi decisamente
più canonica prevista da Fodor. Ciò
malgrado, alcuni casi testimoniano il contrario.
Come, per esempio, quello del tamburino di Tedworth,
dove sembra la magia a fare da padrona, e ben
sappiamo come da sempre maghi, streghe e fattucchiere
sostengano di operare attraverso l'intervento
degli "spiriti". Chissà, ad ogni
modo, una cosa pare certa: l'ipotesi di Podmore
che tutto sia un falso, un volgare trucco, non
regge davanti a strabilianti evidenze contrarie.
Gli scettici, poi, aggiungono che i fenomeni paranormali
non meritano attenzione poiché sono intermittenti
e sporadici. Il che, purtroppo, non è affatto
vero, dal momento che la casistica può
ormai contare su migliaia di casi ampiamente documentati
e su un numero enorme di eventi che si manifestano
con regolarità, al punto da consentire
agli studiosi di avvicinarli con sempre maggiore
attenzione e cognizione di causa. Per questo la
nostra opinione non può che essere una
soltanto: è impossibile che chiunque si
accosti al mondo del poltergeist con mente sana
e libera non riconosca in piena onestà
intellettuale come questo genere di cose sia assolutamente
straordinario, vale a dire una realtà per
ora inconoscibile, che sfida ogni risposta della
scienza.
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