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Gli
zombi - prove sui morti viventi |
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Sin
dall'ormai lontano 1932, quando il celebre
attore Bela Lugosi interpretò con
la solita maestria il film Lo zombi bianco,
il tema è stato uno dei preferiti
del filone hollywoodiano, in piena concorrenza
con storie di vampiri e miti alla Frankenstein,
cogliendo una popolarità sempre
crescente.
Credo che chiunque abbia visto scene degli
zombi, ricordi la suggestione delle scene
in cui si vedono i morti viventi camminare
nelle strade in modo meccanico, come tanti
robot, indifferenti alle scariche di pallottole
che li investono in pieno petto. Stando
alla definizione che compare in un famoso
libro, gli zombi sono «quelle persone
la cui morte non solo è stata |
appurata,
ma che sono state sepolte da tempo... e che improvvisamente
ricompaiono, magari anche dopo anni... in una
condizione di vita completamente obnubilata, come
se fossero degli inconsapevoli idioti».
Uno dei primi studiosi occidentali ad occuparsi
del fenomeno, osservandone alcuni strabilianti
casi, è una donna, cresciuta in America.
Nell'ottobre del 1936, in una valle haitiana,
venne trovata una donna completamente nuda che
vagava senza memoria. Era morta all'età
di ventinove anni e regolarmente seppellita. La
nostra studiosa era andata a farle visita in ospedale
e la descrive come una persona «dal viso
pallido, gli occhi morti e palpebre bianche come
fossero state bruciate dall’ acido».
Stando a quanto sostiene la nostra studiosa, ad
Haiti le persone diventavano zombi se tradivano
i segreti delle società segrete magiche.
Ovviamente nessuno le credeva, tanto che il suo
stesso maestro, parlando di lei, la definisce
«la studiosa decisamente un po' troppo superstiziosa».
Ciò malgrado, lui stesso riporta un episodio
che ha come protagonisti due personaggi dell'alta
società. In panne, con l'auto che si rifiutava
di procedere, uno dei due mentre stava cercando
aiuto si era imbattuto in un nano dalla lunga
barba bianca che lo aveva invitato a casa. Si
trattava di un prete voodoo. Parlando, accortosi
dello scetticismo che l'uomo mostrava nei confronti
di una potente invocazione magica, il nano gli
aveva chiesto se per caso conoscesse un certo
M. Celestin, il quale, in effetti, era stato un
suo amico. Al suo cenno di assenso, come se fosse
stato richiamato da una forza sovrannaturale,
un essere misterioso aveva fatto irruzione nella
stanza. Pieno di terrore, l'uomo aveva immediatamente
riconosciuto M. Celestin, l'amico morto da oltre
6 mesi. Quando lo zombi gli aveva strappato gli
occhiali, l'uomo, benché spaventalo, aveva
cercato di riprenderseli, ma il mago glielo aveva
impedito, rivelandogli che non c'era nulla di
più nefando e pestifero di dare o prendere
un qualsiasi oggetto dalle mani di uno zombi,
un morto vivente. Poi gli aveva confessato che
il povero M. Celestin era stato vittima di una
formula magica di morte scagliatagli contro da
un mago, quello stesso che dopo averlo fatto diventare
uno zombi glielo aveva venduto per venti dollari.
Tutte le altre storie riportate dal maestro della
studiosa, disegnano un'unica e sola ipotesi in
merito al fenomeno degli zombi: si tratta di persone
defunte che si rianimano. Ciò malgrado,
continua a ritenere la questione frutto di mera
superstizione e chiude lì il discorso.
Tutto il contrario, dunque, di ciò che
sostiene la studiosa. Ma come vedremo, la ragione
sta dalla parte dell'audace etnologa e non da
quella dello scettico maestro.
L'isola di Haiti, nelle Indie orientali, venne
scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492, ma era
stato solo due secoli dopo che era divenuta famosa
come base strategica delle operazioni di pirati
e bucanieri. I coloni francesi, giunti numerosi
sull'isola, presero a coltivare le ricche piantagioni
di canna da zucchero, sfruttando il lavoro degli
schiavi negri importanti dall'Africa. Nei 1697
la Spagna, prima colonizzatrice del posto, cedette
l'isola alla Francia.
Come tutti sanno, gli schiavi venivano trattati
con indicibile crudeltà e puniti in modi
orribili, per esempio appesi agli alberi con chiodi
conficcati nelle orecchie oppure legati e spalmati
di melassa, e dati in pasto alle orde di formiche
giganti e di insetti. Un'altra tortura tremenda
consisteva nel riempire l'ano del poveretto con
polvere da sparo che veniva innescata con una
miccia. Il corpo esplodeva e la vittima si riduceva
a brandelli, in un'operazione che, sorridendo,
i Francesi definivano «lo scoppio dell'asino
nero». Piuttosto di sottostare a simili
trattamenti, gli schiavi più coraggiosi
scappavano rifugiandosi nei luoghi più
impervi, sulle montagne. Col tempo, alcune zone
erano così diventate off limits per la
gente dalla pelle bianca. Attorno al 1740 uno
schiavo che aveva perduto un braccio nella pressa
per la fabbricazione dello zucchero, era riuscito
a scappare riparando nei tenitori rifugio dei
neri, che come lui già si erano dati alla
macchia. Qui aveva insegnato l'arte dell'avvelenamento.
L'uso del veleno contro gli oppressori bianchi.
In breve, all'ecatombe del bestiame era seguita
quella di molti coloni. La reazione non si era
fatta attendere. Lo schiavo, tradito, era stato
catturato, processato e condannato a essere bruciato
vivo (anche se, stando alla leggenda, era riuscito
nuovamente a scappare in virtù dei suoi
formidabili poteri magici). Ad ogni buon conto,
da quel momento in avanti la rivolta aveva incominciato
a serpeggiare con sempre maggiore virulenza nelle
schiere degli schiavi neri. Finché, nel
corso dei disordini degli anni Novanta, il dominio
francese era crollato e, per quanto poi ristabilito
sotto Napoleone, non era mai più riuscito
a imporsi come una volta sull'isola, in specie
nelle sue zone più interne. Fino al 1859
si erano così alternati dei sovrani e dei
reggenti neri, con governi instabili, fluttuanti
da un'anarchia pressoché totale a momenti
di dispotismo assoluto e cieco, governi comunque
sempre alimentati dal potere occulto delle società
magiche segrete.
La nostra studiosa sosteneva, con piena convinzione,
che il fenomeno che lei chiamava "zombificazione"
era l'effetto ottenuto dall'uso di una miscela
velenosa che agiva in modo istantaneo. Ma nessuno
le aveva mai dato retta. Finché, in tempi
recentissimi, verso il finire degli anni Ottanta,
un giovane antropologo americano è giunto
alta medesima conclusione, scoprendo che il fenomeno
veniva indotto da certe sostanze velenose tipiche
dei pesce palla, un cibo che i giapponesi considerano
una leccornia, ma che evidentemente deve essere
cucinato con estrema cautela.
Interpellato da uno psichiatra di New York, il
dottor Nathan Kline, si era trovato di fronte
ad almeno due casi di straordinario interesse,
che confermavano appieno come la zombificazione
intuita dalla studiosa non era mito ma realtà.
Il primo episodio, risalente al 1962, riguardava
un haitiano di circa cinquant’anni, il quale
era stato ricoverato in ospedale. Soffriva di
una febbre altissima, tanto che dopo due giorni
era morto ed era stato seppellito il giorno seguente.
Diciotto anni dopo, un uomo si era presentato
presso la casa di Angelina, la sorella del morto,
dicendo di essere proprio lui. Le aveva detto
di essere stato zombizzato per volere del fratello,
col quale aveva violentemente litigato per il
possesso di un campo. Prelevato dalla bara, era
stato venduto e costretto a lavorare assieme con
altri zombi. Dopo due anni il padrone era morto
e lui era scappato, girovagando nell'isola per
altri sedici anni, ma sempre restando nascosto.
Solo quando aveva saputo che il fratello che lo
aveva zombizzato era morto si era deciso a rifarsi
vivo.
Verificata e assodata l'autentica identità
di quest’uomo, la BBC aveva tratto un lungo
filmato dalla storia. Nello stesso anno, un nutrito
gruppo di zombi era stato trovato a vagare nel
nord dell'isola, esattamente in quei luoghi dove
il nostro zombi era stato costretto a lavorare
duramente come schiavo per oltre due anni e da
cui era fuggito.
Il secondo caso riguardava una donna trentenne
di nome Francina, della quale a seguito di una
malattia era stata riconosciuta la morte. Tre
anni dopo, la madre l'aveva ritrovata in vita
e riconosciuta anche per via di una caratteristica
cicatrice che aveva sulla tempia. Aperta la bara,
era stata trovata piena di sassi. Secondo Francina,
era stato il marito geloso a ucciderla con un
potente veleno.
Nel 1980 un'altra donna sessantenne, venne trovata
a vagare senza meta nel suo villaggio natio fra
lo stupore di tutti coloro che l'avevano conosciuta,
visto che era ufficialmente morta nel 1964.
Giunto ad Hard per investigare sul fenomeno, l'attenzione
di un noto investigatore si era soprattutto concentrata
sulla pianta di Datura stramonium, che gli isolani
chiamano la pianta degli zombi. Il primo incontro
lo portò a conoscere un esperto di magia
e folclore voodoo. Poi aveva intervistato il cinquantenne
ritornato dalla sorella, che aveva pienamente
confermato tutta la sua storia. Anche lui era
stato vittima della cattiveria di un fratello
invidioso. Questi era una specie di Casanova dell'isola
e aveva seminato figli illegittimi un po' ovunque,
che si guardava bene dal riconoscere e soprattutto
dal sostentare. Alla fine delle sue ricerche,
l’investigatore era giunto alla conclusione
che attuare un rito di zombificazione non era
sempre un atto di malvagità. Certo, le
società magiche segrete non godevano di
una buona reputazione, ma a ben osservare a volte
erano meno negative di quanto si immaginasse e
non di rado la loro opera era tesa alla protezione
dei più deboli. In alcuni casi, rendere
zombi un uomo era anche una sorta di castigo per
la sua vita mal condotta.
Alla fine l’investigatore aveva messo in
risalto tre possibili agenti velenosi a cui gli
stregoni voodoo erano soliti rivolgersi. Una sostanza
era ricavata da un grosso rospo, altre due invece
derivavano da due diverse varietà di pesce
palla, così chiamato perché in caso
di necessità o pericolo, riempiendosi di
acqua e di aria, è in grado di aumentare
il proprio volume trasformandosi in una vera e
propria palla di mare. In queste sostanze è
contenuta la tetrodotoxina, un veleno tanto potente
che per eliminare un uomo ne basta una dose minima.
Sappiamo dal diario di bordo che il capitano Cook
era stato gravemente intossicato mangiando fegato
e uova di un pesce palla. Per i giapponesi si
tratta egualmente di una ghiottoneria. Essi, infatti,
mangiano la carne cruda di questo pesce - il piatto
si chiama sashimi - ma non disdegnano anche il
pericoloso fegato, che badano comunque a far bollire
a lungo al fine di eliminarne tutte le tossine
velenose.
Tuttavia, l’investigatore intuì che
anche altri elementi concorrevano nel processo
di zombificazione di un uomo. Nel suo libro a
dir poco straordinario, racconta in modo avvincente
i suoi tentativi di venire in possesso di una
pozione magica completa. Lo scopo era, ovviamente,
trasferire il tutto in un laboratorio di analisi
e scoprirne le diverse componenti. Ma, pur essendo
entrato in confidenza con alcuni houngan e pur
avendo attivamente partecipato a numerose, impressionanti
cerimonie ritualistiche dove, fra l'altro, ebbe
modo di assistere a trance e a possessioni da
parte degli spiriti (in un caso avvenute in modo
così profondo che la giovane medium poteva
tranquillamente farsi spegnere delle sigarette
accese sulla lingua senza avvertire il minimo
dolore) - non era riuscito nell'impresa. Quando
stava per ottenere ciò che desiderava,
il suo presunto "fornitore" era morto
all'improvviso e un secondo che gli aveva promesso
aiuto era stato stroncato da un colpo apoplettico.
Le conclusioni cui l’investigatore approda
sono comunque chiare: il processo di zombificazione
viene ottenuto con una popone magica potentissima,
ricavata da sostanze velenose in grado di indurre
i sintomi della morte. Subito dopo, il mago somministra
al finto morto un antidoto (l’investigatore
ha provato ad esaminarne alcuni, arrivando a stabilire
che la forza e la potenza dell'operatore valgono
almeno quanto l'efficacia dell'antidoto in se
e per sé) che induce nella vittima uno
strano risveglio. Da quel momento in avanti, lo
zombi è costretto a vivere come un automa.
Ulteriori somministrazioni di droghe lo rendono
totalmente schiavo del suo "padrone"
che può disporre di lui come meglio desidera.
Nel 1984 nel corso di un programma televisivo
della BBC, il presentatore ha confermato che,
a quanto pare, il processo di zombificazione avviene
davvero con la somministrazione di un potente
veleno i cui effetti si ripercuotono sul cervello,
riducendo lo stato di consapevolezza del soggetto
a una sorta di continuo delirio onirico.
Alla fine della lettura del libro scritto dal
nostro investigatore, una cosa appare certa: il
fenomeno degli zombi, dei morti viventi, di coloro
che "fanno ritorno" è indiscutibilmente
reale. Tuttavia, questo non toglie che alcuni
fra gli eventi etichettati come tali non possano
essere ascritti ad altre tipologie di fenomeni,
diversi dalla magia voodoo che sovrintende, misteriosa,
alla inquietante casistica relativa agli zombi. |
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