Misteri e Leggende - Ufo

 
UFO
UFO: oggetti volanti non identificati
Non c'è dubbio che i "dischi volanti" rappresentano il mistero più grande e avvincente dell'era post seconda guerra mondiale. Le teorie elaborate per spiegarli si contano a decine, e vanno dall'idea di visite da parte di esseri alieni provenienti dallo spazio (o da un'altra dimensione) alla suggestione che si tratti di una sorta di fenomeno paranormale, non tanto diverso dai fantasmi. Fra gli intellettuali che si sono espressi, la teoria più nota è quella proposta dallo psicologo C.G. Jung, il quale immagina che gli UFO (oggetti volanti non identificati) altro non siano che "proiezioni" della mente inconscia; un modo elegante
e scientificamente corretto per dire che non posseggono più concretezza dell'elefante rosa di cui parlano sovente gli svitati o i nevrotici. Anche se molti fra gli stessi junghiani preferiscono ignorare - o forse non lo sanno davvero - che negli ultimi anni Jung ritrattò completamente questa idea, confessando poco prima di morire, di aver mutato d'avviso rispetto ai dischi volanti, che si era ormai convinto fossero oggetti concreti e reali. La storia moderna dell'ufologia inizia il 24 giugno del 1947 quando un pilota civile e uomo d'affari di nome Kenneth Arnold, mentre stava sorvolando la zona del monte Rainier nello stato di Washington, aveva avuto modo di osservare, contro lo sfondo dei picchi montani, nove dischi scintillanti che si muovevano a grande velocità; più tardi lo stesso Arnold la stimò in oltre i 1500 km orari, una velocità impossibile per qualsiasi velivolo del tempo. Le misteriose “cose” si muovevano in formazione, come anatre in volo, comparendo e scomparendo dietro le vette delle montagne. Il loro caratteristico modo di spostarsi le faceva rassomigliare a «piatti che scivolavano sull'acqua», da qui la definizione "piatti o dischi volanti". La storia raccontata da Arnold fece in breve il giro dell'America, perché il personaggio, oltre a essere competente, era un testimone affidabile; nel momento in cui aveva visto gli oggetti, stava sorvolando la zona al fine di individuare i resti di un aereo privato precipitato e non aveva alcun motivo per inventarsi una vicenda tanto singolare. Quattro giorni dopo, due piloti e due ufficiali dei servizi segreti, avvistarono una luce brillante compiere strane evoluzioni nel cielo della base Maxwell dell'Aeronautica militare a Montgomery, in Alabama; mentre nel Nevada un pilota, aveva pure lui osservato una formazione di oggetti volanti non identificati. Questi e molti altri avvistamenti echeggiarono con grande risonanza sulla stampa nazionale e in breve la faccenda dei dischi divenne di dominio pubblico. Le segnalazioni aumentavano di giorno in giorno, da centinaia a migliaia. Nel gennaio dell'anno successivo, il 1948, un oggetto non identificato venne avvistato nel cielo della base Godman dell'Aeronautica militare, in Kentacky. Visto che alcuni caccia F-51 Mustang erano già in volo di esercitazione, a tre di loro era stato impartito l'ordine di avvicinare la "cosa" sconosciuta. In un attimo uno dei caccia, quello guidato dal capitano Thomas Mantell, si era staccato dagli altri, avvicinandosi rapidamente all'oggetto ignoto. Alla base era giunta questa comunicazione: «Scorgo davanti a me qualcosa, continuo a salire». «Di che si tratta?» «Si direbbe un oggetto metallico, di grandi dimensioni». Trascorsi alcuni istanti, un altro messaggio: «Mi sta davanti, in alto, ma sto guadagnando terreno. Sto raggiungendo quota 6000 m». Ma queste erano state le ultime parole di Mantell. Nei giorni successivi i resti del suo aereo erano stati trovati a oltre 150 km dalla base. La storia, ovviamente, aveva del sensazionale: «Un oggetto volante sconosciuto distrugge un caccia dell'Aviazione». La spiegazione ufficiale non si era fatta attendere. L'ufficio stampa dell'Aeronautica rivelò che Mantell aveva scambiato la luce del pianeta Venere per un oggetto sconosciuto, una storiella che non convinse nessuno. D'altro canto, si trattava di una risposta perfettamente in linea con quella data dieci giorni dopo l'avvistamento del monte Rainier: il pilota civile, signor Arnold, aveva preso pure lui un abbaglio, insomma era stato vittima di una allucinazione. Come logica impone, la bagarre nata sui giornali aveva intanto diffuso un senso di isteria e nervosismo fra la gente e i casi si erano ulteriormente incrementati. Bastava vedere qualcosa di strano in cielo per gridare agli UFO, anche se la spiegazione poteva essere un normalissimo aereo di linea o un pallone sonda. Ma, viene da chiedersi, è mai possibile che centinaia, migliaia, poi milioni di persone soffrissero e soffrano tutte quante di allucinazioni, lasciandosi così facilmente ingannare? Un censimento statistico condotto dalla Gallup nel 1966 rivelò che non meno di cinque milioni di Americani avevano avvistato un UFO almeno una volta nella loro vita e alcune esperienze si erano verificate a distanze ravvicinate. Appena qualche giorno dopo l'avvistamento di Arnold, dal porto di Mombasa si era staccata la nave SS Llandover Castle, diretta verso la città sudafricana di Cape Town. Una sera, attorno alle undici, la signora A.M. King, di Nairobi, mentre se ne stava tranquilla sul ponte in compagnia di un'amica, aveva avuto modo di osservare in modo distinto una stella che puntava diritta verso la nave. Ad un tratto la luce era scomparsa, ma in compenso si era acceso un grosso fanale che proiettava un largo fascio di luce sulla superficie del mare a non più di 50 m dalla nave. Si era così reso visibile un oggetto cilindrico e metallico, «una specie di sigaro volante con la coda tronca». Poteva essere almeno quattro volte più grande della nave e si muoveva nella sua stessa direzione. Poi, all'improvviso, se n'era andato, sputando fiamme e luci dalla parte tronca retrostante. A dispetto di avvistamenti come questi, ma soprattutto indifferente al loro continuo aumentare, l'Aeronautica, frattanto, continuava a sostenere trattarsi di errori, inganni, burle, allucinazioni, se non addirittura di bugie programmate. Tuttavia, per fare chiarezza, nel settembre del 1947, la stessa Aeronautica girava un progetto di ricerca, battezzato in codice ''Project Sign", poi confinato nel ben più noto “Project Bine Boote”. Uno dei fautori e coordinatori dell'impegno era l'astronomo J. Allen Hynek, il quale, partito come scettico, si era andato poco alla volta convincendo che i testimoni raccontavano la verità e che gli UFO erano reali. Da parte sua, l'Aeronautica manteneva le distanze con profondo scetticismo. Con l’inizio degli anni Sessanta il sospetto che i militari ordissero una vera e propria congiura del silenzio si fece così pesante da indurre nel 1965 le autorità a organizzare un altro progetto di ricerca. Questa volta l'incarico venne affidato a Edward U. Condon, fisico di fama, concedendo finanziamenti alla Università del Colorado. Ma quando, nel 1969, il gruppo di Condon rese note le sue conclusioni, non ci volle molto per intendere che si allineavano a quelle già espresse dall'Aeronautica. Un giornale liquidò l’intera faccenda con un sintetico, ma chiarissimo trafiletto, conducendo le 965 pagine del rapporto a una sola frase: «È ufficiale: gli oggetti volanti non identificati non esistono». Uno dei problemi di fondo consisteva nel fatto che non solo gli avvistamenti erano troppi, ma alcuni sconcertanti e incredibili per poter essere presi sul serio, e sembrava che l’intero campo dell'investigazione si fosse trasformato in una sorta di fiera delle assurdità. In un libro intitolato “Dischi volanti”, George Adamski, confessò che nel 1952, in compagnia di alcuni altri appassionati ufologi, recatosi nel deserto della California seguendo un itinerario dallo stesso Adamski suggerito, aveva avvistato in cielo un grosso oggetto volante a forma di sigaro. Munito di macchina fotografica, si era un poco appartato dal gruppo e, poco distante, aveva scorto un disco volante atterrato. Corso sul posto, aveva trovato un disco volante e si era incontrato con un uomo di bassa statura, dai lunghi capelli biondi che gli scendevano sulle spalle, il quale, tramite il linguaggio dei segni, gli aveva fatto capire di provenire da Venere. Poi era volato via a bordo del suo disco. I compagni di Adamski avevano assistito all'incontro da lontano e quando era stato necessario testimoniarlo non avevano esitato a firmare interi documenti notarili. In un secondo libro, “A bordo dei dischi volanti”, Adamski raccontava di essere salito sul disco - che chiama «disco di ricognizione» e di aver fatto un viaggio nello spazio, in compagnia del suo amico venusiano, di un marziano e un saturniano. Nell'occasione erano anche attraccati alla nave madre. Un'altra volta Adamski aveva raggiunto la faccia nascosta della Luna, dove aveva visto una vegetazione rigogliosa, con grandi alberi e aveva potuto scorgere animali a quattro zampe dotati di pelliccia. Gli erano anche state mostrate su un grande schermo televisivo alcune scene in movimento della vita che si svolgeva su Venere, dove c'erano città, montagne, fiumi e laghi. Adamski morì nel 1965, quattro anni prima dello sbarco sulla Luna. Tre anni prima però la sonda spaziale Mariner, passando in prossimità di Venere, aveva ampiamente dimostrato che la sua atmosfera di gas e acidi solforici non avrebbe in alcun modo potuto consentire la vita così come la conosciamo, smentendolo completamente. Ma queste dichiarazioni avevano lasciato Adamski del tutto indifferente, facendogli dichiarare che era ancora da provare se una semplice sonda spaziale fosse più vera e concreta di un venusiano reale. Sulla scia di questo coraggioso entusiasmo, Adamski aveva così trascorso gli ultimi anni di vita girando il mondo in un lungo e in largo, tenendo conferenze e incontri sui dischi volanti, ascoltato da platee di fan e appassionati. Stessa celebrità raggiunse il dottor George Hunt Williamson, un amico di Adamski, una delle persone presenti nel deserto il giorno in cui era atterrato il ricognitore alieno. In un libro intitolato “I dischi volanti parlano” racconta come fosse riuscito a entrare in contatto con gli extraterrestri per il tramite della scrittura automatica e come dopo, grazie alla collaborazione di un radio operatore, avesse instaurato un collegamento diretto. Gli alieni dicevano di provenire dal pianeta Marte, Masar nella loro lingua. La Terra stava correndo un grave pericolo di distruzione. «In questo momento le forze del male e del bene si contrappongono violentemente. L'organizzazione è molto importante per sopravvivere». Secondo Williamson, le intelligenze aliene stavano osservando la Terra da più di 75.000 anni ed ora erano pronte a salvare il nostro pianeta, rivelando tutti i grandi segreti dell'universo, la vita, Dio e la sua collocazione nell'immenso quadro della creazione. In un altro libro dal titolo “The Secret Places of the Lion”, Williamson prova a rivelare alcuni di questi segreti; sostiene di averne trovato soluzione all'interno della grande biblioteca di un'antica e abbandonata città del Perù, un luogo dove un maestro, un sopravvissuto dei Grandi antichi, trovava ancora dimora. (Il maestro vantava qualche migliaio di anni d'età. Già era sulla Terra quando i giganti la abitavano). In questi sacri libri (l'autore ringrazia un vecchio monaco per le gentili traduzioni dei testi) si racconta come il popolo delle stelle giungesse sulla Terra 18 milioni di anni or sono (molto prima, quindi, della comparsa dell'uomo) e da quel momento non si sia mai stancato di collaborare all'evoluzione della vita sul pianeta. Le testimonianze sono tuttora disponibili, solo che sono segretamente celate in camere e luoghi ignoti a tutti. Una delle navi spaziali usate dai colonizzatori alieni si trova sepolta sotto la base della Grande Piramide d'Egitto, che venne innalzata la bellezza di 24.000 anni fa e non solo 4.500 come gli egittologi credono e vogliono farci credere. Il popolo delle stelle non ha mai abbandonato la Terra, perché i suoi spiriti più elevati non cessano di reincarnarsi nei grandi uomini dell'umanità. Così, per esempio, Tiyi, moglie del faraone Amenothep, è tornata sotto le spoglie della Regina di Saba, di Nefertari, della regina Ginevra (la sposa di re Artù) e di Giovanna d'Arco; mentre il principe egiziano noto col nome di Seti, nella Storia è stato Isaia, Aristotele, l'apostolo Giovanni e Leonardo da Vinci. In pratica, The Secret Places of the Lion è la storia dell'umanità in relazione alle antiche testimonianze dei nostri antenati stellari. Si deve ammettere che sotto il profilo della lettura le pagine si rivelano piuttosto affascinanti. Peccato che Williamson non spieghi mai perché il suo caro amico Adamski non abbia fatto accomodare anche lui, almeno una volta, a bordo del disco venusiano; avrebbe avuto anche altre frecce al suo arco per convincerci... Come già abbiamo ricordato più di una volta, nel 1960 usciva in Francia un libro straordinario, che lasciò un segno profondo nella nostra cultura. Parla dei maghi Louis Pauwels e Jacques Bergier, divenuto all'istante un best-seller tradotto in tutte le lingue. Nelle sue pagine vengono affrontati molti misteri - alchimia, astrologia, magia nera, antiche enigmatiche costruzioni, quali la Grande Piramide - ma l'argomento principale, quello che sottende l'intero apparato del libro, è il concetto della "verità perduta", portata sulla Terra dal di fuori, ossia da viaggiatori extraterrestri. Vi si affronta la questione della mappa di Piri Reis , databile attorno al XVI secolo, in cui si vede raffigurata la terra antartica (che sarebbe stata ufficialmente scoperta solo tre secoli dopo) e dove si distingue chiaramente la striscia di terra fra Siberia e Alaska - un ponte di collegamento che i geologi ci dicono sia scomparso migliaia di anni fa, dando origine allo Stretto di Bering - particolari che spingono a ritenere che una tale precisione la si sia potuta ottenere solamente con un'osservazione dall'alto, impresa, fino a prova contraria, evidentemente impossibile qualche migliaio di anni or sono. Il pregio e il valore del libro stanno nell'incredibile entusiasmo suscitato, uno slancio che secondo alcuni contribuì in modo decisivo all'aumento esponenziale dei presunti avvistamenti ufologici proclamati dai loro sostenitori, convinti che gli alieni ci visitassero da migliaia di anni, come d'altra parte testimoniato chiaramente anche le apparizioni riportate nei testi sacri e in specie nella Bibbia (i carri di fuoco di Ezechiele, per esempio). Ma fu solo nel 1967 che la "teoria degli antichi astronauti" riuscì a imporsi a un uditorio mondiale, assai più esteso. L'innesco era, ancora una volta, un libro il cui titolo originale era Gli extraterrestri torneranno. Un quotidiano se la sbrigò rapidamente titolando la recensione con questa sintetica frase: Dio era un astronauta? Autore del best-seller era Erich von Daniken, abile nel prendere in prestito, qua e là, le idee di chi l'aveva preceduto come Williamson, Pauwels e Bergier, ma altrettanto bravo nel presentare le stesse idee in modo quanto mai intrigante e affascinante. Il concetto che sta alla base dell'opera di von Daniken è che sulla Terra esistono monumenti antichi -come la Grande Piramide, le statue dell'Isola di Pasqua, le piramidi messicane, i megaliti di Carnac e Stonehenge - che furono innalzati solo grazie all'opera degli extraterrestri, perché la formidabile tecnologia richiesta non poteva essere disponibile per le civiltà del tempo a cui la nostra archeologia tradizionale è solita attribuire queste costruzioni. Anche in questo caso, non tutte le informazioni sono esatte, anzi: per esempio, il peso della Grande Piramide viene indicato come cinque volte superiore al reale, oppure si citano leggende appartenenti alla Epopea di Gilgamesh che non compaiono in nessuno dei testi relativi a questa saga epica. Egli insiste nel sostenere che le celeberrime statue dell'Isola di Pasqua sarebbero troppo pesanti per essere state sollevate dagli indigeni nativi. Peccato che il grande esploratore e viaggiatore Thor Heyerdahl sia riuscito in tempi moderni a convincere gli attuali abitatori dell'isola a scavare, scolpire e sollevare in piedi una statua simile ottenendo un successo pieno e totale. Afferma che la Grande Piramide non può essere stata costruita dagli antichi Egizi perché non conoscevano l'uso delle funi, mentre nei Testi delle Piramidi immagini e scritte dimostrano chiaramente il contrario. Quello che secondo von Daniken dovrebbe essere un astronauta rinchiuso all'interno di una capsula spaziale, il celeberrimo "pilota" della stele di Palenque, per gli archeologi e gli studiosi della civiltà maya altro non è che una normalissima raffigurazione funeraria, ricca di simboli tradizionali come uccelli, serpenti e così via. Le linee di Nazca, giganteschi tracciati e disegni che si distendono nella grande piana peruviana, osservabili nella loro complessità e interezza soltanto con una vista dall'alto, per lui sono delle piste di atterraggio per le astronavi aliene. In realtà, le linee sono ricavate rimuovendo per un lieve spessore la crosta superficiale del terreno, ed è assolutamente impensabile immaginare che vi possano atterrare dei velivoli dal momento che un solo atterraggio sarebbe sufficiente a cancellarle o alterarle. Non solo. Von Daniken dice di aver anche scoperto fra le linee una sorta di «baia di parcheggio». Niente di più strampalato. Meglio osservando, si riconosce che la sua "baia" altro non è che parte del gigantesco disegno di un uccello (l'articolazione della zampa) e che la superficie utile potrebbe giusto servire come parcheggio per biciclette e non certo per astronavi galattiche. Il clamoroso svarione relativo alle linee del deserto di Nazca sembra rispecchiare l’atteggiamento spavaldo e di sfida tipico di questo autore senza troppi scrupoli. Lo stesso che ha continuato a mantenere in un altro lavoro, Gola of the Gods, dove viene presentata la fotografia di uno scheletro scolpito nella roccia, pretesto per fargli sostenere che gli antichi artisti “alieni” conoscevano così bene il corpo umano per via dei raggi X, facendo finta di non sapere che era sufficiente scoperchiare una tomba per trovare tutti gli scheletri necessari a cui ispirarsi. E così invece di sentirsi per lo meno un poco a disagio, von Daniken ha continuato imperterrito a pubblicare un libro dietro l'altro. Tutti testi fondamentali che, messi l'uno accanto all'altro, costituirebbero, secondo il suo giudizio, un vero e proprio inattaccabile monumento probatorio alla sua teoria degli antichi astronauti. Fatto alquanto strano, la dilagante marea di libri scritti da ufologi ha trovato lo stesso una reazione, di sdegnato rifiuto o di allineamento, anche in molti scienziati e studiosi seri. Certamente uno dei più accreditati è il professor Hynek. Già consulente per il Project Bine Book, dapprima scettico, Hynek aveva progressivamente cambiato parere, riconoscendo che, per quanto in campo ufologico gli inganni, le messe in scena e le allucinazioni fossero all'ordine del giorno, un gran numero di casi del tutto inspiegabili esaltava lo stesso la possibilità che il fenomeno dei dischi volanti rappresentasse qualcosa di vero e concreto e che anche gli "esseri dello spazio" non fossero soltanto fantasie di mitomani. È ad Hynek che dobbiamo la ormai nota definizione di "incontri ravvicinati del terzo tipo", per indicare quei casi in cui il testimone si imbatte in un disco volante con relativi umanoidi a breve distanza. Nel capitolo dedicato a questa tipologia ufologica, Hynek, nel suo bel libro Rapporto sugli UFO, esordisce con queste affermazioni: «Veniamo adesso a uno degli aspetti più strabilianti e incredibili dell'intero fenomeno ufologico. Devo dirlo sinceramente, a essere franco non avrei inserito questa categoria se non fosse stato che, non facendolo, sarei venuto meno all'integrità scientifica...». Poi prosegue prendendo in considerazione un certo numero di casi che, sebbene incredibili, risultano troppo ben documentati per essere lasciati da parte senza giustificazione. Credo che presentarne uno possa bastare.
L’11 agosto del 1955, la gente del posto aveva osservato un disco volante atterrare nei pressi di una fattoria in località Kelly-Hopkinsonville, nel Kentucky. Un'ora dopo i membri della famiglia Sutton erano entrati in agitazione per i continui latrati dei cani, che avevano segnalato la presenza vicino alla casa di un intruso, un essere piccolo e rilucente, con grandi occhi, le braccia sollevate sopra la testa. I due uomini della famiglia, imbracciati i fucili, avevano fatto fuoco senza esitare. C'era stato un suono «come se i proiettili avessero urtato contro del metallo» dopo di che l'essere spaziale - perché tale era stato identificato - aveva girato sui tacchi e se n'era andato. Quando alla finestra era apparsa la sagoma di un altro strano essere, i fucili avevano tuonato ancora e gli uomini, preso il coraggio a due mani, erano usciti per verificare se la strana creatura era stata abbattuta. Ma mentre si trovavano sotto il portico davanti alla casa, uno dei due uomini era stato toccato in testa da una mano che scendeva dal tetto appartenente a un altro di quegli esseri in credibili. Un'altra scarica di colpi non aveva sortito altro effetto che quello di farlo scappare a gambe levate. Insomma, i Sutton stavano vivendo un vero e proprio assedio. Per le successive tre ore, le undici persone della casa erano state costrette a barricarsi sprangando porte e finestre, insediate da un gruppo di minacciosi esseri spaziali. Alla fine, gli assediati erano usciti tutti insieme, erano corsi alle due macchine in cortile e avevano raggiunto a tutto gas il vicino villaggio. Ricevuto l'allucinante rapporto, la polizia, recatasi immediatamente sul posto, non aveva rilevato alcuna traccia della presenza degli alieni, ma appena gli agenti se n'erano andati e tutto sembrava fosse tornato tranquillo, i misteriosi esseri erano ricomparsi. Il giorno dopo un disegnatore della polizia aveva tratteggiato un identikit dei mostri. Ne era venuto fuori un essere non alto, magro, dalla grande testa tonda, occhi obliqui e braccia lunghe almeno due volte le gambe. I Sutton, a seguito di questa allucinante vicenda, erano andati incontro a non poche situazioni spiacevoli, ma alcuni seri investigatori che avevano studiato il caso con attenzione, si trovarono concordi nell' ammettere che i testimoni non mentivano. Forse il caso più celebre di incontro ravvicinato del terzo tipo è quello dei coniugi Barney e Betty Bill. Nel mese di settembre del 1961, mentre, rientrando in macchina da una vacanza in Canada, stavano viaggiando all'interno dei confini del New Hampshire, si erano imbattuti in un UFO in evidente fase di atterraggio. Due ore dopo si erano ritrovati a una cinquantina di chilometri da quel punto, senza ricordare nulla di ciò che era accaduto nel frattempo. Rientrati a casa, avevano consultato un medico esperto in amnesie, il dottor Benjamin Simon, che li sottopose a una terapia ipnotica. In stato di trance, gli Hill - uno all'insaputa dell'altra - raccontarono quello che era capitato con grande dovizia di particolari. Erano stati portati all'interno del disco volante da un numero imprecisato di esseri in uniforme e dall'aspetto vagamente umano (Barney disse che gli ricordavano degli irlandesi dal volto rotondo e dai capelli rossi) che li avevano sottoposti a una serie di visite e controlli di natura medica. Avevano subito prelievi di campioni di epidermide e unghie e a Betty era stato inserito un lungo ago nell'ombelico. Alla fine gli era stato imposto di cancellare ogni cosa dalla memoria e di scordare ciò che era accaduto. Nel corso di una seduta dedicata a Barney era presente anche il professor Hynek, il quale era stato autorizzato a formulare le domande. In conclusione la sua impressione era stata positiva e, a suo dire, l'esperienza dei due coniugi era da considerarsi senz' altro genuina. Quello che i mass media definirono «la punta estrema dei casi di incontro» ebbe come protagonista un modesto contadino brasiliano di ventitre anni, Antonio Villas Boas. La notte del 15 ottobre 1957, Villas Boas stava tranquillamente arando il suo campo, quando all'improvviso era comparso un oggetto volante non identificato dalla forma a uovo, che era atterrato proprio davanti al suo trattore. Spaventato, aveva provato a fuggire, ma era stato bloccato da "umanoidi", vestiti con tute grigiastre e con un elmetto in testa, che lo avevano condotto di forza a bordo della navicella spaziale. Gli uomini dello spazio comunicavano fra loro con dei suoni simili a stridii. Una volta a bordo, Villas Boas era stato denudato e lavato, poi era stato sottoposto a un prelievo di sangue. Dopo questo, nella stanza in cui si trovava era entrata una bellissima aliena - alta non più di 1,40 m - che gli si era presentata dinanzi completamente nuda. Subito la donna gli aveva fatto intendere di voler fare l'amore con lui. Villas Boas non se l'era fatto ripetere due volte, ma mentre consumava il rapporto l'aliena emetteva gemiti e grugniti, al punto che - confesserà - gli era sembrato di accoppiarsi con un animale, per quanto grazioso. Indubbiamente, non avrebbe potuto esserci caso migliore da etichettare come "falso" clamoroso, se non fosse stato per una cosa decisiva. Il dottor Fontes, venuto a conoscenza dell'avvenimento, era entrato immediatamente in contatto con Villas Boas e aveva potuto visitarlo, trovandolo altamente contaminato da una forte dose di radiazioni. E sul mento, nel punto preciso in cui gli alieni gli avevano infilato l'ago per il prelievo di sangue, spiccavano due distinti punti violacei. Al pari del professor Hynek, anche il giornalista John Keel si era mostrato sempre alquanto scettico nei confronti degli UFO finché ne aveva solamente sentito parlare; ma da quando aveva incominciato ad interessarsene diversamente, il suo punto di vista era radicalmente cambiato, evitando, come tutti fanno, giudizi aprioristici. Nel 1952 Keel era stato Fautore di un lungo programma radiofonico in cui si parlava di oggetti volanti sconosciuti. Entrare in contatto, già allora, con tanti testimoni che si dicevano sicuri di avere vissuto realmente qualcosa di strano, lo aveva incuriosito, rifiutandosi di credere che un numero così elevato di persone potesse sbagliarsi o mentire volutamente. L'anno dopo, mentre si trovava in Egitto, Keel aveva avuto il suo primo avvistamento: un disco metallico, circondato da un anello rotante, osservato in pieno giorno sulla verticale dell'attuale diga di Assuan. Malgrado queste ricorrenti sollecitazioni, era stato comunque soltanto molto tempo dopo, nel 1966, che aveva deciso di buttarsi anima e corpo nell'indagine ufologica. Come prima cosa aveva sottoscritto un servizio di informazione, un bollettino di aggiornamento stampa sulla casistica. Sin da subito si era reso conto della mole impressionante di informazioni. Una volta, in un solo giorno, aveva ricevuto la bellezza di 150 segnalazioni. La cosa ancor più inquietante, era che si trattava solo di una minima percentuale della totalità dei casi, senza menzionare tutti quelli che non venivano denunciati. Fra i molti particolari che avevano affascinato Keel, c'era la frequenza con cui molti testimoni scorgevano un UFO dall'auto e poi di nuovo nei pressi delle loro abitazioni; cosa che suggerisce l'idea che gli uomini dello spazio non siano soltanto scienziati ed esploratori di un altro mondo, ma esercitino un preciso controllo su alcuni terrestri. Nel 1967, mentre stava guidando lungo la superstrada di Long Island, Keel aveva avuto modo di seguire le evoluzioni di una luce nel cielo che sembrava avanzare lungo la sua stessa direzione. Una volta arrivato a Huntingfi aveva trovato un tratto di strada dove le auto erano tutte allineate lungo i bordi e la gente fuori dagli abitacoli intenta a seguire i movimenti di quattro luci che sembravano divertirsi nelle più singolari evoluzioni. Dopo qualche istante, la luce che lui aveva avvistato si era aggregata a questo carosello. Keel stava recandosi ad intervistare uno scienziato, Philip Burckhardt, il quale aveva appena veduto un UFO la sera prima fare evoluzioni sulla verticale di un gruppetto di alberi in prossimità di casa sua. Munitosi di un binocolo, lo aveva seguito, distinguendo con una certa chiarezza un oggetto a forma di disco, illuminato da oblò rettangolari con luci che si accendevano e spegnevano. Come già era capitato ad Hynek, anche Keel era rimasto impressionato dai testimoni. La maggior parte era gente comune, che non aveva alcuna motivazione per inventarsi delle bugie gratuite. Anche se lo studio della casistica lo aveva convinto che circa il 98% dei casi era dubbio, ciò nonostante le persone coinvolte dicevano la verità. La ricerca intanto proseguiva. Nel giro di qualche mese aveva già tanto materiale da mettere insieme un libro di oltre duemila pagine. Un'assurdità. Dopo tagli ripetuti e corposi, il testo si era fatto accettabile ed era così nato il suo capolavoro: UFO, operazione Cavallo di Troia. Mano a mano che la ricerca proseguiva, Keel si rese conto che gli oggetti sconosciuti ''infestavano" i cieli della Terra da tempo immemorabile, tanto che certe descrizioni rintracciabili in antichi testi come quello biblico in cui si parla di carri celesti e globi infuocati, quasi certamente si riferivano ad essi. Nel 1883 un astronomo messicano, Tose Bonilla, aveva fotografato la bellezza di 143 oggetti sconosciuti che si muovevano come in processione sullo sfondo del disco solare. Nel 1878 un contadino texano, John Martin, aveva osservato in cielo una cosa dalla forma discoidale, e non per niente, nell'intervista uscita sul giornale locale, parlava proprio di un “disco” volante. Nel 1897 mezza America venne coinvolta nelle apparizioni di una misteriosa, grande nave volante a forma di sigaro. (Attenzione, tutto questo, era accaduto prima che l'uomo scoprisse il volo). Decine e decine di altri avvistamenti simili comparivano in cronache, rapporti, resoconti antichi. Un intero capitolo dell'opera di Charles Fort dal titolo “Il libro dei dannati” - scritto trent'anni prima che gli UFO diventassero oggetto del giorno, è dedicato a strani oggetti e luci sconosciute viste nei cieli. Uno degli avvistamenti più convincenti è quello ricordato dall'esploratore e pittore russo Nicholas Roerich (che disegnò i pannelli e le scene della coreografia del balletto di Stravinskij dal titolo La sagra della primavera). Nel suo bel libro racconta che nel 1926, durante il passaggio dalla Mongolia all'India, lui e tutti coloro che facevano parte del suo gruppo, avevano avuto agio di osservare durante il giorno un grosso disco scintillante che attraversava il cielo proprio sopra le loro teste. Come ancora succede nella casistica d'oggi, appena giunto sulla verticale del loro campo, aveva bruscamente cambiato rotta, schizzando via. (Sono molti i casi in cui l'oggetto sconosciuto compie manovre impossibili, che sfidano le leggi conosciute della fisica, come, per esempio, svolte ad angolo retto eseguite a velocità incredibili). Dopo un attimo il disco era scomparso dietro i picchi montani. A Keel interessava anche molto il confronto fra coloro che dicevano di aver visto un UFO e chi testimoniava di aver vissuto un'esperienza paranormale. Per esempio, durante la seconda guerra mondiale, tre pastorelli del villaggio di Fatima, in Portogallo, dopo aver scorto un globo di luce, avevano udito la voce di una donna. Saputo dell'avvenimento, folle di persone e pellegrini avevano incominciato a recarsi a Fatima, dove ogni mese faceva la sua apparizione agli occhi dei pastorelli la ''Signora del rosario" (così si faceva chiamare). Solo i piccoli veggenti erano in grado di scorgerla. Ma il 13 ottobre del 1917, nel momento in cui la Signora stava annunciando che avrebbe compiuto un miracolo per convincere il mondo intero, di colpo le nuvole che gravavano su Fatima si erano come squarciate per lasciare vedere un immenso disco argentato che sembrava stesse precipitando addosso alla folla. Ruotava e brillava - proprio come l'oggetto visto da Keel - e cambiava continuamente colore attraversando tutto lo spettro del visibile. Il fenomeno era durato circa dieci minuti, poi il disco era scomparso coperto dalle nuvole che si erano richiuse sopra di esso. L'apparizione non aveva coinvolto soltanto la gente presente nel luogo delle rivelazioni, ma era stata vista anche dalle case lontane di molti altri testimoni. Il calore che si era sprigionato dal disco infuocato aveva asciugato all'istante gli abiti zuppi di pioggia degli astanti. Citando questo e altri "miracoli", Keel sottolinea come, molto curiosamente, rassomiglino davvero un po' troppo alle fenomenologie ufologiche. Quando Keel aveva incominciato a investigare su alcuni incredibili avvistamenti di un gigantesco uomo alato, capace di bloccare le automobili, il cosiddetto ''uomo-falena" che infestava i cieli della Virginia occidentale, anche lui per qualche tempo aveva provato la netta sensazione di essere minacciato da qualche forza occulta. Un giorno, per esempio, mentre stava progettando di incontrarsi con un altro ufologo di grido, Gray Barker, una sua amica gli aveva rivelato di essere stata messa al corrente della sua iniziativa già due giorni prima che lui stesso si segnasse l'appuntamento. Molte volte i contattisi lo chiamavano, anche in piena notte, per dirgli che in quel momento erano in compagnia di persone che desideravano parlargli. Dopo di che si trovava a colloquiare con sconosciuti dalla voce stranissima, al punto che più di una volta aveva pensato di parlare con qualcuno in stato di trance ipnotica. Sovente gli veniva suggerito di inviare lettere a indirizzi dai quali, per quanto ricerche successive li avessero dimostrati inesistenti, egli riceveva solerti risposte, scritte in carattere stampatello. Un giorno, mentre soggiornava in un motel scelto a caso, in portineria aveva trovato un messaggio. Scrive, Keel, nel suo libro Creature dall'ignoto: «Qualcuno da qualche parte ci teneva a dimostrare a ogni costo di sapere per filo e per segno quello che facevo. Controllava il mio telefono e anche la posta che ricevevo. E lo faceva molto bene». Le misteriose entità gli passavano anche delle profezie, fra cui alcune azzeccate relative agli attentati a Martin Luther King, Robert Kennedy, al Papa. Keel era così arrivato a concludere che «il nostro piccolo pianeta è incessantemente attraversato da forze o entità che ci raggiungono da un continuo spazio-temporale». Il già più volte citato Jacques Vallèe, uno degli autori più attenti e acuti a proposito delle questioni ufologiche, giunge a conclusioni molto simili. Vallèe dedica un intero capitolo di The Invisibile College alla vicenda di Uri Geller. Questi, all'epoca giovane paragnosta israeliano, divenuto famoso per la capacità di piegare piccoli oggetti metallici, era stato "scoperto" dallo studioso e scienziato A. Phuarich. Le sue eccezionali facoltà ne avevano fatto in brevissimo tempo una celebrità mondiale e non ci potevano essere dubbi che il libro sulla sua autobiografia e sulle sue imprese sarebbe diventato un grande best-seller. Il testo offre alcuni spunti di osservazione anche a proposito dei problema delle "intelligenze spaziali". Nel 1952, molti anni prima di incontrare Uri Geller, il professor Puharich si era a lungo occupato di un medium di nome Vinod. Quando l'uomo cadeva in trance medianica iniziava a parlare con una voce diversa, in perfetto inglese. Per il suo tramite si manifestava un'entità che diceva di appartenere al gruppo dei "nove", intelligenze supreme che stavano studiando la razza umana da migliaia di anni, il cui compito primario era quello di aiutarla nella sua evoluzione. Tre anni più tardi, mentre si trovava in Messico, aveva conosciuto un medico americano che sosteneva di essere in contatto continuo con le "intelligenze spaziali". Fin qui niente di strano, ma ciò che lo aveva sconvolto era che i messaggi ricevuti rappresentavano la perfetta continuazione di quelli ottenuti da Vinod. Quando, nel 1971, Puharich aveva incontrato Uri Geller, i "nove" sapienti erano tornati in pista in modo prepotente. Quando Uri Geller cadeva in trance, si manifestava un'entità che parlava da un punto dello spazio collocabile appena sopra la testa del medium. Fra le tante rivelazioni, disse che Uri Geller era stato programmato dalle intelligenze spaziali sin da quando aveva tre anni, con l'intenzione di farne un veicolo di salvezza per il mondo intero, ormai volto verso una china di autodistruzione. Nel libro Puharich racconta molti avvistamenti ufologici e tutta una serie di accadimenti davvero sorprendenti, come oggetti che scompaiono e poi si rimaterializzano o nastri magnetici che si impressionano da soli. E lo stesso Puharich mi ha confessato di aver soltanto riportato gli avvenimenti, tutto sommato, più facilmente accettabili, perché se avesse trascritto tutto ciò che gli era capitato quando si occupava di Uri Geller lo avrebbero rinchiuso in manicomio seduta stante. Vallèe si dice strabiliato dal gran numero di casi in cui un UFO viene descritto comportarsi in modo assurdo, vale a dire completamente contrario a come dovrebbe fare il prodotto tecnologico di una civiltà aliena superiore: alcuni svaniscono nell'aria, altri sono inghiottiti nella Terra, alcuni sono stati visti gonfiarsi come palloncini per poi sparire. Insomma, stranezze. Certi '"visitatori" sembrano possedere la capacità di leggere nella mente e di predire avvenimenti futuri. Molti altri, come per esempio i "nove" sapienti segnalali da Puharich, dicono di prodigarsi per predisporre l'umanità al loro incontro con animo sereno, per far si che un giorno, all'atto di un atterraggio, diciamo così, ufficiale, la nostra mentalità sia pronta. Per ora, la cosa sembra essere ancora alquanto lontana. Sul fronte della ricerca, quindi, sarebbe troppo sbrigativo e comodo sbarazzarci in quattro e quattr'otto della eventualità che si tratti realmente di navicelle spaziali extraterrestri che vengono a farci visita. Non considerare questa possibilità sarebbe sciocco, e rispecchierebbe un atteggiamento troppo lontano da quell'apertura mentale a cui invece dobbiamo sempre fare riferimento.
 

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