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UFO |
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UFO:
oggetti volanti non identificati
Non c'è dubbio che i "dischi
volanti" rappresentano il mistero
più grande e avvincente dell'era
post seconda guerra mondiale. Le teorie
elaborate per spiegarli si contano a decine,
e vanno dall'idea di visite da parte di
esseri alieni provenienti dallo spazio
(o da un'altra dimensione) alla suggestione
che si tratti di una sorta di fenomeno
paranormale, non tanto diverso dai fantasmi.
Fra gli intellettuali che si sono espressi,
la teoria più nota è quella
proposta dallo psicologo C.G. Jung, il
quale immagina che gli UFO (oggetti volanti
non identificati) altro non siano che
"proiezioni" della mente inconscia;
un modo elegante |
e
scientificamente corretto per dire che non posseggono
più concretezza dell'elefante rosa di cui
parlano sovente gli svitati o i nevrotici. Anche
se molti fra gli stessi junghiani preferiscono
ignorare - o forse non lo sanno davvero - che
negli ultimi anni Jung ritrattò completamente
questa idea, confessando poco prima di morire,
di aver mutato d'avviso rispetto ai dischi volanti,
che si era ormai convinto fossero oggetti concreti
e reali. La storia moderna dell'ufologia inizia
il 24 giugno del 1947 quando un pilota civile
e uomo d'affari di nome Kenneth Arnold, mentre
stava sorvolando la zona del monte Rainier nello
stato di Washington, aveva avuto modo di osservare,
contro lo sfondo dei picchi montani, nove dischi
scintillanti che si muovevano a grande velocità;
più tardi lo stesso Arnold la stimò
in oltre i 1500 km orari, una velocità
impossibile per qualsiasi velivolo del tempo.
Le misteriose “cose” si muovevano
in formazione, come anatre in volo, comparendo
e scomparendo dietro le vette delle montagne.
Il loro caratteristico modo di spostarsi le faceva
rassomigliare a «piatti che scivolavano
sull'acqua», da qui la definizione "piatti
o dischi volanti". La storia raccontata da
Arnold fece in breve il giro dell'America, perché
il personaggio, oltre a essere competente, era
un testimone affidabile; nel momento in cui aveva
visto gli oggetti, stava sorvolando la zona al
fine di individuare i resti di un aereo privato
precipitato e non aveva alcun motivo per inventarsi
una vicenda tanto singolare. Quattro giorni dopo,
due piloti e due ufficiali dei servizi segreti,
avvistarono una luce brillante compiere strane
evoluzioni nel cielo della base Maxwell dell'Aeronautica
militare a Montgomery, in Alabama; mentre nel
Nevada un pilota, aveva pure lui osservato una
formazione di oggetti volanti non identificati.
Questi e molti altri avvistamenti echeggiarono
con grande risonanza sulla stampa nazionale e
in breve la faccenda dei dischi divenne di dominio
pubblico. Le segnalazioni aumentavano di giorno
in giorno, da centinaia a migliaia. Nel gennaio
dell'anno successivo, il 1948, un oggetto non
identificato venne avvistato nel cielo della base
Godman dell'Aeronautica militare, in Kentacky.
Visto che alcuni caccia F-51 Mustang erano già
in volo di esercitazione, a tre di loro era stato
impartito l'ordine di avvicinare la "cosa"
sconosciuta. In un attimo uno dei caccia, quello
guidato dal capitano Thomas Mantell, si era staccato
dagli altri, avvicinandosi rapidamente all'oggetto
ignoto. Alla base era giunta questa comunicazione:
«Scorgo davanti a me qualcosa, continuo
a salire». «Di che si tratta?»
«Si direbbe un oggetto metallico, di grandi
dimensioni». Trascorsi alcuni istanti, un
altro messaggio: «Mi sta davanti, in alto,
ma sto guadagnando terreno. Sto raggiungendo quota
6000 m». Ma queste erano state le ultime
parole di Mantell. Nei giorni successivi i resti
del suo aereo erano stati trovati a oltre 150
km dalla base. La storia, ovviamente, aveva del
sensazionale: «Un oggetto volante sconosciuto
distrugge un caccia dell'Aviazione». La
spiegazione ufficiale non si era fatta attendere.
L'ufficio stampa dell'Aeronautica rivelò
che Mantell aveva scambiato la luce del pianeta
Venere per un oggetto sconosciuto, una storiella
che non convinse nessuno. D'altro canto, si trattava
di una risposta perfettamente in linea con quella
data dieci giorni dopo l'avvistamento del monte
Rainier: il pilota civile, signor Arnold, aveva
preso pure lui un abbaglio, insomma era stato
vittima di una allucinazione. Come logica impone,
la bagarre nata sui giornali aveva intanto diffuso
un senso di isteria e nervosismo fra la gente
e i casi si erano ulteriormente incrementati.
Bastava vedere qualcosa di strano in cielo per
gridare agli UFO, anche se la spiegazione poteva
essere un normalissimo aereo di linea o un pallone
sonda. Ma, viene da chiedersi, è mai possibile
che centinaia, migliaia, poi milioni di persone
soffrissero e soffrano tutte quante di allucinazioni,
lasciandosi così facilmente ingannare?
Un censimento statistico condotto dalla Gallup
nel 1966 rivelò che non meno di cinque
milioni di Americani avevano avvistato un UFO
almeno una volta nella loro vita e alcune esperienze
si erano verificate a distanze ravvicinate. Appena
qualche giorno dopo l'avvistamento di Arnold,
dal porto di Mombasa si era staccata la nave SS
Llandover Castle, diretta verso la città
sudafricana di Cape Town. Una sera, attorno alle
undici, la signora A.M. King, di Nairobi, mentre
se ne stava tranquilla sul ponte in compagnia
di un'amica, aveva avuto modo di osservare in
modo distinto una stella che puntava diritta verso
la nave. Ad un tratto la luce era scomparsa, ma
in compenso si era acceso un grosso fanale che
proiettava un largo fascio di luce sulla superficie
del mare a non più di 50 m dalla nave.
Si era così reso visibile un oggetto cilindrico
e metallico, «una specie di sigaro volante
con la coda tronca». Poteva essere almeno
quattro volte più grande della nave e si
muoveva nella sua stessa direzione. Poi, all'improvviso,
se n'era andato, sputando fiamme e luci dalla
parte tronca retrostante. A dispetto di avvistamenti
come questi, ma soprattutto indifferente al loro
continuo aumentare, l'Aeronautica, frattanto,
continuava a sostenere trattarsi di errori, inganni,
burle, allucinazioni, se non addirittura di bugie
programmate. Tuttavia, per fare chiarezza, nel
settembre del 1947, la stessa Aeronautica girava
un progetto di ricerca, battezzato in codice ''Project
Sign", poi confinato nel ben più noto
“Project Bine Boote”. Uno dei fautori
e coordinatori dell'impegno era l'astronomo J.
Allen Hynek, il quale, partito come scettico,
si era andato poco alla volta convincendo che
i testimoni raccontavano la verità e che
gli UFO erano reali. Da parte sua, l'Aeronautica
manteneva le distanze con profondo scetticismo.
Con l’inizio degli anni Sessanta il sospetto
che i militari ordissero una vera e propria congiura
del silenzio si fece così pesante da indurre
nel 1965 le autorità a organizzare un altro
progetto di ricerca. Questa volta l'incarico venne
affidato a Edward U. Condon, fisico di fama, concedendo
finanziamenti alla Università del Colorado.
Ma quando, nel 1969, il gruppo di Condon rese
note le sue conclusioni, non ci volle molto per
intendere che si allineavano a quelle già
espresse dall'Aeronautica. Un giornale liquidò
l’intera faccenda con un sintetico, ma chiarissimo
trafiletto, conducendo le 965 pagine del rapporto
a una sola frase: «È ufficiale: gli
oggetti volanti non identificati non esistono».
Uno dei problemi di fondo consisteva nel fatto
che non solo gli avvistamenti erano troppi, ma
alcuni sconcertanti e incredibili per poter essere
presi sul serio, e sembrava che l’intero
campo dell'investigazione si fosse trasformato
in una sorta di fiera delle assurdità.
In un libro intitolato “Dischi volanti”,
George Adamski, confessò che nel 1952,
in compagnia di alcuni altri appassionati ufologi,
recatosi nel deserto della California seguendo
un itinerario dallo stesso Adamski suggerito,
aveva avvistato in cielo un grosso oggetto volante
a forma di sigaro. Munito di macchina fotografica,
si era un poco appartato dal gruppo e, poco distante,
aveva scorto un disco volante atterrato. Corso
sul posto, aveva trovato un disco volante e si
era incontrato con un uomo di bassa statura, dai
lunghi capelli biondi che gli scendevano sulle
spalle, il quale, tramite il linguaggio dei segni,
gli aveva fatto capire di provenire da Venere.
Poi era volato via a bordo del suo disco. I compagni
di Adamski avevano assistito all'incontro da lontano
e quando era stato necessario testimoniarlo non
avevano esitato a firmare interi documenti notarili.
In un secondo libro, “A bordo dei dischi
volanti”, Adamski raccontava di essere salito
sul disco - che chiama «disco di ricognizione»
e di aver fatto un viaggio nello spazio, in compagnia
del suo amico venusiano, di un marziano e un saturniano.
Nell'occasione erano anche attraccati alla nave
madre. Un'altra volta Adamski aveva raggiunto
la faccia nascosta della Luna, dove aveva visto
una vegetazione rigogliosa, con grandi alberi
e aveva potuto scorgere animali a quattro zampe
dotati di pelliccia. Gli erano anche state mostrate
su un grande schermo televisivo alcune scene in
movimento della vita che si svolgeva su Venere,
dove c'erano città, montagne, fiumi e laghi.
Adamski morì nel 1965, quattro anni prima
dello sbarco sulla Luna. Tre anni prima però
la sonda spaziale Mariner, passando in prossimità
di Venere, aveva ampiamente dimostrato che la
sua atmosfera di gas e acidi solforici non avrebbe
in alcun modo potuto consentire la vita così
come la conosciamo, smentendolo completamente.
Ma queste dichiarazioni avevano lasciato Adamski
del tutto indifferente, facendogli dichiarare
che era ancora da provare se una semplice sonda
spaziale fosse più vera e concreta di un
venusiano reale. Sulla scia di questo coraggioso
entusiasmo, Adamski aveva così trascorso
gli ultimi anni di vita girando il mondo in un
lungo e in largo, tenendo conferenze e incontri
sui dischi volanti, ascoltato da platee di fan
e appassionati. Stessa celebrità raggiunse
il dottor George Hunt Williamson, un amico di
Adamski, una delle persone presenti nel deserto
il giorno in cui era atterrato il ricognitore
alieno. In un libro intitolato “I dischi
volanti parlano” racconta come fosse riuscito
a entrare in contatto con gli extraterrestri per
il tramite della scrittura automatica e come dopo,
grazie alla collaborazione di un radio operatore,
avesse instaurato un collegamento diretto. Gli
alieni dicevano di provenire dal pianeta Marte,
Masar nella loro lingua. La Terra stava correndo
un grave pericolo di distruzione. «In questo
momento le forze del male e del bene si contrappongono
violentemente. L'organizzazione è molto
importante per sopravvivere». Secondo Williamson,
le intelligenze aliene stavano osservando la Terra
da più di 75.000 anni ed ora erano pronte
a salvare il nostro pianeta, rivelando tutti i
grandi segreti dell'universo, la vita, Dio e la
sua collocazione nell'immenso quadro della creazione.
In un altro libro dal titolo “The Secret
Places of the Lion”, Williamson prova a
rivelare alcuni di questi segreti; sostiene di
averne trovato soluzione all'interno della grande
biblioteca di un'antica e abbandonata città
del Perù, un luogo dove un maestro, un
sopravvissuto dei Grandi antichi, trovava ancora
dimora. (Il maestro vantava qualche migliaio di
anni d'età. Già era sulla Terra
quando i giganti la abitavano). In questi sacri
libri (l'autore ringrazia un vecchio monaco per
le gentili traduzioni dei testi) si racconta come
il popolo delle stelle giungesse sulla Terra 18
milioni di anni or sono (molto prima, quindi,
della comparsa dell'uomo) e da quel momento non
si sia mai stancato di collaborare all'evoluzione
della vita sul pianeta. Le testimonianze sono
tuttora disponibili, solo che sono segretamente
celate in camere e luoghi ignoti a tutti. Una
delle navi spaziali usate dai colonizzatori alieni
si trova sepolta sotto la base della Grande Piramide
d'Egitto, che venne innalzata la bellezza di 24.000
anni fa e non solo 4.500 come gli egittologi credono
e vogliono farci credere. Il popolo delle stelle
non ha mai abbandonato la Terra, perché
i suoi spiriti più elevati non cessano
di reincarnarsi nei grandi uomini dell'umanità.
Così, per esempio, Tiyi, moglie del faraone
Amenothep, è tornata sotto le spoglie della
Regina di Saba, di Nefertari, della regina Ginevra
(la sposa di re Artù) e di Giovanna d'Arco;
mentre il principe egiziano noto col nome di Seti,
nella Storia è stato Isaia, Aristotele,
l'apostolo Giovanni e Leonardo da Vinci. In pratica,
The Secret Places of the Lion è la storia
dell'umanità in relazione alle antiche
testimonianze dei nostri antenati stellari. Si
deve ammettere che sotto il profilo della lettura
le pagine si rivelano piuttosto affascinanti.
Peccato che Williamson non spieghi mai perché
il suo caro amico Adamski non abbia fatto accomodare
anche lui, almeno una volta, a bordo del disco
venusiano; avrebbe avuto anche altre frecce al
suo arco per convincerci... Come già abbiamo
ricordato più di una volta, nel 1960 usciva
in Francia un libro straordinario, che lasciò
un segno profondo nella nostra cultura. Parla
dei maghi Louis Pauwels e Jacques Bergier, divenuto
all'istante un best-seller tradotto in tutte le
lingue. Nelle sue pagine vengono affrontati molti
misteri - alchimia, astrologia, magia nera, antiche
enigmatiche costruzioni, quali la Grande Piramide
- ma l'argomento principale, quello che sottende
l'intero apparato del libro, è il concetto
della "verità perduta", portata
sulla Terra dal di fuori, ossia da viaggiatori
extraterrestri. Vi si affronta la questione della
mappa di Piri Reis , databile attorno al XVI secolo,
in cui si vede raffigurata la terra antartica
(che sarebbe stata ufficialmente scoperta solo
tre secoli dopo) e dove si distingue chiaramente
la striscia di terra fra Siberia e Alaska - un
ponte di collegamento che i geologi ci dicono
sia scomparso migliaia di anni fa, dando origine
allo Stretto di Bering - particolari che spingono
a ritenere che una tale precisione la si sia potuta
ottenere solamente con un'osservazione dall'alto,
impresa, fino a prova contraria, evidentemente
impossibile qualche migliaio di anni or sono.
Il pregio e il valore del libro stanno nell'incredibile
entusiasmo suscitato, uno slancio che secondo
alcuni contribuì in modo decisivo all'aumento
esponenziale dei presunti avvistamenti ufologici
proclamati dai loro sostenitori, convinti che
gli alieni ci visitassero da migliaia di anni,
come d'altra parte testimoniato chiaramente anche
le apparizioni riportate nei testi sacri e in
specie nella Bibbia (i carri di fuoco di Ezechiele,
per esempio). Ma fu solo nel 1967 che la "teoria
degli antichi astronauti" riuscì a
imporsi a un uditorio mondiale, assai più
esteso. L'innesco era, ancora una volta, un libro
il cui titolo originale era Gli extraterrestri
torneranno. Un quotidiano se la sbrigò
rapidamente titolando la recensione con questa
sintetica frase: Dio era un astronauta? Autore
del best-seller era Erich von Daniken, abile nel
prendere in prestito, qua e là, le idee
di chi l'aveva preceduto come Williamson, Pauwels
e Bergier, ma altrettanto bravo nel presentare
le stesse idee in modo quanto mai intrigante e
affascinante. Il concetto che sta alla base dell'opera
di von Daniken è che sulla Terra esistono
monumenti antichi -come la Grande Piramide, le
statue dell'Isola di Pasqua, le piramidi messicane,
i megaliti di Carnac e Stonehenge - che furono
innalzati solo grazie all'opera degli extraterrestri,
perché la formidabile tecnologia richiesta
non poteva essere disponibile per le civiltà
del tempo a cui la nostra archeologia tradizionale
è solita attribuire queste costruzioni.
Anche in questo caso, non tutte le informazioni
sono esatte, anzi: per esempio, il peso della
Grande Piramide viene indicato come cinque volte
superiore al reale, oppure si citano leggende
appartenenti alla Epopea di Gilgamesh che non
compaiono in nessuno dei testi relativi a questa
saga epica. Egli insiste nel sostenere che le
celeberrime statue dell'Isola di Pasqua sarebbero
troppo pesanti per essere state sollevate dagli
indigeni nativi. Peccato che il grande esploratore
e viaggiatore Thor Heyerdahl sia riuscito in tempi
moderni a convincere gli attuali abitatori dell'isola
a scavare, scolpire e sollevare in piedi una statua
simile ottenendo un successo pieno e totale. Afferma
che la Grande Piramide non può essere stata
costruita dagli antichi Egizi perché non
conoscevano l'uso delle funi, mentre nei Testi
delle Piramidi immagini e scritte dimostrano chiaramente
il contrario. Quello che secondo von Daniken dovrebbe
essere un astronauta rinchiuso all'interno di
una capsula spaziale, il celeberrimo "pilota"
della stele di Palenque, per gli archeologi e
gli studiosi della civiltà maya altro non
è che una normalissima raffigurazione funeraria,
ricca di simboli tradizionali come uccelli, serpenti
e così via. Le linee di Nazca, giganteschi
tracciati e disegni che si distendono nella grande
piana peruviana, osservabili nella loro complessità
e interezza soltanto con una vista dall'alto,
per lui sono delle piste di atterraggio per le
astronavi aliene. In realtà, le linee sono
ricavate rimuovendo per un lieve spessore la crosta
superficiale del terreno, ed è assolutamente
impensabile immaginare che vi possano atterrare
dei velivoli dal momento che un solo atterraggio
sarebbe sufficiente a cancellarle o alterarle.
Non solo. Von Daniken dice di aver anche scoperto
fra le linee una sorta di «baia di parcheggio».
Niente di più strampalato. Meglio osservando,
si riconosce che la sua "baia" altro
non è che parte del gigantesco disegno
di un uccello (l'articolazione della zampa) e
che la superficie utile potrebbe giusto servire
come parcheggio per biciclette e non certo per
astronavi galattiche. Il clamoroso svarione relativo
alle linee del deserto di Nazca sembra rispecchiare
l’atteggiamento spavaldo e di sfida tipico
di questo autore senza troppi scrupoli. Lo stesso
che ha continuato a mantenere in un altro lavoro,
Gola of the Gods, dove viene presentata la fotografia
di uno scheletro scolpito nella roccia, pretesto
per fargli sostenere che gli antichi artisti “alieni”
conoscevano così bene il corpo umano per
via dei raggi X, facendo finta di non sapere che
era sufficiente scoperchiare una tomba per trovare
tutti gli scheletri necessari a cui ispirarsi.
E così invece di sentirsi per lo meno un
poco a disagio, von Daniken ha continuato imperterrito
a pubblicare un libro dietro l'altro. Tutti testi
fondamentali che, messi l'uno accanto all'altro,
costituirebbero, secondo il suo giudizio, un vero
e proprio inattaccabile monumento probatorio alla
sua teoria degli antichi astronauti. Fatto alquanto
strano, la dilagante marea di libri scritti da
ufologi ha trovato lo stesso una reazione, di
sdegnato rifiuto o di allineamento, anche in molti
scienziati e studiosi seri. Certamente uno dei
più accreditati è il professor Hynek.
Già consulente per il Project Bine Book,
dapprima scettico, Hynek aveva progressivamente
cambiato parere, riconoscendo che, per quanto
in campo ufologico gli inganni, le messe in scena
e le allucinazioni fossero all'ordine del giorno,
un gran numero di casi del tutto inspiegabili
esaltava lo stesso la possibilità che il
fenomeno dei dischi volanti rappresentasse qualcosa
di vero e concreto e che anche gli "esseri
dello spazio" non fossero soltanto fantasie
di mitomani. È ad Hynek che dobbiamo la
ormai nota definizione di "incontri ravvicinati
del terzo tipo", per indicare quei casi in
cui il testimone si imbatte in un disco volante
con relativi umanoidi a breve distanza. Nel capitolo
dedicato a questa tipologia ufologica, Hynek,
nel suo bel libro Rapporto sugli UFO, esordisce
con queste affermazioni: «Veniamo adesso
a uno degli aspetti più strabilianti e
incredibili dell'intero fenomeno ufologico. Devo
dirlo sinceramente, a essere franco non avrei
inserito questa categoria se non fosse stato che,
non facendolo, sarei venuto meno all'integrità
scientifica...». Poi prosegue prendendo
in considerazione un certo numero di casi che,
sebbene incredibili, risultano troppo ben documentati
per essere lasciati da parte senza giustificazione.
Credo che presentarne uno possa bastare.
L’11 agosto del 1955, la gente del posto
aveva osservato un disco volante atterrare nei
pressi di una fattoria in località Kelly-Hopkinsonville,
nel Kentucky. Un'ora dopo i membri della famiglia
Sutton erano entrati in agitazione per i continui
latrati dei cani, che avevano segnalato la presenza
vicino alla casa di un intruso, un essere piccolo
e rilucente, con grandi occhi, le braccia sollevate
sopra la testa. I due uomini della famiglia, imbracciati
i fucili, avevano fatto fuoco senza esitare. C'era
stato un suono «come se i proiettili avessero
urtato contro del metallo» dopo di che l'essere
spaziale - perché tale era stato identificato
- aveva girato sui tacchi e se n'era andato. Quando
alla finestra era apparsa la sagoma di un altro
strano essere, i fucili avevano tuonato ancora
e gli uomini, preso il coraggio a due mani, erano
usciti per verificare se la strana creatura era
stata abbattuta. Ma mentre si trovavano sotto
il portico davanti alla casa, uno dei due uomini
era stato toccato in testa da una mano che scendeva
dal tetto appartenente a un altro di quegli esseri
in credibili. Un'altra scarica di colpi non aveva
sortito altro effetto che quello di farlo scappare
a gambe levate. Insomma, i Sutton stavano vivendo
un vero e proprio assedio. Per le successive tre
ore, le undici persone della casa erano state
costrette a barricarsi sprangando porte e finestre,
insediate da un gruppo di minacciosi esseri spaziali.
Alla fine, gli assediati erano usciti tutti insieme,
erano corsi alle due macchine in cortile e avevano
raggiunto a tutto gas il vicino villaggio. Ricevuto
l'allucinante rapporto, la polizia, recatasi immediatamente
sul posto, non aveva rilevato alcuna traccia della
presenza degli alieni, ma appena gli agenti se
n'erano andati e tutto sembrava fosse tornato
tranquillo, i misteriosi esseri erano ricomparsi.
Il giorno dopo un disegnatore della polizia aveva
tratteggiato un identikit dei mostri. Ne era venuto
fuori un essere non alto, magro, dalla grande
testa tonda, occhi obliqui e braccia lunghe almeno
due volte le gambe. I Sutton, a seguito di questa
allucinante vicenda, erano andati incontro a non
poche situazioni spiacevoli, ma alcuni seri investigatori
che avevano studiato il caso con attenzione, si
trovarono concordi nell' ammettere che i testimoni
non mentivano. Forse il caso più celebre
di incontro ravvicinato del terzo tipo è
quello dei coniugi Barney e Betty Bill. Nel mese
di settembre del 1961, mentre, rientrando in macchina
da una vacanza in Canada, stavano viaggiando all'interno
dei confini del New Hampshire, si erano imbattuti
in un UFO in evidente fase di atterraggio. Due
ore dopo si erano ritrovati a una cinquantina
di chilometri da quel punto, senza ricordare nulla
di ciò che era accaduto nel frattempo.
Rientrati a casa, avevano consultato un medico
esperto in amnesie, il dottor Benjamin Simon,
che li sottopose a una terapia ipnotica. In stato
di trance, gli Hill - uno all'insaputa dell'altra
- raccontarono quello che era capitato con grande
dovizia di particolari. Erano stati portati all'interno
del disco volante da un numero imprecisato di
esseri in uniforme e dall'aspetto vagamente umano
(Barney disse che gli ricordavano degli irlandesi
dal volto rotondo e dai capelli rossi) che li
avevano sottoposti a una serie di visite e controlli
di natura medica. Avevano subito prelievi di campioni
di epidermide e unghie e a Betty era stato inserito
un lungo ago nell'ombelico. Alla fine gli era
stato imposto di cancellare ogni cosa dalla memoria
e di scordare ciò che era accaduto. Nel
corso di una seduta dedicata a Barney era presente
anche il professor Hynek, il quale era stato autorizzato
a formulare le domande. In conclusione la sua
impressione era stata positiva e, a suo dire,
l'esperienza dei due coniugi era da considerarsi
senz' altro genuina. Quello che i mass media definirono
«la punta estrema dei casi di incontro»
ebbe come protagonista un modesto contadino brasiliano
di ventitre anni, Antonio Villas Boas. La notte
del 15 ottobre 1957, Villas Boas stava tranquillamente
arando il suo campo, quando all'improvviso era
comparso un oggetto volante non identificato dalla
forma a uovo, che era atterrato proprio davanti
al suo trattore. Spaventato, aveva provato a fuggire,
ma era stato bloccato da "umanoidi",
vestiti con tute grigiastre e con un elmetto in
testa, che lo avevano condotto di forza a bordo
della navicella spaziale. Gli uomini dello spazio
comunicavano fra loro con dei suoni simili a stridii.
Una volta a bordo, Villas Boas era stato denudato
e lavato, poi era stato sottoposto a un prelievo
di sangue. Dopo questo, nella stanza in cui si
trovava era entrata una bellissima aliena - alta
non più di 1,40 m - che gli si era presentata
dinanzi completamente nuda. Subito la donna gli
aveva fatto intendere di voler fare l'amore con
lui. Villas Boas non se l'era fatto ripetere due
volte, ma mentre consumava il rapporto l'aliena
emetteva gemiti e grugniti, al punto che - confesserà
- gli era sembrato di accoppiarsi con un animale,
per quanto grazioso. Indubbiamente, non avrebbe
potuto esserci caso migliore da etichettare come
"falso" clamoroso, se non fosse stato
per una cosa decisiva. Il dottor Fontes, venuto
a conoscenza dell'avvenimento, era entrato immediatamente
in contatto con Villas Boas e aveva potuto visitarlo,
trovandolo altamente contaminato da una forte
dose di radiazioni. E sul mento, nel punto preciso
in cui gli alieni gli avevano infilato l'ago per
il prelievo di sangue, spiccavano due distinti
punti violacei. Al pari del professor Hynek, anche
il giornalista John Keel si era mostrato sempre
alquanto scettico nei confronti degli UFO finché
ne aveva solamente sentito parlare; ma da quando
aveva incominciato ad interessarsene diversamente,
il suo punto di vista era radicalmente cambiato,
evitando, come tutti fanno, giudizi aprioristici.
Nel 1952 Keel era stato Fautore di un lungo programma
radiofonico in cui si parlava di oggetti volanti
sconosciuti. Entrare in contatto, già allora,
con tanti testimoni che si dicevano sicuri di
avere vissuto realmente qualcosa di strano, lo
aveva incuriosito, rifiutandosi di credere che
un numero così elevato di persone potesse
sbagliarsi o mentire volutamente. L'anno dopo,
mentre si trovava in Egitto, Keel aveva avuto
il suo primo avvistamento: un disco metallico,
circondato da un anello rotante, osservato in
pieno giorno sulla verticale dell'attuale diga
di Assuan. Malgrado queste ricorrenti sollecitazioni,
era stato comunque soltanto molto tempo dopo,
nel 1966, che aveva deciso di buttarsi anima e
corpo nell'indagine ufologica. Come prima cosa
aveva sottoscritto un servizio di informazione,
un bollettino di aggiornamento stampa sulla casistica.
Sin da subito si era reso conto della mole impressionante
di informazioni. Una volta, in un solo giorno,
aveva ricevuto la bellezza di 150 segnalazioni.
La cosa ancor più inquietante, era che
si trattava solo di una minima percentuale della
totalità dei casi, senza menzionare tutti
quelli che non venivano denunciati. Fra i molti
particolari che avevano affascinato Keel, c'era
la frequenza con cui molti testimoni scorgevano
un UFO dall'auto e poi di nuovo nei pressi delle
loro abitazioni; cosa che suggerisce l'idea che
gli uomini dello spazio non siano soltanto scienziati
ed esploratori di un altro mondo, ma esercitino
un preciso controllo su alcuni terrestri. Nel
1967, mentre stava guidando lungo la superstrada
di Long Island, Keel aveva avuto modo di seguire
le evoluzioni di una luce nel cielo che sembrava
avanzare lungo la sua stessa direzione. Una volta
arrivato a Huntingfi aveva trovato un tratto di
strada dove le auto erano tutte allineate lungo
i bordi e la gente fuori dagli abitacoli intenta
a seguire i movimenti di quattro luci che sembravano
divertirsi nelle più singolari evoluzioni.
Dopo qualche istante, la luce che lui aveva avvistato
si era aggregata a questo carosello. Keel stava
recandosi ad intervistare uno scienziato, Philip
Burckhardt, il quale aveva appena veduto un UFO
la sera prima fare evoluzioni sulla verticale
di un gruppetto di alberi in prossimità
di casa sua. Munitosi di un binocolo, lo aveva
seguito, distinguendo con una certa chiarezza
un oggetto a forma di disco, illuminato da oblò
rettangolari con luci che si accendevano e spegnevano.
Come già era capitato ad Hynek, anche Keel
era rimasto impressionato dai testimoni. La maggior
parte era gente comune, che non aveva alcuna motivazione
per inventarsi delle bugie gratuite. Anche se
lo studio della casistica lo aveva convinto che
circa il 98% dei casi era dubbio, ciò nonostante
le persone coinvolte dicevano la verità.
La ricerca intanto proseguiva. Nel giro di qualche
mese aveva già tanto materiale da mettere
insieme un libro di oltre duemila pagine. Un'assurdità.
Dopo tagli ripetuti e corposi, il testo si era
fatto accettabile ed era così nato il suo
capolavoro: UFO, operazione Cavallo di Troia.
Mano a mano che la ricerca proseguiva, Keel si
rese conto che gli oggetti sconosciuti ''infestavano"
i cieli della Terra da tempo immemorabile, tanto
che certe descrizioni rintracciabili in antichi
testi come quello biblico in cui si parla di carri
celesti e globi infuocati, quasi certamente si
riferivano ad essi. Nel 1883 un astronomo messicano,
Tose Bonilla, aveva fotografato la bellezza di
143 oggetti sconosciuti che si muovevano come
in processione sullo sfondo del disco solare.
Nel 1878 un contadino texano, John Martin, aveva
osservato in cielo una cosa dalla forma discoidale,
e non per niente, nell'intervista uscita sul giornale
locale, parlava proprio di un “disco”
volante. Nel 1897 mezza America venne coinvolta
nelle apparizioni di una misteriosa, grande nave
volante a forma di sigaro. (Attenzione, tutto
questo, era accaduto prima che l'uomo scoprisse
il volo). Decine e decine di altri avvistamenti
simili comparivano in cronache, rapporti, resoconti
antichi. Un intero capitolo dell'opera di Charles
Fort dal titolo “Il libro dei dannati”
- scritto trent'anni prima che gli UFO diventassero
oggetto del giorno, è dedicato a strani
oggetti e luci sconosciute viste nei cieli. Uno
degli avvistamenti più convincenti è
quello ricordato dall'esploratore e pittore russo
Nicholas Roerich (che disegnò i pannelli
e le scene della coreografia del balletto di Stravinskij
dal titolo La sagra della primavera). Nel suo
bel libro racconta che nel 1926, durante il passaggio
dalla Mongolia all'India, lui e tutti coloro che
facevano parte del suo gruppo, avevano avuto agio
di osservare durante il giorno un grosso disco
scintillante che attraversava il cielo proprio
sopra le loro teste. Come ancora succede nella
casistica d'oggi, appena giunto sulla verticale
del loro campo, aveva bruscamente cambiato rotta,
schizzando via. (Sono molti i casi in cui l'oggetto
sconosciuto compie manovre impossibili, che sfidano
le leggi conosciute della fisica, come, per esempio,
svolte ad angolo retto eseguite a velocità
incredibili). Dopo un attimo il disco era scomparso
dietro i picchi montani. A Keel interessava anche
molto il confronto fra coloro che dicevano di
aver visto un UFO e chi testimoniava di aver vissuto
un'esperienza paranormale. Per esempio, durante
la seconda guerra mondiale, tre pastorelli del
villaggio di Fatima, in Portogallo, dopo aver
scorto un globo di luce, avevano udito la voce
di una donna. Saputo dell'avvenimento, folle di
persone e pellegrini avevano incominciato a recarsi
a Fatima, dove ogni mese faceva la sua apparizione
agli occhi dei pastorelli la ''Signora del rosario"
(così si faceva chiamare). Solo i piccoli
veggenti erano in grado di scorgerla. Ma il 13
ottobre del 1917, nel momento in cui la Signora
stava annunciando che avrebbe compiuto un miracolo
per convincere il mondo intero, di colpo le nuvole
che gravavano su Fatima si erano come squarciate
per lasciare vedere un immenso disco argentato
che sembrava stesse precipitando addosso alla
folla. Ruotava e brillava - proprio come l'oggetto
visto da Keel - e cambiava continuamente colore
attraversando tutto lo spettro del visibile. Il
fenomeno era durato circa dieci minuti, poi il
disco era scomparso coperto dalle nuvole che si
erano richiuse sopra di esso. L'apparizione non
aveva coinvolto soltanto la gente presente nel
luogo delle rivelazioni, ma era stata vista anche
dalle case lontane di molti altri testimoni. Il
calore che si era sprigionato dal disco infuocato
aveva asciugato all'istante gli abiti zuppi di
pioggia degli astanti. Citando questo e altri
"miracoli", Keel sottolinea come, molto
curiosamente, rassomiglino davvero un po' troppo
alle fenomenologie ufologiche. Quando Keel aveva
incominciato a investigare su alcuni incredibili
avvistamenti di un gigantesco uomo alato, capace
di bloccare le automobili, il cosiddetto ''uomo-falena"
che infestava i cieli della Virginia occidentale,
anche lui per qualche tempo aveva provato la netta
sensazione di essere minacciato da qualche forza
occulta. Un giorno, per esempio, mentre stava
progettando di incontrarsi con un altro ufologo
di grido, Gray Barker, una sua amica gli aveva
rivelato di essere stata messa al corrente della
sua iniziativa già due giorni prima che
lui stesso si segnasse l'appuntamento. Molte volte
i contattisi lo chiamavano, anche in piena notte,
per dirgli che in quel momento erano in compagnia
di persone che desideravano parlargli. Dopo di
che si trovava a colloquiare con sconosciuti dalla
voce stranissima, al punto che più di una
volta aveva pensato di parlare con qualcuno in
stato di trance ipnotica. Sovente gli veniva suggerito
di inviare lettere a indirizzi dai quali, per
quanto ricerche successive li avessero dimostrati
inesistenti, egli riceveva solerti risposte, scritte
in carattere stampatello. Un giorno, mentre soggiornava
in un motel scelto a caso, in portineria aveva
trovato un messaggio. Scrive, Keel, nel suo libro
Creature dall'ignoto: «Qualcuno da qualche
parte ci teneva a dimostrare a ogni costo di sapere
per filo e per segno quello che facevo. Controllava
il mio telefono e anche la posta che ricevevo.
E lo faceva molto bene». Le misteriose entità
gli passavano anche delle profezie, fra cui alcune
azzeccate relative agli attentati a Martin Luther
King, Robert Kennedy, al Papa. Keel era così
arrivato a concludere che «il nostro piccolo
pianeta è incessantemente attraversato
da forze o entità che ci raggiungono da
un continuo spazio-temporale». Il già
più volte citato Jacques Vallèe,
uno degli autori più attenti e acuti a
proposito delle questioni ufologiche, giunge a
conclusioni molto simili. Vallèe dedica
un intero capitolo di The Invisibile College alla
vicenda di Uri Geller. Questi, all'epoca giovane
paragnosta israeliano, divenuto famoso per la
capacità di piegare piccoli oggetti metallici,
era stato "scoperto" dallo studioso
e scienziato A. Phuarich. Le sue eccezionali facoltà
ne avevano fatto in brevissimo tempo una celebrità
mondiale e non ci potevano essere dubbi che il
libro sulla sua autobiografia e sulle sue imprese
sarebbe diventato un grande best-seller. Il testo
offre alcuni spunti di osservazione anche a proposito
dei problema delle "intelligenze spaziali".
Nel 1952, molti anni prima di incontrare Uri Geller,
il professor Puharich si era a lungo occupato
di un medium di nome Vinod. Quando l'uomo cadeva
in trance medianica iniziava a parlare con una
voce diversa, in perfetto inglese. Per il suo
tramite si manifestava un'entità che diceva
di appartenere al gruppo dei "nove",
intelligenze supreme che stavano studiando la
razza umana da migliaia di anni, il cui compito
primario era quello di aiutarla nella sua evoluzione.
Tre anni più tardi, mentre si trovava in
Messico, aveva conosciuto un medico americano
che sosteneva di essere in contatto continuo con
le "intelligenze spaziali". Fin qui
niente di strano, ma ciò che lo aveva sconvolto
era che i messaggi ricevuti rappresentavano la
perfetta continuazione di quelli ottenuti da Vinod.
Quando, nel 1971, Puharich aveva incontrato Uri
Geller, i "nove" sapienti erano tornati
in pista in modo prepotente. Quando Uri Geller
cadeva in trance, si manifestava un'entità
che parlava da un punto dello spazio collocabile
appena sopra la testa del medium. Fra le tante
rivelazioni, disse che Uri Geller era stato programmato
dalle intelligenze spaziali sin da quando aveva
tre anni, con l'intenzione di farne un veicolo
di salvezza per il mondo intero, ormai volto verso
una china di autodistruzione. Nel libro Puharich
racconta molti avvistamenti ufologici e tutta
una serie di accadimenti davvero sorprendenti,
come oggetti che scompaiono e poi si rimaterializzano
o nastri magnetici che si impressionano da soli.
E lo stesso Puharich mi ha confessato di aver
soltanto riportato gli avvenimenti, tutto sommato,
più facilmente accettabili, perché
se avesse trascritto tutto ciò che gli
era capitato quando si occupava di Uri Geller
lo avrebbero rinchiuso in manicomio seduta stante.
Vallèe si dice strabiliato dal gran numero
di casi in cui un UFO viene descritto comportarsi
in modo assurdo, vale a dire completamente contrario
a come dovrebbe fare il prodotto tecnologico di
una civiltà aliena superiore: alcuni svaniscono
nell'aria, altri sono inghiottiti nella Terra,
alcuni sono stati visti gonfiarsi come palloncini
per poi sparire. Insomma, stranezze. Certi '"visitatori"
sembrano possedere la capacità di leggere
nella mente e di predire avvenimenti futuri. Molti
altri, come per esempio i "nove" sapienti
segnalali da Puharich, dicono di prodigarsi per
predisporre l'umanità al loro incontro
con animo sereno, per far si che un giorno, all'atto
di un atterraggio, diciamo così, ufficiale,
la nostra mentalità sia pronta. Per ora,
la cosa sembra essere ancora alquanto lontana.
Sul fronte della ricerca, quindi, sarebbe troppo
sbrigativo e comodo sbarazzarci in quattro e quattr'otto
della eventualità che si tratti realmente
di navicelle spaziali extraterrestri che vengono
a farci visita. Non considerare questa possibilità
sarebbe sciocco, e rispecchierebbe un atteggiamento
troppo lontano da quell'apertura mentale a cui
invece dobbiamo sempre fare riferimento.
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